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Covid, cortisone ed errori nelle cure. Accuse ai medici di base, la categoria insorge. Poi la lettera di scuse

Negli ospedali sempre più pazienti, anche giovani, perché curati con cortisone presto. E' l'allarme degli infettivologi del Sant'Orsola, tirando in causa i medici di base, che però rispediscono le accuse al mittente

Nei nostri ospedali sempre più pazienti, anche giovani, con una severa infezione da Covid perché hanno iniziato troppo presto una cura a base di cortisone. A lanciare l'allarme sono gli infettivologi del Policlinico Sant'Orsola che in una lettera inviata all'Ordine dei medici di Bologna bacchettano duramente i medici di base che prescriverebbero terapie sbagliate contro il coronavirus. La situazione è tale che i primari del Sant'Orsola Pierluigi Viale, Luciano Attard e Fabio Tumietto hanno chiesto all'Ordine di diffondere la comunicazione. 

"I medici di medicina generale ­- scrivono Viale, Attard e Tumietto - devono essere consapevoli della loro responsabilità nel momento in cui si avventurano in tale e altre prescrizioni fuori dalle linee guida". Nella missiva, si spiega che "nei Pronto soccorso di tutta Bologna stanno arrivando pazienti, anche giovani, con covid-19 severo che hanno quale unico fattore di rischio il fatto di avere iniziato la terapia con cortisone prematuramente". Secondo i tre esperti del Policlinico, "deve essere chiaro che un trattamento con cortisone iniziato entro sette giorni dall'esordio dei sintomi favorisce la replicazione virale e quindi l'infezione e le sue conseguenze". Peraltro, ricordano, "il Ministero ha comunque sconsigliato nei pazienti con covid-19 l'uso di cortisone sul territorio, con la sola eccezione dei soggetti in ossigeno-terapia domiciliare". Questi pazienti, tra l'altro, "dovrebbero essere ricoverati in ospedale se, per condizioni di base, elegibili a trattamento intensivistico", precisano Viale, Attard e Tumietto.

Cure con cortisone per pazienti covid. La replica dei medici di base di Bologna

Non si è fatta attendere la replica, piccata, dei medici di base bolognesi che bollano il messaggio dei virologi come "diffamatorio e arrogante". La Fimmg, Federazione dei medici di medicina generale, rispedisce le accuse al mittente e ci tiene a precisare la sua posizione, soprattutto all'indirizzo dei cittadini di Bologna. Prima di tutto - come riferisce l'Agenzia Dire che riporta la replcia - i tre rappresentanti della Fimmg citano la circolare del ministero della Salute del 30 novembre scorso, in cui si spiega che l'utilizzo del cortisone a domicilio "può essere considerato in quei pazienti il cui quadro clinico non migliora entro le 72 ore, se in presenza di un peggioramento dei parametri che richieda l'ossigenoterapia".

La Fimmg  sostiene poi che "la fantasia nei comportamenti prescrittivi, in una patologia ancora poco conosciuta, ha raggiunto livelli di difformità individuali, che non sono appannaggio della sola medicina generale e che proprio i tre firmatari della lettera conoscono benissimo, o dovrebbero. O si sono dimenticati della inclusione della idrossiclorochina in protocolli 'consigliati' e prescritti?", pungono i medici di base. 

Inoltre, continuano i tre rappresentanti Fimmg in risposta ai virologi del Sant'Orsola, "la responsabilità di comportamenti professionali medici, prescrittivi e comportamentali, è sempre individuale non di categoria. 

Arriva la lettera di scuse

Una lettera scritta "con la pancia", che è suonata come "un atto di accusa e di sfiducia" nei confronti dei medici di base. Cosa che invece "assolutamente non è". Si scusa così Pierluigi Viale, virologo del Policlinico Sant'Orsola di Bologna, per la missiva inviata ieri nella quale denunciava un aumento di pazienti con infezione severa da Covid nei Pronto soccorso cittadini, a causa di una cura con cortisone prescritta con troppo anticipo. 

Da qui la lettera di scuse di Viale, pubblicata in accordo con l'Ordine dei medici di Bologna. "Ritengo doveroso scusarmi a nome dell'equipe della Unità operativa di Malattie infettive per i toni dell'alert che è stato inviato ieri all'Ordine dei medici - scrive Viale - relativo alle nostre preoccupazioni inerenti l'utilizzo della terapia steroidea nelle fasi precoci di malattia. Stiamo vivendo giorni molto difficili e logoranti per cui scusateci se abbiamo parlato 'con la pancia', trasformando la normale dialettica scientifica tra professionisti in un testo che è suonato come un atto di accusa e di sfiducia nella professionalità dei tanti colleghi che stanno combattendo con noi".

Viale ci tiene a "ribadire con forza che non è assolutamente così e che da parte nostra permane una fiducia assoluta nel prezioso lavoro che la medicina di comunità svolge e svolgerà in futuro nella battaglia contro Sars-Cov-2". Però, aggiunge Viale, è "altrettanto vero che l'unità operativa di malattie infettive garantisce fin dai primi giorni dell'epidemia un supporto costante, culturale e operativo a tutti coloro che sono coinvolti nella battaglia. Quindi riteniamo che fare sentire la nostra voce sia un dovere".

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