Gli infermieri raccontano la pandemia fra i turni spossanti: "Mi chiedevo come si morisse di Covid. Adesso lo so"

Un'antologia che mette insieme oltre 50 testimonianze scritte da altrettanti infermieri. Otto i bolognesi che rientrano nell'e-book “Racconti di cura che curano”: "D'un tratto ci chiamano eroi, fino a poco fa eravamo dei fannulloni"

Tutto è cominciato con un post su Facebook e a scriverlo è stata un'infermiera di Bologna il 1°marzo 2020. Lei si chiama Silvia Fortunato ed è riuscita a raccogliere un'antologia di testimonianze da 58 colleghi che è ora diventata un ebook incentrato su questi due mesi di pandemia, durante la quale le persone hanno forse imparato a rivalutare e apprezzare la professionalità di tutto il personale sanitario. Sono otto le 'penne' bolognesi che hanno contribuito al progetto di solidarietà della federazione nazionale degli infermieri sotto l'hashtag #noiconglinfermieri: Angela Di Bilio, Rosina Briglio e Simona De Gregorio del policlinico Sant'Orsola Malpighi, Carmela Perrella, libera professionista; Maria Elena Caccavale, Roberta Velardi, Simona Camosci e R.Silvia Fortunato dell'Azienda Usl Bologna. 

Le loro parole, scritte per sofferenza o per sfogo, sono toccanti e messe insieme raccontano la dolorosa esperienza legata alla prima epidemia mondiale vissuta, quella del Coronavirus: "Non c’è il tempo per riflettere. Questo nemico è talmente invisibile ed insidioso che ti travolge il pensiero e l'anima nello stesso tempo. Lo vedi negli sguardi di chi conosci da una vita intera, quegli sguardi non sono più gli stessi. Lo vedi quando nel giro di 5/ 6 giorni devi smontare due interi reparti e ricomporli per adattarli a percorsi a noi sconosciuti. Lo vedi negli occhi di chi oggi ti dice entusiasta di un sogno che avrebbe raggiunto da lì a poco, e dopo una settimana esatta quegli occhi purtroppo li ha chiusi per sempre a causa del virus". Queste parole sono di Rosina Briglio, una delle infermiere contattate da Silvia per scrivere le pagine di un libro che su carta non si è riusciti ancora a farlo, ma che grazie alla versione digitale sta raccogliendo dei fondi a favore della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (l’e-book è in vendita sul sito www.clownbianco.com a 5 euro). Il 28 aprile, a pochi giorni dall’uscita, sono stati versati alla Fnopi 808 euro, ricavo delle 202 copie vendute tra il 24 e il 26 aprile. Il 4 maggio altri 506 euro, frutto delle 140 copie vendute tra il 27 aprile e il 3 maggio.

"All'improvviso siamo diventati eroi"

"Siamo diventati improvvisamente eroi quando fino al giorno prima si registravano continue aggressioni nei nostri confronti da utenti che ci additavano come personale fannullone e nulla facenti - racconta Silvia Fortunato, ideatrice del progetto - Da questo pensiero sono partita per affidare ai social alcune considerazioni sul nostro lavoro e sulla sfida che ci siamo trovati a combattere. E lo stesso hanno fatto in tanti su e giù per l'Italia, zone rosse comprese. Leggendo ho pensato al valore dei contenuti espressi e piano piano è venuta fuori l'idea di metterli insieme per un progetto che avesse più di un senso e più di un obiettivo". 

Ecco il post scritto dall'infermiera bolognese. Da qui è nato tutto il progetto. 

 
"Sono furiosa!!! È vergognoso sapere che solo in casi come questi ci si accorga che gli ospedali sono senza l’organico sufficiente, quando l’allarme della carenza del personale è scattato anni e anni fa. E non ci avete mai dato risposte. Non ci avete mai dato un contratto rispettoso per il ruolo e il lavoro che svolgiamo!

È vergognoso che lo stato capisca SOLO adesso che la sanità andava sostenuta mentre sono anni che noi lo urliamo.

Ad oggi la cittadinanza non si è mai fatta carico di noi e delle nostre problematiche. Non interessa a nessuno.

