Coronavirus e violenza sulle donne: "Molte sono chiuse in casa con chi le maltratta”

Angela Romanin, presidente del Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’E-R: "Con un'autocertificazione in bianco è possibile venire a chiedere aiuto senza rischi"

Le denunce da quando siamo in emergenza Coronavirus si sono drasticamente ridotte, ma non è certo perchè siano sparite le violenze sulle donne: lo spiega Angela Romanin di Casa delle Donne, che spiega anche come fare in questi giorni di restrizioni per segnalare delle situazioni di pericolo senza destare sospetti nel maltrattante: "La Polizia c'è, noi ci siamo. La presenza delle operatrici nel centro di Via dell’Oro è ridotta per garantire la distanza di sicurezza e i colloqui con le donne e le  operatrici della rete di supporto si svolgono per via telefonica e telematica, anche attraverso Whatsapp. Restiamo in contatto insomma". 

Perchè le violenze non si fermano così come sembra che si sia tutto fermato per questa emergenza...è così? "Anzi. In questo momento di emergenza sanitaria le donne sono costrette a casa, proprio il luogo in cui subiscono le più frequenti e gravi violenze. In queste settimane i nuovo contatti si sono radicalmente ridotti. Ma possono uscire per venire da noi pur rispettando totalmente le regole stabilite dal Governo e senza rischiare di farsi 'scoprire' dai loro maltrattanti. A chi viene da noi è concesso muoversi semplicemente con una autocertificazione in bianco comunicando durante l'eventuale controllo che stanno andando a denunciare una violenza: in questo modo non rischiano che qualcuno che non deve, scopra quale sia il reale motivo della loro uscita". 

Dunque la linea telefonica di Casa delle Donne è attiva come sempre? "Il numero 051 333173 è attivo nei consueti orari, così come il numero della sede di Anzola, il 393.8365333. Poi ci sono altri mezzi di comunicazione".

Anche il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna, così come Romanelli, esprime un senso di forte preoccupazione per le donne che subiscono violenza ai tempi dell’emergenza sanitaria: "Durante questa reclusione forzata le donne sono esposte a un maggior controllo da parte dell’autore di maltrattamenti, innalzando il rischio per la loro incolumità. La chiusura delle scuole e dei centri diurni per anziani e persone non autosufficienti, da una parte aumenta il carico di lavoro di cura, e dall’altra rende maggiormente problematico l’allontanamento". 

"I centri antiviolenza ci sono e continuano a funzionare regolarmente, accogliendo e ospitando le donne, anche in emergenza, pur nel rispetto di tutte le norme igienico-sanitarie. Anche se stiamo registrando un drastico calo di nuove richieste di aiuto, proseguono i colloqui con le donne già in percorso e con le ospiti nelle case rifugio, come pure tutti i contatti con la rete di supporto (servizi sociali, FFOO, Pronto soccorso, avvocate, ecc.) gestiti con nuove modalità dettate dalle misure di sicurezza, che prediligono il colloquio telefonico o la videochiamata, riservando i colloqui di persona alle sole emergenze” -  continua Angela Romanin, presidente del Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna.

"Un'altra difficoltà importante per le donne è portare avanti il percorso di riconquista dell’autonomia. La sospensione delle udienze o dei tirocini lavorativi blocca le donne in un limbo difficile da sostenere. La separazione non va avanti, il lavoro non c'è. Per fortuna, le urgenze nei tribunali sono garantite, le udienze per gli ordini di protezione continuano regolarmente per dare alle donne quella necessaria protezione dai partner violenti attraverso un allontanamento o un divieto di avvicinamento dalla casa.

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"Gli strumenti urgenti attualmente disponibili per la tutela delle donne vittime di violenza, e quindi allontanamenti civili e misure cautelari penali, rientrano tutti tra le procedure urgenti e indifferibili che possono/debbono essere attivate anche in questo momento di stretta sull’attività dei Tribunali tutti. Per tali procedure i termini non sono sospesi e le udienze si possono tenere. L'allontanare prioritariamente il violento lasciando la donna e i figli a casa dovrebbe essere la soluzione principale sempre, non solo in tempi di virus", dicono le avvocate della rete nazionale Dire - Donne in rete contro la violenza. E oggi come ieri, Coronavirus o no, il problema rimane comunque la capacità di leggere e riconoscere la violenza", ed è proprio su questo che il Coordinamento chiede a tutte le istituzioni e alle/ai cittadine/i di non distogliere lo sguardo".
 

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