Coronavirus e paure collettive, psicologa offre consulenze pro-bono: "Chiamano anche tanti studenti"

L'INTERVISTA. Carmen La Serra spiega il servizio di ascolto e supporto proposto in rete e accolto dai cittadini: "Le fasce più colpite sono anche quelle maggiormente vulnerabili come anziani soli, donne costrette a stare a casa e vittime di episodi di violenza domestica"

L'emergenza Coronavirus ha tanti effetti. Mentre si combatte con ogni mezzo questo nemico invisibile, dentro la testa di ognuno di noi succede qualcosa che si ripercuote nel nostro stato d'animo: ansie, attacchi di panico, incubi, aggressività, frutti di un'attività anche inconscia che poi si manifesta in modi e tempi imprevisti. Carmen proprio in luce di ciò ha deciso di mettersi a disposizione pro bono, come psicologa e specializzanda in psicoterapia biosistemica, per ascoltare e aiutare chiunque si trovi in difficoltà. Lo ha comunicato su delle pagine social street cittadine e il feedback è stato praticamente immediato. 

"Mi chiamo Carmen La Serra, sono una psicologa e vivo a Bologna. Durante l'esplosione dell'emergenza del Covid-19 ho visto con estremo piacere il susseguirsi di diverse iniziative di solidarietà. Allora ho iniziato a chiedermi cosa potessi fare anche io. Il 10 marzo ho pubblicato un post nel gruppo della social street di cui faccio parte, offrendo alle persone l'opportunità di uno sportello psicologico on-line gratuito. Poi come professionista ho scelto anche di aderire all'iniziativa #psicologionline promossa dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi. Si tratta di un motore di ricerca che consentirà ai cittadini di visualizzare e raggiungere tutti gli Psicologi e gli Psicoterapeuti disponibili per teleconsulti gratuiti e per interventi a distanza più strutturati".  

Quante approssimativamente le persone che hanno accolto e l'hanno chiamata? "Nel giro di pochi giorni ho ricevuto diverse richieste sia da giovani che da adulti. In totale una decina di persone mi hanno richiesto il supporto psicologico on-line".

In che cosa consiste il colloquio esattamente, quanto dura e che 'regole' ha? "Il servizio prevede un massimo di 3 colloqui on-line gratuiti di un'ora ciascuno, con il fine di  informare e fornire un supporto psicologico attraverso videochiamate o teleconsulti. Lo sportello on-line offre l'occasione di avere uno spazio virtuale in cui poter essere ascoltati e supportati, un luogo metaforico dove poter esternare le proprie ansie, preoccupazioni, i sentimenti di paura e qualsiasi preoccupazione che è normale vivere in un momento storico tanto delicato. Il mio ruolo è quello di stare con l'altro, essere di sostegno e dare un segnale di presenza e ascolto. 
La finalità del servizio è anche quella di informare le persone sui servizi territoriali attivi e gratuiti a cui potersi rivolgere durante l'emergenza, tra cui è possibile citare il Servizio di Pronto Soccorso Psicologico messo a disposizione da Psicologi per i Popoli e lo sportello psicologico promosso dall' Associazione di Psicologia dell'Emergenza dell'Emilia Romagna, al cui interno sono presenti psicologi formati nel settore dell'emergenza".

Quali sono i problemi, le paure e le ansie che le persone le sottopongono in questo momento così delicato? "Le storie e i vissuti riportati sono diversi, ma tutti accomunati da una paura collettiva e un senso di distanza che può generare ansia e paura. Genitori e famiglie che si trovano a riorganizzare la loro quotidianità, lavorando dalle loro abitazioni in smartworking con i loro figli a casa da scuola. Emerge la loro stanchezza, ma anche la riscoperta di una dimensione familiare nuova e in alcuni casi qualitativamente migliore. 

La distanza è una tematica che spesso riemerge soprattutto quando la preoccupazione nasce dal pensare di avere i propri cari lontani, magari genitori anziani che vivono soli in altre città, una distanza obbligata e necessaria che rende difficile la prossimità dell'aiuto immediato, della presenza fisica e aumenta la preoccupazione. Hanno aderito allo sportello anche diversi studenti che si trovano ad affrontare l'ambito traguardo della laurea in una dimensione nuova e surreale quale la videoconferenza. I ragazzi raccontano quanto sia triste per loro vivere questo traguardo lontano dagli affetti e dagli amici.

In ogni storia emerge la preoccupazione del "quando finirà tutto questo?". L'emergenza del Covid ci porta a riadattarci a vivere in un tempo indefinito, non sappiamo quando terminerà e quali saranno gli esiti dell'emergenza.

Le fasce più colpite sono anche quelle maggiormente vulnerabili: anziani che vivono da soli, donne costrette a stare a casa e vittime di episodi di violenza domestica, operatori sanitari che lavorano sul campo per combattere l'emergenza coronavirus. Ma anche le marginalità come i malati psichici, gli stranieri o i senza fissa dimora".

Secondo lei ognuno di noi in che modo può aiutare gli altri nel rispetto delle norme di prevenzione?

"Lo stress, la paura, le ansie e le preoccupazioni sono normali e ci rendono vitali, ed ognuno ha i propri tempi per adattarsi a questa nuova situazione di emergenza. Nel sostenere i miei pazienti, sono con loro in questo processo di riadattamento tanto complesso quanto prezioso. La quarantena può rivelarsi un'occasione per imparare a stare con ciò che si ha e fare ciò che si può, nelle possibilità di questa nuova quotidianità. Riscoprire quindi ciò che ci fa star bene, dedicarsi ad attività che provocano in noi una sensazione di piacere, iniziare a strutturare il proprio tempo e il proprio spazio, accogliendo questo cambiamento fuori e dentro di noi come un'opportunità. 

Mai come adesso diventa importante il sostegno reciproco, sentirsi parte di una comunità, riscoprire il senso di appartenenza ad un tessuto collettivo in cui sentirsi meno soli, nonostante la distanza fisica. Sono tante le iniziative di solidarietà che sia a livello locale che a livello nazionale danno segnali di supporto reciproco. Un esempio è quello di universitari che si rendono disponibili a far la spesa agli anziani del loro quartiere.

Il poeta inglese John Donne disse "Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto." In un tempo così sospeso che ci impone una distanza, possiamo riscoprirci parte dello stesso arcipelago. Se si vive in un condominio, ad esempio, potrebbe essere utile iniziare ad osservare cosa sta accadendo "fuori dalla nostra porta", riscoprire la dimensione del proprio quartiere, iniziare a parlare con il proprio vicino o il proprio dirimpettaio sul balcone di casa, curare la propria dimensione relazionale per sentirsi meno soli".

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