Anzi, spesso, siamo stati additati come nulla facenti, quelli cosiddetti fortunati con un “posto pubblico”.

Adesso per questa emergenza viene chiesto persino a medici e infermieri in pensione di dare una mano, si propone di assumere con un incarico a tempo determinato medici per 70 euro e infermieri per 30 euro, lordi per entrambi.

Ma qualcuno pensa di tutelarci o siamo considerati davvero carne da macello?

Si è fatta politica per anni a vantaggio della sanità privata depauperando quella pubblica, perché si potessero riempiere le casse di qualcuno senza tutelare davvero i bisogni di salute dei cittadini che se vogliono un esame subito gli si consiglia di andare a pagamento così si fa prima.

Noi operatori sanitari ogni giorno cerchiamo di fare il nostro meglio e rischiamo la salute con fonti probabili di contagio e non ci avete mai sostenuto sul fronte economico o con risorse aggiuntive e adesso?

Ci chiedete di rischiare per davvero, e non su una base ipotetica, la nostra salute barattando un po’ di denaro in più.

Siete scellerati, senza un briciolo di pudore e di rispetto verso chi offre la migliore assistenza ogni giorno e qui mi fermo!!!" 

1 marzo 2020, post Facebook di R.Silvia Fortunato, infermiera Bologna

Silvia, ci spiega come è riuscita a concretizzare l'idea dell'antologia e a farla diventare un libro? "Per ora è un libro elettronico sul quale ho lavorato la notte, nel mio poco tempo libero. Quando ho chiesto ai colleghi di cui avevo letto le parole scritte sui social la loro disponibilità ho riscontrato un'immediata disponibilità e in questo poco tempo siamo riusciti a trovare una casa editrice e araggiungere un ottimo risultato. Almeno, a noi piace molto e speriamo anche agli altri".

Qual è la cosa che più ti ha colpita delle parole dei tuoi colleghi? "In questo momento di distacco fisico intanto mi ha colpita la vicinanza delle persone, anche se da lontano. E come dicevo prima, la disponibilità nel mettersi a disposizione per questo progetto che comunque ha unito la professione. Il denominatore comune dei contributi è stata la volontà di far conoscere la nostra vera essenza e la nausea di sentirsi chiamati eroi quando di solito siamo quelli aggrediti dai pazienti nei pronto soccorso".   

Rosita: "Non c'è tempo"

"Una mia amica, ancor prima di collega, mi chiede di scrivere un racconto rispetto a quello che sto vivendo, perché scrivere è un po’ come fare una terapia, se qualche paziente mi ha fatto riflettere attraverso la malattia. Amica mia, ti dico che non ce proprio nulla su cui riflettere, perché non c’è il tempo per riflettere. Questo nemico è talmente invisibile ed insidioso che ti travolge il pensiero e l'anima nello stesso tempo. Lo vedi negli sguardi di chi conosci da una vita intera, quegli sguardi non sono più gli stessi. Lo vedi quando nel giro di 5/ 6 giorni devi smontare due interi reparti e ricomporli per adattarli a percorsi a noi sconosciuti. Lo vedi negli occhi di chi oggi ti dice entusiasta di un sogno che avrebbe raggiunto da lì a poco, e dopo una settimana esatta quegli occhi purtroppo li ha chiusi per sempre a causa del virus. È terribile quello che sto e che stiamo vivendo tutti, ma la cosa più crudele è che ai nostri amati nonni, il nemico invisibile sta portando via la libertà, quella che proprio loro avevano combattuto e vinto sul Fronte. (31 marzo 2020-Rosina Briglio, Infermiera Bologna)

Due parole con cui Simona sintetizza questo periodo: "riconoscenza e rinascita"

