Bolognese racconta il Covid-19 da New York: "In USA ritardo iniziale, ma adesso tutti stanno in casa"

Carlo Berti, bolognese trasferito negli States, descrive quello che accade oltre oceano: "Non si colpevolizza Trump e i 1.200 dollari di bonus arrivano direttamente nel conto senza farne richiesta"

Carlo Berti, bolognese e dal 2018 ufficialmente residente americano, è il nostro sguardo sugli Stati Uniti nel giorno in cui Donald Trump registra oltre 10 mila morti e 340 mila casi di contagio in tutto il Paese e 4.758 vittime a New York, città colpitissima dal Coronavirus. "Errori di valutazione, un ritardo evidente nel prendere provvedimenti, eventi da migliaia di persone ancora nella prima settimana di marzo, quando le metropolitane erano gremite e gli arrivi dall'Est e dalla Cina ancora icontrollati": questo lo scenario descritto da Carlo Berti, investor advisor alla Bank of America Merrill Lynch nella grande mela. 

La gravità della situazione è stata in un primo momento sottovalutata? Mentre dall'Italia vi arrivavano le immagini della nostra quarantena, che pensavano gli americani? "Una sottovalutazione c'è stata certamente, gli americani hanno minimizzato al massimo: in tanti avranno pensato 'poveri italiani', senza calcolare che il virus avrebbe potuto avere effetti devastanti anche negli USA. E presto. I primi di marzo sono andato al concerto di Celin Dion e c'erano 40 mila persone, i parchi erano pieni e così le metropolitane, mentre gli arrivi aeroportuali dall'est e addirittura dalla Cina erano incontrollati, con 430 mila arrivi fra il 25 febbraio e il 9 marzo. Il 9 marzo è la data in cui è stato chiuso tutto, ma già vedere il calo delle borse del 2 marzo avrebbe dovuto essere un allarme da cogliere. Non colto, anche per questioni economiche". 

Che "regole" sono state imposte con lo shutdown? "Tutto chiuso e lavoro da casa (le prime grandi imprese a chiudere sono state Amazon e Microsoft), ma nessun obbligo di stare a casa come in Italia: qui è solo un suggerimento. Un consiglio per il bene collettivo che però tutti rispettano, a prescindere da etnie, quartieri e città. Io, vivendo una New York devastata mi sono spostato in una casa di campagna fuori Seattle, dove vivo isolato". 

Dunque si esce solo per le necessità e quindi per fare la spesa. Con quali precauzioni? "Intanto tutti indossano la mascherina, un oggetto che anche qui è diventato introvabile con consegne lunghissime. Il numero elevatissimo di supermercati fa si' che non ci siano file: si tengono le distanze di sicurezza, i carrelli vengono disinfettati a ogni utilizzo e quando 10 persone escono ne entrano altre 10". 

Abbiamo visto sui giornali e in tv una corsa all'approvvigionamento di armi. Ma perchè? "Ho visto io stesso una lunga coda davanti al negozio di armi e munizioni. E' una questione culturale per loro, le comprano per sentirsi sicuri anche se non le usano: hanno paura che scoppino dei disordini sociali tali da mettere a repentaglio la sicurezza delle loro famiglie e delle loro case". 

Qual è il clima politico? Gli americani colpevolizzano il presidente Trump per aver inizialmente preso alla leggera il virus paragonandolo a una banale influenza? "Non c'è voglia di polemiche e non ci sono gli spazi per le recriminazioni, adesso il dramma è tale che tutti si concentrano sul modo per uscirne con meno danni possibile".

A proposito di danni: Trump ha erogato dei fondi per chi ha determinati requisiti, giusto? Come funziona? Che differenze ci sono con i nostri 600 euro di bonus? "Vengono riconosciuti 1.200 dollari a tutti i cittadini americani e ai permanent resident (coloro che hanno la carta verde) purchè non abbiano guadagnato più di 75 mila dollari l'anno nel 2019 e nel 2018. Nessuna domanda da fare nè modulo da compilare, lo stato sa chi è sotto quella soglia dalle dichiarazioni dei redditi (e infatti l'unica cosa richiesta per chi ancora non ce l'ha è la dichiarazione dello scorso anno, che si può fare online). In questi giorni arrivano già gli accrediti direttamente su conto corrente bancario o con un assegno recapitato a casa". 

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