Cartoline dalla Germania, ai tempi del coronavirus: "Niente sanzioni, nè autocertificazione. E la corsetta si può fare"

Le testimonianze dal semi-lockdown del paese teutonico, dove le restrizioni sono più temperate e i viaggi dai parenti sono solo sconsigliati. Ma quasi tutti osservano le regole

Polizia in un parco di Berlino - FOTO ANSA

Niente autocertificazioni, niente sanzioni, tanti tamponi e fiducia sull'autocontrollo. E' la ricetta tedesca per far fronte al Coronavirus. La testimonianza arriva anche da due bolognesi, entrambi trasferitisi nel paese teutonico da qualche anno, che a Bolognatoday raccontano le loro impressioni su questi giorni di distanziamento forzato, a causa dell'epidemia. E la versione tedesca dell'isolamento sembra proprio un'altra storia.

Già, perché in Germania nessuno dei due provvedimenti del governo Merkel, emanati il 16 e il 22 marzo, conteneva autocertificazioni e sanzioni per uscire di casa. Le disposizioni variano a seconda dei vari Land, ma tendenzialmente uscire di casa si poteva e si può: con il limite massimo di due persone, oppure uno stesso nucleo familiare-abitativo. E' anche possibile fare la famigerata 'corsetta' al parco, a patto però di mantenere le distanze prescritte.

"Non ci sono multe, ma la polizia se ti ferma ti chiede i documenti e ti chiede dove abiti. Nell'ultimo periodo hanno messo le ulteriori restrizioni: non più di due persone insieme, o in gruppo solo se si vive nella stessa casa". A parlare è Jacopo, 34 anni, originario di Castel Maggiore ma trasferitosi a Berlino per motivi di lavoro da circa quattro anni.

Coronavirus in Germania, la testimonianza di un bolognese a Berlino

Jacopo racconta come funziona al telefono: parla da Wedding, a Nord nella capitale tedesca. "Facciamo vita di quartiere. Siamo un po' fuori dal centro. Qui, a parte la poca gente per strada, è tutto molto 'normale': c'è solo qualcuno che si vede in giro con la mascherina. Il distanziamento peraltro è facile, perché gli spazi qui sono larghi, è pieno di parchi e boschi. Non siamo nel contesto, per esempio, del Quadrilatero di Bologna, non ci sono le 'viuzze', quindi il distanziamento è relativamente facile da osservare".

Tuttavia a marzo, quando in Italia è scattata l'emergenza e il lock-down, con i ben noti divieti, anche la Germania ha tremato. "Il giorno prima qui c'è stata la Festa della Donna -riprende Jacopo- e ho partecipato a un corteo: c'era un po' meno gente ma i numeri erano quelli comunque di una manifestazione. Nei giorni successivi sono iniziati a comparire i primi avvisi sulla metropolitana, poi a metà marzo (il 16, ndr) il primo provvedimento".

E i berlinesi come la hanno presa? "Dipende dai gruppi sociali -risponde- i tedeschi che conosco non hanno preso sottogamba la cosa e si sono adeguati abbastanza presto. Prima abitavo nella zona di Friedrichshain (uno dei quartieri di Berlino, frequentato da giovani e uno dei centri della movida berlinese), e da alcune persone che ho sentito in quella zona lì il problema è un po' preso alla leggera: ma nella mia cerchia, composta anche da famiglie con figli e persone con qualche anno in più, ecco, la questione è sentita concretamente".

Ma come si fa a osservare il distanziamento senza sanzioni? Per Jacopo, i berlinesi "sono più consapevoli, e sebbene non ci siano multe, in molti scelgono di non andare a trovare i propri parenti, se per farlo occorre spostarsi lontano". Jacopo vive in una casa con altre persone: "Ci siamo incontrati e ci siamo detti che era meglio non usare i mezzi pubblici per spostarci. Abbiamo preso delle biciclette e ora ci spostiamo così per andare a lavoro o a fare la spesa".

Un bolognese a Berlino: "Le misure? Qui sono proporzionate"

Quando alle attività sportive, alla famigerata 'corsetta', che tanto ha impegnato sindaci dei comuni e governatori delle regioni italiane nelle settimane precedenti, la versione tedesca -va detto- suscita una certa indivia. "Sono andato di recente a fare degli esercizi al parco, aperto. C'era poca gente, ma erano tutti attenti a rispettare le distanze. Prima anche i campi da calcetto erano aperti, ma poi li hanno chiusi assieme ai parchi giochi, con il nastro bianco e rosso".

Mentre in europa l'epidemia stava mostrando i primi segni, Jacopo ha avuto la febbre, poi qualche colpo di tosse. "Ho chiamato il numero messo a disposizione dalle autorità sanitarie -spiega- dopo qualche giorno mi hanno fatto il tampone, ma per fortuna era negativo".

Sentendo anche quello che succede in Italia Jacopo è positivo sulle restrizioni temperate messe in atto in Germania. "Le misure che hanno adottato sembrano sane, un buon compromesso, la gente in casa -ed è comprensibile- tende a dare di matto. Uscire con discrezione è salutare, anche per i nervi. E in questo, la disponibilità di spazi ampi in questa città gioca decisamente un ruolo".

Coronavirus in Germania: la situazione a Tubingen

Dopo Berlino è la volta di Tubingen (Tubinga, ndr), capitale del land del Baden-Wuttenberg, una delle regioni più colpite in Germania, assieme alla Baviera e alla regione del Nord Reno-Westfalia. Luigi, 37 anni, è originario del bresciano ma ha trascorso gli anni dell'università a Bologna. Da diverso tempo vive a Tubingen con la compagna e una figlia piccola, e lavora come tecnico in un teatro pubblico della città.

"La crisi qui inizia a farsi sentire -ammette Luigi- ci hanno ridotto e sdoppiato i turni: lavoriamo senza incontrarci mai tra i due gruppi, mentre gli attori sono in smart-working. Per la nostra categoria -spiega- la cassa integrazione non è prevista, quindi si continua a lavorare, ma alcuni altri colleghi di altri teatri sono rimasti a casa direttamente".

Anche Luigi nota una differenza sostanziale tra le misure messe in campo in Italia e quelle in Germania. "Quello che noto come differenza?: il distanziamento sociale qui è stato più razionale. Si può uscire e passeggiare per due persone massimo. In un giardino privato si può stare fino a cinque persone, all'aperto e tenendo le distanze. Al supermercato non ci sono le file all'ingresso, ma all'interno è diviso per settori e ci sono delle strisce per terra. Dentro quelle strisce non si può stare in più di uno alla volta".

"La sensazione che ho io -conclude Luigi- è che (le autorità tedesche, ndr) hanno visto quello che succedeva in Italia e sono riuscite a muoversi per tempo. E le contromisure le hanno messe in campo con gli strumenti di un paese che dal punto di vista economico sta bene, può permettersi di spendere. Ma, a ogni modo, anche qui stanno predisponendo un aumento di posti in terapia intensiva".

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