Coronavirus, ricercatrice dell'Alma Mater fugge dal Regno Unito: "Non mi sentivo sicura"

Chiara, come riporta l'agenzia Dire, si trovava a Bath per un periodo di ricerca all'estero

foto archivio

Chiara, giovane ricercatrice veneta che lavora a Bologna, è fuggita da Bath, nel Regno Unito, perché non si sentiva sicura a causa dell'indifferenza del governo britannico sul coronavirus. "Sono partita dall'aeroporto di Bristol venerdì mattina con l'ultimo volo utile Ryanair. Alle 6 l'aeroporto era pienissimo di turisti inglesi mascherati per la festa di San Patrizio, mentre in aereo eravamo in quattro".

Da fine gennaio a Bath, per un periodo di ricerca all'estero nell'ambito del dottorato sugli Studi di genere che ha con l'Università di Bologna, ha lasciato la cittadina inglese mentre veniva organizzata, in piena pandemia conclamata, "una maratona all'aperto che non si è voluto rinviare, nonostante l'appello di alcuni cittadini - ha raccontato Chiara - con la motivazione che non vi fossero evidenze scientifiche sul rischio in eventi di massa all'aperto" come hanno sostenuto gli organizzatori.

Chiara "vive a Padova, dove è tornata. Lavora a Bologna e la sua famiglia vive in provincia di Vicenza. Non me ne sarei mai andata se il governo inglese avesse preso misure drastiche, ma non mi sentivo tutelata - ha ribadito la ricercatrice - e quando i casi sono iniziati ad aumentare e ho sentito parlare di immunità di gregge - la strategia anti Covid 19 di cui ha parlato il capo del Governo, Boris Johnson - ho deciso di tornare".

Gli inglesi vivono la situazione come fosse lontanissima da casa loro: "Ci dispiace molto per quello che l'Italia sta passando", dicevano i colleghi di lavoro di Chiara. "Anche l'Università era aperta. I miei referenti accademici mi dicevano che capivano volessi tornare dalla mia famiglia, ma io in realtà me ne andavo perché mi sentivo insicura lì". Ulteriore elemento di insicurezza anche il fatto di avere un'assicurazione sanitaria come cittadina europea nel Paese ormai della Brexit", ricorda Chiara. Nonostante la tranquillità degli inglesi, la giovane ricercatrice italiana racconta però il paradosso, evidentemente non solo 'made in Italy', di "supermercati vuoti e presi d'assalto, molto di più che in Italia, carta igienica e legumi per la maggiore, con scaffali vuoti per una settimana".

Chiara spera di tornare per i suoi studi in Inghilterra: "Non si sa quando sarà possibile", ma intanto in Italia si sente al sicuro: "Forse non fin da subito, ma ora la salute dei cittadini qui è la priorità. Mi sento assolutamente tutelata dal governo italiano". (Dire)

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