In Erasmus in Svezia durante il Covid: "Residenze studenti svuotate, in tanti rientrati nei loro Paesi. Le lezioni ora sono online”

INTERVISTA A GIOVANNI DE MARIA. Lo studente bolognese da Stoccolma: "nessun lockdown, i morti salgono e si fanno pochi tamponi. In centro è stato convertito un centro fieristico in ospedale dedicato solo ai pazienti Covid-19"

Giovanni De Maria

Anche in Svezia i numeri da Coronavirus iniziano ad essere preoccupanti. La quota delle vittime ha superato i mille decessi (1.033 morti al 14 aprile 2020) mentre non è stato imposto nessun lockdown e quindi tutto resta aperto: sono vietati però gli assembramenti con oltre 50 persone, limitati i movimenti e i contatti nei bar e nei ristoranti, lezioni online per gli studenti e il suggerimento di non spostarsi e stare a casa se si hanno dei sintomi da Covid-19.

Da Stoccolma abbiamo un "inviato" speciale, uno studente Unibo che ha cominciato l'Erasmus a inizio anno frequentando il KTH-Royal institute of Technology e che ha deciso di continuare lo scambio e di non ritornare in Italia, cosi come consigliato dall'ambasciata: lui è Giovanni De Maria e il suo racconto ci spiega come si stanno comportando nella penisola scandinava adesso che i numeri cominciano ad essere allarmenti. 

Giovanni, tu sei uno studente Unibo in Erasmus: quando sei partito? Come è stato l'impatto con la Svezia e soprattutto affrontare l'emergenza Coronavirus lontano da casa, in un paese così distante sia dal punto di vista culturale che geografico? 

"L’Erasmus è iniziato a gennaio, quando ancora non si sapeva nulla di questo virus e tutto era nella normalità, a parte i pranzi al buio per la mancanza di luce. Da Bologna sono stato l’unico studente Erasmus della scuola di ingegneria a partire per Stoccolma, mentre gli altri Italiani provengono soprattutto dal Politecnico di Milano. Tutti quanti abbiamo ricevuto da parte dell’università un appartamento, alcuni dentro il campus stesso, altri dentro la residenza posta a circa 40 minuti di distanza utilizzando i mezzi di trasporto.

Sono stati soprattutto questi studenti a soffrire maggiormente del pericolo imminente, perchè costretti a utilizzare i mezzi pubblici per poter raggiungere le aule. Il campus è una piccola cittadella universitaria, con una moltitudine di palazzine, laboratori e strade interne. Le classi sono in generale molto piccole, composte da circa 30-40 persone al massimo e dove si ha un contatto alunno-professore molto forte e collaborativo.

Entrare in contatto con gli svedesi è stato, e lo è tuttora, molto difficile essendo  molto distaccati e in generale non molto amichevoli e inclini a stringere rapporti. Quando bisognava fare dei lavori di gruppo le parole e il tempo si limitavano solamente a discorsi attinenti il lavoro, mentre con gli altri membri del gruppo si è riusciti a instaurare un rapporto di amicizia. Credo che anche questo sia uno dei fattori da tenere in considerazione visto che in generale gli svedesi non sono un popolo caloroso, dalle strette di mano ai saluti più affettuosi. Anche quando si passeggia nel centro città è difficile vedere gruppi di persone camminare insieme, sono spesso da sole o al massimo in coppia".

E il campus è popolato nonostante i prevedibili timori di contagio? 

"Per quanto riguarda la residenza universitaria interna al campus, nella quale mi trovo tuttora, nelle settimane scorse si è visto un gran numero di studenti rientrare nelle proprie città di residenza, alcune per scelta personale altri come gli studenti statunitensi, canadesi o australiani, forzati dai loro rispettivi governi. La situazione in Svezia è in parte instabile, perchè non si hanno restrizioni ma soltanto raccomandazioni, che forniscono indicazioni generali ma non impongono nessun vincolo. Ricordo che quando il 9 marzo in Italia era stata dichiarata zona rossa tutto il territorio nazionale, così come poi è stato anche nei paesi limitrofi, qui la massima restrizione era il divieto di assembramento di più di cinquecento persone".

E adesso come stanno le cose? 

"Al giorno d’oggi questa restrizione si è ampliata vietando gli assembramenti con più di cinquanta persone. Bar, ristoranti, palestre e tutti gli esercizi commerciali in generale, rimangono aperti ed in centro città si vede ancora un numero abbastanza importante di persone. Stoccolma è la città più colpita della Svezia, che in totale ha 10 milioni di abitanti, conta un totale di 11 mila contagi circa. 

