La giustizia ai tempi del coronavirus: ipotesi triage fuori da carceri e avvocati contro autocertificazione anti-sintomi

GLi strascichi delle restrizioni toccano anche i palazzi di giustizia e le struttura detentive

"Questo modulo ci lascia perplessi, e affronteremo il tema nel Consiglio dell'Ordine". Così l'avvocato Ercole Cavarretta, componente del Consiglio dell'Ordine bolognese, commenta la decisione di far sottoscrivere ai legali e al pubblico, per entrare nell'aula bunker del carcere della Dozza in cui si svolge l'appello del processo Aemilia, un'autocertificazione in cui si dichiara di non presentare i sintomi del contagio da coronavirus, di non "provenire o di non aver soggiornato, negli ultimi 14 giorni, in Paesi ad alta endemia o territori nazionali sottoposti a misure di quarantena" e di "non essere a conoscenza di aver avuto contatti" con persone contagiate.

Il documento, che come precisa la Corte costituisce "un provvedimento preso dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria", è stato contestato in aula da diversi legali, che lo hanno bollato come assurdo, evidenziando anche che "non garantisce che tra le persone che lo sottoscrivono non ci sia qualcuno contagiato".

Dunque, pur "apprezzando la decisione della Corte di rinviare l'udienza odierna al 18 marzo", che si pone anche in controtendenza "rispetto ad altre situazioni che viviamo a Bologna, evidenziate dall'Ordine degli avvocati (il riferimento è al fatto che in alcune aule del Tribunale si stanno tenendo le udienze nonostante, per i legali, non sia garantito il rispetto della distanza di sicurezza, ndr)", Cavarretta ribadisce che intende portare in Consiglio dell'Ordine la questione dell'autocertificazione. Anche perché, conclude, "mi sembra assurdo che solo avvocati e pubblico debbano sottoscriverla, mentre altri possono accedere liberamente".

Non solo aule di tribunale. il problema sulle misure contro il coronavirus si affaccia anche in carcere. A breve in Emilia-Romagna potrebbero arrivare strutture per controllare gli arrivi al di fuori del penitenziari.

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"Siamo in contatto col ministero della Giustizia per valutare l'opportunità e la necessità di strutture di triage fuori degli istituti penitenziari", ha spiegato l'assessore regionale alla Protezione civile Irene Priolo. La Regione aggiorna anche il conteggio dei moduli al di fuori degli ospedali: sono 14 quelli installati finora. (Dire)

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