Coronavirus, quasi 4mila negozi aperti e 12mila persone a lavoro. I sindacati: "Chiudere la domenica"

"Permetterebbe di limitare ulteriormente gli spostamenti di persone, senza alcuna preclusione della fornitura di beni di prima necessità"

Sono 3.846 i punti vendita a Bologna che sono rimasti aperti dopo i decreti del Presidente del Consiglio e della Regione Emilia-Romagna. Al lavoro 12.264 dipendenti, secondo le stime della Camera di commercio sulla base dei dati del registro delle imprese e dell'Inps.

A Bologna, come riferisce l'agenzia Dire, sono aperte  237 farmacie nelle quali lavorano 1.121 dipendenti. Ad esse si aggiungono 34 parafarmacie con 24 dipendenti e 135 attività specializzate nella vendita di dispositivi medici che occupano 160 dipendenti. Il quadro dei negozi aperti si completa con il commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per l'igiene personale, dove le attivita' sono 334 con un numero di dipendenti pari a 664. Nel commercio alimentare, che conta il maggior numero di negozi operativi e di personale al lavoro, i punti vendita aperti in base agli attuali decreti sono 3.105 con 10.286 dipendenti: 224 con 4.908 dipendenti e 11 ipermercati con 2.789 dipendenti. Accanto a loro in ogni strada i 1.821 negozi di alimentari di piccole dimensioni dove lavorano 1.363 dipendenti e i 1.010 mini mercati con 1.056 dipendenti. Sono 28 i discount alimentari con 158 dipendenti e gli 11 punti vendita specializzati nel commercio di prodotti surgelati.

Coronavirus: i negozi aperti, quelli chiusi e le eccezioni

Intanto i sindacati Cgil, Cils e Uil chiedono alla regione di intervenire con un'ordinanza: "In una fase delicata e cruciale come questa, non comprendiamo il fatto che non si sia ancora intervenuti per predisporre la chiusura la domenica di tutti gli esercizi commerciali, compresa la vendita dei generi alimentari, lo stesso è stato fatto dalle nostre Segreterie Nazionali, invitando le aziende alla chiusura domenicale e chiedendo al presidente del Consiglio di disporlo tramite decreto". 

Peri confederali "è necessaria una indicazione univoca. Un intervento da parte del Governo e della Regione Emilia Romagna garantirebbe un minimo, ma necessario, riposo agli addetti di settore. Permetterebbe di limitare ulteriormente gli spostamenti di
persone nelle giornate indicate, con maggior beneficio della collettività e senza alcuna preclusione della fornitura di beni di prima necessità (come i generi alimentari) garantita con le aperture nelle restanti giornate. La salute è prioritaria e va messa davanti a tutto. Chi adesso non agisce in questa direzione, agisce irresponsabilmente. Auspichiamo un intervento risolutivo, in caso contrario valuteremo eventuali iniziative nei confronti di chi, ancora oggi, mette il profitto davanti alla salute". 

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Mercati

I mercati agricoli di Bologna restano invece chiusi. Lo ha chiarito l'assessore al Commercio e alla Protezione civile, Alberto Aitini , poichè presenterebbero "condizioni strutturali e organizzative che non consentono una verifica agevole del rispetto delle distanze di sicurezza interpersonale. Tali misure possono essere invece più facilmente riscontrabili e organizzate nei cosiddetti 'mercati rionali', equiparabili di fatto a strutture di vicinato". Al contrario gli altri mercati, a partire da quelli agricoli, "non consentono una gestione e una verifica del rispetto delle distanze di sicurezza interpersonali". Una volta passata l'emergenza "convocherò subito il tavolo dei mercati agricoli per confrontarci sulla situazione. Molti operatori agricoli mi hanno scritto, ho un plico di risposte da dare- ammette l'assessore- che si aggiunge alla mole di lavoro di questi giorni, risponderò a tutti, anche a CampiAperti": l'associazione, infatti, ha scritto al Comune per proporre di utilizzare almeno le aree che possono garantire un accesso regolamentato o di poter organizzare punti di distribuzione per prodotti scelti su ordinazione. In questa fase "chiedo a loro e a tutti di capire il momento",è l'appello di Aitini, sottolineando che "la spesa si può fare, ci sono i supermercati aperti, pero' hanno un orario di apertura molto piu' ampio e su tutti i giorni della settimana, oltre a essere in strutture dove è più facile riuscire a diminuire l'afflusso di persone".

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