Partorire ai tempi del Coronavirus, tra timori e visite annullate: "Il periodo più bello della vita trasformato in angoscia"

Le donne incinta o che hanno appena partorito sono seguite e attenzionate telefonicamente dai sanitari: "Fanno un lavoro straordinario, riescono a rassicurarci e a dare risposte anche a distanza, se non fosse per loro sarebbe veramente difficile"

Foto archivio

In piena emergenza sanitaria Covid-19 tutto quello che prima sembrava scontato e normale adesso non lo è più. Nelle settimane in cui il nostro sistema sanitario a è in trincea per arrestare e combattere il dilagare del Coronavirus, la natura continua il suo corso. I giorni passano, le stagioni si alternano e il tempo scorre inesorabile anche per quelle donne che in questo periodo dovrebbero essere le più felici del mondo e che invece si trovano a temere sopratutto per i bambini che hanno partorito o hanno in grembo. Un momento complicato, fatto di visite annullate e consulti telefonici, con sanitari, in questo caso ostetriche o ginecologi, che nonostante tutto e le mille difficoltà cercano di supportare a pieno le loro pazienti.

Abbiamo raccolto un po di testimonianze, per capire cosa provano e come vivono questo particolare momento  le neomamme, o chi si  appresta a dare alla luce un bambino. “Il 5 marzo ho partorito ma nell’aria c’era già qualcosa. Il primo contatto con i timori e le paure legate al Coronavirus li ho avuti appena dopo il parto, con le visite dei familiari proibite all’ospedale”. Vanessa Bernardi, 35 anni, è una giovane mamma di Porretta Terme che tre settimane fa ha dato alla luce il suo secondo figlio, decidendo di partorire al Careggi di Firenze, invece che in una delle strutture sanitarie bolognesi. “Da casa mia la distanza da Bologna e da Firenze è praticamente identica, ed essendo Bologna congestionata perché tutta le donne della montagna si riversano lì per partorire,  e vista la percezione nell’aria,  ho deciso di andare a Firenze per essere più tranquilla – sottolinea Vanessa – Il problema però, è che nessuno poteva venire a trovarmi, solo una persona poteva essere presente e una volta entrata in reparto e nella stanza non poteva più uscire. Mio marito è stato più di 10 ore senza mangiare, e sono tutte misure di precauzione adottate per scongiurare contagi da Covid”. Dopo qualche giorno però, la donna è tornata a casa, nel suo comune in Emilia Romagna, ed è scoppiata l’emergenza Coronavirus, non riuscendo a condividere la gioia della nuova nascita con tutti neanche una volta tornata a casa. “E’ una situazione strana, difficile, ma per fortuna sto bene. Se avessi avuto dei problemi fisici non so come avrei gestito tutto. Il mio controllo post parto ad esempio è stato rimandato, ma sono in stretto contatto con la mia ostetrica e questo mi rassicura. Devo dire però, che per me è davvero un peccato non poter andare allo sportello mamme qui a Porretta perché ho problemi con l’allattamento. Ho chiamato e mi hanno detto che mi avrebbero dato un appuntamento quando sicuri che al piano in reparto non ci sarebbe stato nessuno, ma sono ancora in attesa”. E conclude: “E’ un insieme di cose, non poter uscire, non poter far vedere il bambino, sapere che qualsiasi cosa succeda al bimbo appena nato così come al primo non si può correre in ospedale è molto difficile. Sono situazioni che di certo non facilitano la vita a chi ha appena partorito, così come  a chiunque”.

Così Jessica Faccini, 34 anni, residente a Pianoro: “Sono incinta al settimo mese e questo è il mio quarto figlio. Ovviamente la mia paura è che possa contrarre il Coronavirus. Sono a casa ma mio marito per lavoro esce, Per la gravidanza mi è nata un po di ansia perché non si possono fare analisi di routine e molto importanti previste dal settimo mese in poi, ma quello che mi rasserena è che ho l'ostetrica del Sant’Orsola che è il mio angelo. In questa situazione mi sta dando tutti i consigli, ed è sempre presente. Se non avessi avuto lei come punto di riferimento sarei in ansia totale. Non abbiamo raccomandazioni particolari, se non quelle di tutti. Non sentirsi abbandonate è importantissimo in questo momento di fragilità - sottolinea - Non sappiamo molto su questo virus quindi l'attenzione è massima su tutto. Seguo le indicazioni che vengono impartite a tutti, e sopratuttto quello di non uscire”.

Diverse le paure della giovane Laura (nome di fantasia) che deve partorire a giorni : "Sono molto spaventata da questa situazione - ci spiega  la donna che preferisce l'anonimato - anche se i medici che mi seguono mi hanno rassicurato. Finisco il termine a breve e ho tanta preoccupazione, ma i medici di riferimento sono straordinari perchè riescono a darmi conforto e sostengo. Quello che doveva essere il periodo più bello della mia vita si è trasformato in angoscia. Spero solo che vada tutto bene, così dopo potrò godermi il mio primo bambino".

La maggior parte delle testimonianze di mamme che hanno partorito o alle quali manca solo qualche mese parlano di "costanti confronti e consulti con i medici che le seguono": telefonate rassicuranti da parte di sanitari che in questo momento stanno continuando il loro lavoro rispondendo sempre al telefono, dando sempre tute le risposte.

Una risposta straordinaria anche in un momento difficile come questo: "Sono abbastanza tranquilla per il parto che dovrei avere a metà aprile - conclude Gloria, 31 anni - perchè i medici mi dicono di esserlo, e mi sono sempre fidata. Possiamo, anzi dobbiamo scongiffere questa battaglia, tutti insieme".

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