Detenuto morto per covid, parte la denuncia: si ipotizza l'omicidio colposo

Per il legale e la famiglia ci sarebbero state omissioni dal punto di vista sanitario, soprattutto da parte del carcere

E' stato il primo detenuto morto per coronavirus tra i detenuti al carcere della Dozza, ora la famiglia di Vincenzo Sucato, 76 anni, accusato di reati di mafia, ha presentato un esposto alla Procura di Bologna. Nella denuncia, l’avvocato Domenico La Blasca, che difende i parenti della vittima, ipotizza l’omicidio colposo e delle omissioni, soprattutto da parte del carcere, dove l’indagato era detenuto, in relazione al modo in cui sarebbe stato assistito da un punto di vista sanitario. Lo scrive Sandra Figluolo su Palermo Today

Sucato, per il quale sarebbero stati chiesti i domiciliari più volte per problemi di salute, concessi solo alcuni giorni prima della morte in ospedale, era stato arrestato a dicembre del 2018 ed era in attesa giudizio. 

Già da mesi, prima ancora che scoppiasse la pandemia, il suo avvocato aveva presentato istanze di scarcerazione per gravi motivi di salute (cardiopatia, diabete e problemi polmonari). Il gip di Palermo aveva anche disposto una perizia per accertare le sue condizioni, all’esito della quale le sue patologie erano state così certificate. Patologie, questo sostiene la famiglia, di cui il carcere bolognese sarebbe stato quindi perfettamente a conoscenza, quando a fine febbraio era scattato l’allarme coronavirus, al quale poi Sucato era risultato positivo.

Il 24 marzo l'avvocato La Blasca si era nuovamente attivato per chiedere i domiciliari e nei due giorni successivi, il gip Filippo Serio aveva sollecitato una relazione da parte del carcere della Dozza. Il 27 Sucato aveva partecipato in videocollegamento all’udienza ed era stato poi accompagnato dalla polizia penitenziaria all’ospedale Sant’Orsola. Il sospetto che potesse aver contratto il Covid-19 era così diventato certezza e Sucato era finito in terapia intensiva. Il 30 marzo il gip gli aveva concesso finalmente i domiciliari, da eseguirsi temporaneamente in ospedale, con un’ordinanza. Ma nella notte successiva Sucato era spirato. L’indagine avviata ora, dopo la denuncia della famiglia, servirà a chiarire se vi siano state responsabilità nel decesso, ovvero se questa morte in carcere si sarebbe potuta evitare. 

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Questa notte è deceduto un altro uomo, detenuto del carcere di Bologna: si tratta di un 67enne arrestato a metà febbraio. Era stato ricoverato nel reparto Covid dell’ospedale Sant’Orsola
 

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