Il sindacato che telefona agli over 75 uno per uno: "Si sentono costretti, ma sono consapevoli"

Per SPI le priorità sono due: "Bisogna fare qualcosa sul tema badanti, quelle non conviventi dovrebbero essere dotate di dispositivi di prevenzione. E poi ci sono le case di riposo"

Come va? Cosa le manca? Chi le sta vicino? Conosce tutte le precauzioni e le raccomandazioni per non correre rischi con questo nemico invisibile che è il Coronavirus e che costringe all'isolamento? Sono queste alcune delle domande che lo SPI di Bologna, il Sindacato Pensionati Italiani, sta facendo al telefono ai propri iscitti, che hanno un'età media oltre i 70 anni: "Rappresentano la fascia più debole in questa emergenza sanitaria - spiega la segretaria del sindacato locale Antonella Raspadori - eppure lamentano un forte senso di costrizione per il fatto di non poter uscire nonostante siano informati sulla situazione altamente pericolosa". 

In cosa consiste esattamente questo servizio? "Non è un servizio, semplicemente vista anche la chiusura di tutte le nostre leghe, abbiamo cominciato a chiamare al telefono ognuno dei nostri iscritti per avvertirli e per capire che tipo di bisogni hanno. Specifico che lo stiamo facendo rigorosamente da casa nel rispetto delle regole e in diversi Comuni in accordo con i Sindaci e i servizi sociali. Ad oggi abbiamo già fatto 6/7 mila telefonate in tutto il territorio". 

E che cosa è emerso da queste chiamate? Ci sono delle questioni che vengono poste con maggiore frequenza o delle problematiche particolari? "In generale molte delle persone contattate ci hanno detto di poter contare su una rete familiare e sembrano consapevoli e informati su quello che sta accadendo, su quello che è bene e che non si deve fare. Tuttavia c'è questo senso di costrizione dato dal non poter fare i giri ai quali sono abituati quotidianamente: noi spieghiamo loro che è importante limitare le uscite sfruttando per spese e medicinali i servizi offerti da alcuni comuni o associazioni riservate proprio agli anziani. 

Covid-19: gli ultimi numeri su contagi e morti

Quello che ci preoccupa sono due cose fondamentalmente e nei prossimi giorni ci preme fare delle verifiche a riguardo: intanto la questione delle badanti che sono ovviamente a stretto contatto con gli anziani e poi la situazione nelle residenze RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali). Nel primo caso abbiamo sia le badanti conviventi che quelle non conviventi ed è qui che sorge il problema: pensiamo che a loro si debbano dare dei dispositivi di prevenzione adeguati per garantire la sicurezza necessari". 

Cosa vi spinge a continuare questa attività di contatto 'a distanza'? "Telefoniamo ai nostri iscritti più anziani per essere utili e perché in questa battaglia contro il virus sconosciuto, gli anziani sono il nostro patrimonio più fragile. Dobbiamo avere cura di loro, evitare in ogni modo non solo che si ammalino, ma anche che possano cadere in depressione. Cerchiamo di non dimenticare che siamo i discendenti di Enea, che fuggendo da Troia in fiamme, portò sulle spalle il padre Anchise che non poteva camminare".

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