"Ogni esperienza, ogni fase della nostra vita, racchiude nel proprio essere varie “sfaccettature”. In questo momento, tutto sembra così surreale, così lontano da noi e credo che proprio ora siamo alla ricerca “disperata” di tante risposte... Mi sono trovata senza avere il tempo di realizzarlo “catapultata” in una nuova realtà sia lavorativa che emotiva in ambito sanitario. Persone nuove, spaventate , affannate...ma pur sempre solidali nell’affrontare questa situazione di emergenza.  Nei loro occhi un po’ di smarrimento e paure che con il passare dei giorni , si sono trasformati in coraggio e tenacia!!! Io...il mio vivere questo capitolo della vita lo potrei sintetizzare in 2 semplici parole: riconoscenza e rinascita. Riconoscenza sincera e sentita nei confronti di coloro che davvero stanno mettendo a disposizione di tutta la nostra comunità ogni energia per combattere questo “nemico” che non ha pietà per nessuno, quegli operatori che con poche parole, con poco clamore a testa bassa si trovano in prima linea e non mollano. Nel mio piccolo, anche io ho messo a disposizione le mie risorse, ma niente rispetto alla loro dedizione e alle loro fatiche Però che fatica...che amarezza, per ottenere una meritata considerazione da parte della gente, ci voleva tutto questo!?? In questo mio percorso personale, anche una nota positiva, la rinascita. Vedo tutto attorno a me con occhi diversi, con occhi più attenti.
Il risveglio del mio parco , attraversato mille volte in passato dove il mio sguardo non si era mai soffermato ,ora lo riscopro , così vivo nei suoi colori, nei suoi profumi...silenzioso, calmo. Le passeggiate con i miei cani, la mia valvola di sfogo, nei mesi scorsi quasi un sacrificio, adesso una vera benedizione. Il tempo dedicato alla famiglia, ai figli prima centellinato ora adorato, le videochiamate con le amiche, il valore di una parola, di un sorriso... dell’amicizia quella vera!!!! E ora continuo ad elaborare i miei pensieri godendo solo di un fattore, il silenzio, quello di cui inconsapevolmente avevo bisogno (03 aprile 2020 – Simona Camosci, infermiera Bologna)

Il diario di Angela: "Un altro nonnino mi ha detto Io non ce la faccio"

"Giorno 1. 5.30 sveglia. "Aspetto! magari svengo perché non ho dormito dall'agitazione, mi viene un mal di pancia, scendo dalle scale e mi slogo una caviglia così non vado! Angela, smettila di fare la bipolare e vai che vuoi che sia. Allora vado! Mi presento nel reparto infettivi! Colleghi devastati da una notte infernale, avevano appena mandato una donna di 40 anni in rianimazione. 56, 53, 65, 68, 83, 91...
L'età di alcuni pazienti ricoverati per Covid-19. Dico, alla faccia, dicevano che questo virus colpiva per lo più anziani. Cambio di programma qualcuno deve andare al primo piano che sono in meno, vado io. Vestizione e svestizione, pensavo che fossero chiari nella mia mente. Invece no! Il concetto di proteggersi in maniera totale seguendo dei riti o passaggi precisi, rivolti a non far passare neanche un patogeno, può solo averlo ben chiaro chi lavora nel reparto infettivi. Adesso lo so anche io! Cerco di aiutare la collega nel fare la terapia, vengo bloccata dalla prima urgenza, metti catetere vescicale, fai prelievo, tranquillizza il pz metti flebo, saturazione, emogasanalisi, due ore, Medici, infermieri ed oss con le proprie competenze. Il reparto pieno. Finito ritento di dare aiuto alla collega con la sua infinita terapia, ma vengo bloccata di nuovo, altra urgenza. Un altro nonnino di 83 anni, che mi dice non c'è la faccio, il tempo di preparare la prescrizione del medico, morfina e midazolam in pompa per alleviare le sue sofferenze…. Il paziente è morto! Fino a ieri mi chiedevo come si moriva di coronavirus, adesso lo so! Per SOFFOCAMENTO può morire un anziano che magari era un nonno o una nonna affettuosa, che aiutava economicamente i figli, cosa importa è un essere umano. Potrà pure morire un immunodepresso giovane o meno giovane, è sempre un essere umano. Più andiamo avanti e la sanità collasserà, più la gente si infetta e più si dovrà scegliere chi vive o meno.

