Coronavirus, il piano bici del comune non convince i ciclisti: "Ci vuole più coraggio"

Contestata in particolare la parte dove si parla di piste ciclabili: "Occore farle subito, non in dieci anni, a Berlino le hanno decise due settimane fa"

Gli annunci sugli incentivi alle bici elettriche o l'aumento delle piste ciclabili? Non bastano per la Consulta della bicicletta del Comune di Bologna, che storce il naso di fronte alle dichiarazioni rilasciate oggi tanto dal sindaco Virginio Merola quanto dal delegato della Città metropolitana Marco Monesi.

"Non si va nella direzione giusta", afferma la presidente Simona Larghetti parlando con la 'Dire'. Già un paio di settimane fa, nel corso di una commissione del Consiglio comunale, Larghetti aveva lanciato l'allarme sul rischio che l'uscita dal lockdown corrisponda a un'esplosione del traffico privato, a causa dei "profughi" del trasporto pubblico.

A fronte di ciò, Larghetti segnalò che alcune città del mondo si stavano dotando di piste ciclabili d'emergenza per favorire l'uso della bici e garantire strade più sicure, calcolando il prevedibile aumento delle auto. Dopo quell'occasione, "come Consulta abbiamo riportato le nostre richieste in maniera più puntuale all'amministrazione visto che c'è un dialogo buono e sempre attivo", sottolinea la presidente della Consulta.

Però "quello che si capisce dalle parole del sindaco è che sono previsti 126 chilometri di ciclabili, solo che non si tratta di una rete d'emergenza: sono i 126 chilometri del Biciplan- replica Larghetti- che però dev'essere realizzato in dieci anni, è un piano diverso rispetto a quello dell'emergenza".

Intanto, sia Merola che il Governo "continuano a parlare di incentivi per le bici elettriche come panacea di tutti i mali, ma la mia impressione- continua Larghetti- è che si voglia favorire un discorso di tipo economico, più che relativo alla mobilità. Perché se non ci sono infrastrutture sicure, chi compra la bici elettrica poi non la usa". Monesi, però, parla proprio di una "rete ciclabile di emergenza", da realizzare chiedendo di poter restringere (in deroga, dove possibile) le carreggiate destinate ai mezzi a motore. Ma Larghetti si mostra diffidente.

"Ci siamo confrontati con il Comune nel merito tecnico e ci hanno detto che cercheranno di anticipare qualcosa su quello che è previsto. Non si tratta di interventi emergenziali", afferma la presidente della Consulta.

"Com'è che a Berlino le ciclabili d'emergenza le hanno fatte due settimane fa?", si chiede Larghetti, dettando tempi molto stretti: "Di emergenza vuol dire entro l'estate". Ma secondo la portavoce dei ciclisti, non c'è davvero l'intenzione di intervenire con questo approccio.

"Il nostro problema è l'orgoglio emiliano-romagnolo del pensare che siamo sempre più bravi, serpeggia l'idea che in qualche modo ce la caveremo perché la situazione di partenza era ottima- rimarca Larghetti- ma è un grande errore, visto che anche sul piano sanitario ci sono stati dei problemi".

Secondo la presidente "non si capisce che siamo in una situazione inedita", per cui "parlare di incentivi e altre piccole cose è un palliativo, non una vera soluzione. Serve ad esempio- continua Larghetti- un'analisi di quante persone spostare dal trasporto pubblico verso la bici e su come farlo. Ma non c'è un'analisi di scenario puntuale".

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Larghetti, insomma, chiede agli amministratori di essere "più coraggiosi e consapevoli del fatto che l'allentamento delle restrizioni non deve far pensare che la situazione tende alla normalità". In piu', "un altro problema serio di cui giustamente si sta ancora parlando in via ipotetica- aggiunge Larghetti- è il rapporto tra inquinamento e coronavirus. Siamo a rischio, se non si interviene seriamente sulla qualità dell'aria rischiamo di decimare una regione". (Pam/ Dire)

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