Spettacoli 'chiusi' per coronavirus, il lavoratore precario: "Tutto posticipato, i conti rischiano di saltare"

Presidio oggi di tecnici dello spettacolo ed educatori scolastici. La suggestione di Adl cobas: "Ora vogliamo il reddito di quarantena"

FOTO DI REPERTORIO

Una macchina delicata e precaria, fatta di incastri e impegni, dove il tempo è preziosissimo. Quello del lavoro nello spettacolo è un meccanismo che rischia seriamente di incepparsi dopo la proroga una ulteriore settimana delle ordinanze restrittive emesse dal presidente del consiglio e recepite in toto dalla giunta Bonaccini, per contenere gli effetti del coronavirus.

Il blackout di eventi e manifestazioni con grandi assembramenti di persone ha ingolfato tutti quei lavori che impiegano centinaia di addetti a Bologna e in tutta la regione per allestire spettacoli, eventi, concerti e fiere. Ora, tra expo e tour dei grandi artisti posticipati o annullati, il problema tra gli addetti ai lavori sta diventando come far quadrare i conti per pagare le bollette.

Già, perché il mondo del lavoro nello spettacolo è una 'giungla': alle maestranze dipendenti (sempre meno) va via via crescendo la folta armata dei tecnici a chiamata, fonici, addetti luce, macchinisti teatrali, allestitori di palchi e facchini, molto più flessibili in termini di retribuzione e orario, quindi in grado di rientrare nei budget di chi organizza gli spettacoli, ma precari.

Questo meccanismo, se da un lato offre la capacità di adattamento quasi in tempo reale, dall'altro offre il fianco alla quasi totale assenza di tutele, qualora le cose non rientrino nell'ordinario. E così è stato, per l'emergenza coronavirus.

Precari dello spettacolo fermi per coronavirus, il racconto di Vincenzo

"Ancora non abbiamo perso soldi ma il rischio è che non ne guadagneremo quanti ne servono" riassume Vincenzo, 34 anni, tecnico del suono da otto. Vincenzo lavora per una nota cooperativa dello spettacolo: i lavori sono a chiamata, molto spesso una settimana per l'altra, se non un giorno per l'altro. In mezzo, la stagionalità, dove se d'inverno si cerca lavoro nei teatri, da metà primavera alla tarda estate è la volta dei grandi eventi. E non c'è una retribuzione fissa: si guadagna in base ai lavori che si procacciano, spesso con contatti fiduciari costruiti negli anni. Un mese si mette insieme mezzo stipendio, il mese dopo uno e mezzo, e così via, sempre che 'la macchina' non si inceppi.

"Nella settimana scorsa ho dovuto rinunciare a due eventi" racconta Vincenzo, impegnato ora a cercare altri ingaggi. "Siamo nel periodo appena dopo Sanremo: gli artisti proprio in queste settimane stanno calendarizzando i tour. Ora, con quello che è successo stanno spostando tutti le date, e quindi le disponibilità saltano. E non è detto che tutto verrà recuperato. Per fortuna nel mio caso -continua- sono riuscito a incastrare una sessione in sala di registrazione, ma qui c'è gente che ci mantiene una famiglia, con questo lavoro".

Tutto questo, con la macchina dello show inceppata, va ad arricchire il già corposo carico classico dei lavori precari, con pagamenti posticipati e mancanza di molte tutele, a partire dalla malattia, ma anche la cassaintegrazione.

Scuola chiusa per coronavirus, protestano anche gli educatori scolastici

L'altro grande settore coinvolto nello stop forzato di due settimane è il mondo della scuola, attorno al quale ruotano i precari di servizi educativi scolastici. Dall'assistenza ai disabili all'educativa di strada, ai doposcuola, sono circa 5mila in regione e almeno 700 a Bologna i precari non docenti del sistema scolastico.

Qui il problema è come affrontare il mancato servizio: dal momento che le scuole sono chiuse, neanche gli educatori possono fornire il loro servizio, ma al contario delle forme contrattualizzate dipendenti, quello che arriverà in busta paga a fine mese rimane un rebus. Le richieste sono "stipendio pieno, e senza recupero delle ore".

Lavori precari e coronavirus, presidio sotto la Regione

"Tutto il mondo intermittente e precario è privo di tutele in questa fase" sintetizza Stefano Re di Adl Cobas, sindacato di base tra gli animatori della protesta di oggi, sotto le Torri della Regione. "Sul fronte dei tecnici dello spettacolo teniamo conto del fatto che fermare i concerti in primavera significa privare in alcuni casi le maestranze di un terzo o della metà del reddito" appunta Re.

Ma perché un presidio in Regione, quando la spesa emergenziale verrà negoziata a livello europeo? "L'Emilia-Romagna -spiega il sindacalista- è una delle regioni direttamente investite dal decreto del presidente del consiglio. A Bonaccini andremo a chiedere se e come intenderà farsi carico del problema, a partire dal fatto che è lo stesso sistema di appalti ed esternalizzazioni che in questo momento sta mostrando tutta la sua inefficienza".

Le richieste sono in sostanza quelle di "estendere a una platea più vasta possibile le forme di tutela" e pera questo è nata una suggestione. "Vogliamo che si crei una sorta di "reddito di quarantena, un modo per potere sostenere i lavoratori economicamente anche quando non lavorano indipendentemente dalla propria volontà".

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