Giorno 2. Turno pomeridiano. Mi sento positiva! Vado in reparto, il paziente xy è deceduto, iniziamo bene! Stavolta prendo in mano un settore, inizio ad organizzarmi la terapia, mi arriva un valido suggerimento di una collega che mi dice di concentrare l assistenza perché il materiale inizia a scarseggiare. Ok! Parto con il carrello! Entro nella prima camera, la paziente xx è sola, avvilita, stanca, sudata per le febbri, arrabbiatissima.
Ho visto passare l'infermiere una volta sola e poi basta, non voglio fare più le flebo, mi dice! Signora, parliamone, stamattina il collega purtroppo ha dovuto affrontare delle urgenze, ha ragione ma veniamoci incontro, la capisco e mi spiace tanto! Provo a farle un sorriso, o meglio lo faccio con gli occhi. Allora cerco di affacciarmi ogni tanto almeno sente la mia voce, penso! Prima di andare a casa la saluto e la signora mi ringrazia affettuosamente! Poi vado da un ragazzo che penso essere depresso, la collega dice con le lacrime agli occhi che era così perché aveva visto morire tante persone!
SOLITUDINE, DEPRESSIONE E SOFFOCAZIONE e siamo a TRE, I termini per descrivere il Coronavirus. 
Ma allora quelle persone che non accettano di limitare i propri spazi vitali, gli farei fare un giretto turistico per questi reparti! ma non mi facessero girare le ovaie che neanche al mio peggior nemico augurerei tutto questo!!!
Passo e chiudo!
Ah! Mi hanno chiesto di essere più ottimista...
Dove è andato a finire il nostro istinto di sopravvivenza e di conservazione se per andare in discoteca, incontrare amici al bar, al mare.... Mettiamo a repentaglio la vita. Non sappiamo come questo virus potrà mutare, quindi stiamo in allerta, perché finora mi sa che non lo siamo stati abbastanza!

Giorno 3. Turno di notte. "Non commento perché potrei imprecare in aramaico. A quelli che dicono che mettiamo ansia, paura… Sensibiloni che siete con il......degli altri! Paura dovete avere! Quando leggo che è tutto un fake la storia di prendere la decisione di chi deve vivere o morire... Allora siamo tutti bugiardi! Scusate gente abbiamo scherzato. Mi rivolgo agli scettici, che non volete rinunciare a nulla perché vi sentite immuni a questo virus, quando ci verrete a trovare fatevi riconoscere, vi riserviamo un trattamento speciale fatto di SOLITUDINE, DEPRESSIONE E SOFFOCAZIONE. TUTTO ANDRÀ BENE SE RESTATE A CASINA.  (9 marzo 2020 - Angela Di Bilio, infermiera)

"Si sono io, non sono un’astronauta né un’eroina. sono un’Infermiera!  Non voglio un “premio” in busta paga questo mese, ho scelto il mio lavoro e lo sceglierei 1000 volte ancora , senza premi di consolazione! Nascosto , sotto due mascherine, indosso un sorriso , quello che dovrebbe dare forza ai miei pazienti; purtroppo costretti a lavorare in questa condizione l’unica parte visibile del nostro corpo sono gli occhi , ed oggi durante tutto il turno ho cercato di sorridere proprio con quest’unico accessorio che ci rende distinguibili tra tutti gli altri colleghi, gli occhi! Mi ripetevo continuamente di non lasciar trapelare quanto stessi soffrendo con quella tuta, quanto fosse difficile respirare con due mascherine e tenere i nervi saldi quando mi si appannavano gli occhiali, sarà meglio non bere ,mi son ripetuta ,per tutto il turno ,per evitare lo stimolo di dover andar al bagno, dedicherò dopo il tempo a me stessa, ora i pazienti hanno bisogno di me, della forza trasmessa dai miei occhi! Non mi unisco al solito appello che ormai pervade il mondo, non mi rivolgo ai miei concittadini che inesorabilmente continuano ad uscire. Il mio pensiero va alle mogli , ai nipoti , ai figli dei pazienti e proprio a questi ultimi...ai miei pazienti, a quelli che intubati cercano di lottare e a quelli più fortunati che non necessitando di questa manovra invasiva, riescono, grazie alla tecnologia a restare in contatto con i propri cari e come ho detto ieri, partecipando ad una videochiamata di un mio paziente con la moglie “Siate forti, i vostri cari non sono soli, pensiamo noi a loro, ce la faremo” (22 marzo 2020 - Simona De Gregorio, infermiera Bologna). 

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