Covid, testimonianze dalla Spagna: "Qui ci sottovalutavano, adesso seguono il modello italiano"

INTERVISTA - E' il giornalista bolognese Luca Costantini a fare un confronto fra noi e i 'cugini' spagnoli: "Prima l'Italia non era considerata in grado di affrontare l'emergenza, poi hanno cominciato a prenderci d'esempio. Intanto i morti e i contagiati salgono"

La Spagna ieri sera si è addormentata a fatica, con la preoccupazione per i nuovi numeri legati al Covid-19, che la sta mettendo in ginocchio: la conta dei morti di Coronavirus è arrivata a 6.528 (838 in più da sabato), i contagi sono 78.797, le persone in terapia intensiva 4.907 mentre i guariti sono 14.709. E fra gli ultimi decessi anche un medico di famiglia, una donna, di 28 anni che viveva a Mota del Cuervo. 

Luca Costantini, 35enne bolognese, da quasi dieci anni vive nella penisola iberica dove lavora come giornalista: prima per El Pais, adesso per la testata online VozPopuli a Madrid: è lui a fare un confronto fra Italia e i cugini spagnoli nella gestione di questa emergenza che oggi sta mostrando il suo lato più terribile lasciando tutti nella più grande incertezza: "Il governo spagnolo qualche settimana fa ha fatto finta di niente sbagliando - spiega Costantini ripercorrendo le vicende che vanno dal primo focolaio di Torrejón de Ardoz (Madrid) alla diffusione del virus in Catalogna - e adesso siamo praticamente una decina di giorni indietro rispetto all'Italia". 

"Mentre in Italia veniva annullato il Carnevale di Venezia e iniziavano le quarantene e Lodi e Codogno qui c'erano feste e paellate, l'8 marzo poi una grande parata a Madrid con 120 mila persone tutte ammassate (lì probabilmente hanno contratto il Covid-19 anche un paio di ministre: oggi sono tre quelle positive). Gli spagnoli non pensavano che sarebbe potuto succedere ciò che vedevano in tv e leggevano nella cronaca estera sia perchè consideravano l'Italia non in grado di gestire un'emergenza, sia perchè pensavano che comunque la nostra sanità avrebbe di base una serie di problemi che la renderebbero meno efficiente rispetto alla loro, almeno dalle statistiche che leggono ma che non considerano per esempio la forbice fra Nord e Sud. E in effetti il sistema sanitario spagnolo è molto buono, composto da sanità pubblica sì, ma anche da tanta privata 'convenzionata'. E quindi si continuava ad andare allo stadio". 

Quando e dove si è registrato il primo focolaio spagnolo? "I primi focolai sono stati quello di Torrejón de Ardoz (Madrid) e Vitoria (Paesi Baschi), datati i primi di marzo. Ma ancora non scatta la quarantena e non reagiscono come in Italia. Poi ecco la doccia fredda: fra il 9 e il 10 marzo un'impennata di contagi fa toccare la cifra dei 1.000 positivi al Coronavirus e le regioni cominciano a fare pressing al governo per far chiudere le scuole e i luoghi ad alto rischio come i centri anziani, i teatri e i luoghi di aggregazione. Il governo continua a dire che non è il caso di fare allarmismo e il dibattito pubblico si scalda. Nessuno parla delle mascherine: ecco un altro errore, perchè così la corsa agli approvvigionamenti è rallentata e infatti oggi è difficile reperirle. Avremmo potuto avere un vantaggio e invece nulla...". 

Poi però alla fine un decreto è arrivato..."Il 14 marzo la Spagna 'ha copiato l'Italia' con un un decreto che chiudeva tutto fuorchè le attività indispensabili come i supermercati, le farmacie, le edicole. Se prima si guardava il Bel Paese dalla finestra, ecco che si apre quella che verrà battezzata 'la via italiana' e una nuova campagna che si basa sul rispetto nei nostri confronti". 

Però qualche pregiudizio nei nostri confronti resta, anche sulla condotta e il rispetto delle regole..."Sì, diciamo che sulla capacità degli italiani di rispettare le regole imposte molti spagnoli nutrivano dei dubbi. Il pensiero di tanti era quindi: in Italia le cose stanno così perchè gli italiani non sono capaci di obbedire per bene all'obbligo di non uscire di casa. La verità è che in seguito anche qui sono scattati i controlli e tantissime sanzioni. Poi però davvero è scattata una sorta di emulazione italiana che passa anche dal lessico: per esempio sono stati ripresi e tradotti anche gli hashtag #iorestoacasa e la frase 'Andrà tutto bene' accompagnata dall'arcobaleno". 

Arcobaleno spagnolo-2

(Foto VozPopuli)

Dicevi che la sanità spagnola è buona...Come funziona con i tamponi? Abbiamo poi visto delle scene terribili causate dai tantissimi morti..."Sì, la sanità funziona bene. Convivono il pubblico e il privato con una maggioranza numerica del secondo, che però è sotto controllo del governo. Ospedali pubblici e privati stanno insieme lavorando in prima linea. Per i tamponi e per i casi sospetti funziona praticamente alla pari dell'Italia, con un numero di emergenza e disposizioni precise da rispettare. Nonostante ciò non abbiamo una statistica dettagliata, ma solo un dato aggregato. La situazione della gestione dei decessi è simile a quella della Lombardia". 

Personaggi pubblici risultati infetti? "Tre ministre sono risultate positive al Covid-19 e probabilmente hanno contratto la malattia proprio durante la manifestazione dell'otto marzo, alla quale erano presenti tutte". 

Cosa dicono i giornali? Un paragone fra l'approccio dei media italiani e quelli iberici? "Direi che la stampa italiana per qualche verso è più seria, nel senso più grave...sembra concentrarsi sugli aspetti più drammatici. L'informazione spagnola tende invece a lanciare un numero maggiore di messaggi positivi con video di applausi dalle finestre rivolti a medici e infermieri e alla guarigioni. Una narrativa più ottimista insomma, ma senza eludere ovviamente la gravità della situazione. Avrete senz'altro visto le immagini tragiche che arrivavano da qui". 

Come la vedono gli spagnoli dal punto di vista dell'economia? "La teoria del governo spagnolo è quella dell'effetto 'V', ovvero del grande down che sarà seguito da un grande up". 

L'Italia è stata molto generosa. Imprenditori e personaggi pubblici compresi. Anche in Spagna ci sono state delle donazioni speciali? "Sì, direi che le raccolte di fondi stanno funzionando. Fra i volti noti che hanno dimostrato generosità c'è stato quello del fondatore Inditex (ovvero il gruppo Zara) Amancio Ortega, una delle realtà più ricche del mondo". 

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