Coronavirus e migranti, Usb denuncia: "Operatori in difficoltà nelle strutture"

L'attività classificata come essenziale dal governo. Il sindacato di base parla di lavoratori lasciati "allo sbaraglio"

Né eroi, né martiri". I lavoratori impegnati nell'accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo delle strutture di Bologna chiedono di poter lavorare in sicurezza. E, invece, denuncia Usb, "sono mandati allo sbaraglio" senza dispositivi di protezione individuale.

"L'accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo è un settore che ha subito e continua a subire un processo di smantellamento, eppure è stato inserito tra i lavori definiti 'essenziali' nelle famose liste dei codici Ateco degli ultimi decreti", protesta il sindacato di base. "Asp e Prefettura di Bologna, rispettivamente committenti del servizio Sprar-Siproimi e del servizio Cas, hanno enormi responsabilità, oltre agli enti gestori dei servizi. Sono proprio i committenti a spingere gli enti gestori a continuare, anzi ad intensificare, gli interventi e la presenza degli operatori nei centri d'accoglienza", fa sapere l'Usb.

"Nelle strutture non sussistono le condizioni perché gli operatori possano mantenere la distanza minima di un metro con i beneficiari. Oggi a ciò si aggiunge nella maggior parte dei casi la mancanza quasi totale dei dpi e la responsabilità del reperimento dei dispositivi di protezione è scaricata spesso sulle spalle del singolo lavoratore che deve affannarsi a cercarli alla rivendita al dettaglio", sostiene Usb.

"In molti casi viene chiesto agli operatori di effettuare la sanificazione della struttura e di continuare a seguire i sospetti casi di Covid-19. Dalle direttive emerge con evidenza che ciò che viene considerato essenziale del lavoro di operatore dell'accoglienza sia una mera funzione di vigilanza e controllo rispetto agli spostamenti e comportamenti delle persone accolte, funzione che non ha nulla a che fare con la qualifica professionale di lavoratrici e lavoratori impiegati", contesta il sindacato.

"La Prefettura si è spinta a suggerire ad alcuni enti gestori di mandare gli operatori a fare la spesa per gli ospiti dei Cas, in modo da evitare loro di uscire", dice il sindacato. "Gli operatori e le operatrici dei centri d'accoglienza hanno il diritto di essere tutelati, hanno il diritto di stare a casa e non considerano legittima la responsabilità derivata dalla funzione di controllo e prevenzione sanitaria, soprattutto in assenza di chiare procedure e protocolli di raccordo con Ausl e servizi del territorio", chiede Usb.

Senza contare che "le funzioni di informazione, mediazione, relazione e sostegno agli ospiti, soprattutto nei confronti dei soggetti più fragili, non devono essere trascurate in questo momento di emergenza", ma "potrebbero nella maggior parte dei casi essere efficacemente svolte in modalità smart-working e con l'utilizzo di strumenti telematici, senza mettere inutilmente a rischio la salute dei lavoratori, quella degli ospiti e delle comunità".

Per questo Usb invita "l'Asp e la Prefettura di Bologna a prendere atto della situazione di grave rischio per l'incolumità di operatori e ospiti. Gli operatori dell'accoglienza non sono eroi e non vogliono essere nemmeno martiri. La loro professione deve essere riconosciuta e tutelata. Non sono disposti a proseguire a queste condizioni, per questo continua lo stato di agitazione". (Vor/ Dire)

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