Il problema grave è che non vengono effettuati tamponi, a meno che non si abbiano gravi problemi respiratori e si finisca in ospedale. Questa forse è uno dei fattori che preoccupa tutti gli studenti all’interno della residenza perchè nel caso in cui una delle persone che abita qui dovesse essere contagiato, non verrebbe effettuato nessun test a meno che non finisca in ospedale. Il governo in generale non ha nemmeno il potere di effettuare delle azioni drastiche e repentine.

In primis non ha alcun potere sul sistema sanitario, che è un ente completamente autonomo ed indipendente. In secondo luogo, a differenza di altre nazioni, non esiste lo stato di emergenza, per non concedere troppo potere ad un singolo governo che potrebbe abusarne, e quindi tutte le leggi devono passare prima dal parlamento. Vietare alle persone di poter uscire di casa è un ostacolo non indifferente da scavalcare; all’interno della costituzione svedese vengono spese molte parole sulla libertà delle persone e sul self-control.

In generale la linea di azione è quella di fornire delle raccomandazioni, che vengono seguite dalla maggior parte delle persone, essendo un popolo molto rispettoso e ligio , ma che non forniscono alcuna protezione all’interno di negozi, supermercati, mezzi pubblici e luoghi affollati. Come accennato nelle righe precedenti, tutti gli esercizi continuano ad essere aperti e frequentati, così come tutti i mezzi pubblici sia all’interno della città che sul tutto il territorio nazionale. Sono state molte le persone che in questi giorni di Pasqua hanno effettuati gite fuori porta, raggiunto le case vacanza e che si sono riversate nei parchi.

La percezione è quindi quella di insicurezza generale e di entrare in contatto, ad esempio al supermercato o appena si esce di casa, con persone che abbiano contratto il virus e quindi di poter a nostra volta contagiare altre persone. E’ difatti  impossibile , sia da metà febbraio, trovare le mascherine e qualora uno l’indossasse, come sono solito fare al supermercato, si diviene subito oggetto di sguardi di biasimo e frasi di disapprovazione, nonostante sia pratica comune in tutti gli stati per evitare il contagio.

Al momento, a Stoccolma sono deceduti il 33% di persone over-settanta. E’ doveroso dire che per quanto riguarda i posti in terapia intensiva, sono aumentati nelle ultime settimane di un numero considerevole. In centro città è stato convertito un centro fieristico in ospedale, dedicato esclusivamente ai pazienti Covid-19. Leggevo sul giornale che anche in medici stanno iniziando a pubblicare le loro lamentele,  riguardo la mancanza sia di linee guida su come gestire i pazienti, sia sulla mancanza dispositivi di protezione dove il governo a dichiarato che “ i dispositivi di protezione individuale, se troppi, potrebbe ostacolare i movimenti di medici ed operatori sanitari”.

E le lezioni universitarie? 

"Anche la mia università, come quasi tutte, si è attivata per fornire gli insegnamenti online. Quindi al momento siamo in casa e seguiamo le lezioni online da remoto. L’università non ha fornito ulteriori indicazioni, se non quelle di cercare di evitare il più possibile i contatti con le altre persone. Ha offerto la possibilità di poter continuare le lezioni a distanza anche a coloro che decidono di rientrare nelle proprie città di residenza e di concludere in maniera anticipata il contratto dell’appartamento. Bisogna considerare che il numero di studenti stranieri è veramente alto; quasi la totalità degli studenti non è svedese e quindi anche le residenze si sono svuotate. Non vi è più il clima di internazionalità e di scambio, di confronto fra le diverse culture, fra i diversi popoli e i diversi metodi di insegnamento. Si cerca per quanto possibile, di rimanere nei rispettivi appartamenti o comunque di avere relazione soltanto con i vicini. Abbiamo avuto inoltre, contatti con l’ambasciata italiana che ha sede a Stoccolma, la quale ha consigliato a tutti noi di rimanere per quanto possibile nelle rispettive residenze universitarie e di non affrontare il viaggio verso l’Italia, che potrebbe costituire un rischio per la saluti di tutti. La mia famiglia stessa mi ha consigliato di restare e di non affrontare il viaggio, anche se preoccupata per la mancanza di restrizioni e la quasi assenza di test sulle persone". 

A breve il governo dovrebbe varare un nuovo decreto che permetta di poter agire in maniera rapida per poter rispondere alle esigenze che questa emergenza richiede. Non credo che vi saranno restrizione drastiche come la quarantena, ma al massimo le chiusure di negozi e ristoranti e, di tutti gli esercizi commerciali nel quale non vengono venduti prodotti di prima necessità. Si continuerà dunque a vivere in un contesto che non trasmette fiducia e con un governo che non prende posizione, che non emette linea guide ben precise ma solo raccomandazioni, che effettua i test soltanto ai moribondi e cosa ben più importante che non sia trasparente riguardo i numeri dei contagiati".  

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