Pandemia e malattie psicosomatiche: "Paura e allerta 'perenne' possono portare a un abbassamento delle difese immunitarie"

Gli psicologi che affiancano i medici di base: "Richieste di aiuto aumentate del 30 per cento". In città undici ambulatori con sedute dedicate

Un aumento del 30-40 per cento delle richieste di aiuto e liste di attesa triplicate. E' uno degli effetti che stanno registrando gli psicologi di base, una rete di psicoterapeuti che dal 2015 affianca alcuni medici di base nell'assistere i pazienti anche dal punto di vista psicosomatico. 

A parlare della crescente richiesta di supporto e dei problemi che la pandemia sta portando nel vissuto dei bolognesi è la dott.ssa Virginia Martelli, che insieme ad altri soci e sotto la presidenza del dott. Gabriele Pellecchia gestiscono una rete di undici ambulatori sotto le Torri per aiutare i medici nelle diagnosi, in un progetto curato dal Centro studi e ricerche in terapia psicosomatica.

Dott.ssa Martelli, cosa state riscontrando dall'inizio della pandemia?

Nel corso del 2020 un 30-40 per cento di richieste in più, sulle circa 250 prese in carico, e le liste di attesa che dalle due settimane si sono allungate fino a un mese e mezzo. Durante pandemia attraverso attività online siamo riusciti a fare sportello e anche a effettuare alcuni piccoli interventi. Cerchiamo offrire strumenti che aiutano popolazione ad affrontare questi momenti che stiamo vivendo, con una strategia su base scientifica.

Quale è il sentimento primario che emerge nei pazienti?

Paura. Paura dell'incertezza e di essere infettati. E questo mantenersi in uno stato di allerta perenne (per esempio una eccessiva attenzione alle notizie sulla pandemia, così come la continua attenzione e concentrazione che deve essere posta sulle restrizioni ai movimenti) si trasmette a volte nel corpo, lo stress disregola il sistema immunitario e ormonale .

Quali sono i disturbi più frequentemente riscontrati?

Ovviamente l'ansia, nelle sue varie forme, moltissime connesse alla perdita del lavoro. Poi ipocondria, disturbi del sonno, rabbia 'da restrizioni'. sul fronte strettamente legato alla somatizzazione tantissime forme legate all'apparato gastro-enterico, ma anche ricorrenti cefalee, che magari sono legate per contro a un periodo di forte stress lavorativo.

Il vostro lavoro è molto incentrato sui sintomi psicosomatici...

Esatto. Il termine esteso è approccio biopsicosociale. L'ottica è che tutti i sintomi sia clinici siano da contestualizzare sul piano biologico, psicologico e sociale, come ad esempio una pandemia in corso. Quindi per esempio ho un mal di pancia, una contrattura muscolare, una orticaria... il nostro approccio è: dal punto di vista biologico hai la pelle delicata, ma psicologicamente come ti senti? Socialmente cosa stai vivendo? Ci sono difficoltà lavorative, ci sono problemi economici?

Ma in cosa si differenzia il vostro servizio da quello di un Centro di salute mentale?

Noi facciamo prevalentemente prevenzione primaria. Prima cioè che i disturbi si cronicizzino e che quindi servano terapie più lunghe e magari trattamenti farmacologici. E' il lavoro del medico di base dal punto di vista psicologico. Per esempio se uno ha dei sintomi, come un continuo mal di pancia, non altrimenti spiegato, il nostro lavoro consiste nel ricercare delle connessioni. Magari ci sono degli eventi stressanti che possono aver contribuito alla comparsa o alla acuizione di questo continuo mal di pancia: forse un lutto recente, una separazione, o appunto, una pandemia in corso.

Chi sono specificità nel tipo di pazienti che si rivolgono a voi?

Ci sono molte famiglie in difficoltà al loro interno. A noi non sono arrivati casi di violenza domestica, ma molti casi di aiuto per quanto riguarda il cosiddetto stress familiare, è cioè il disagio all'interno della famiglia perché costretti dalle restrizioni a condividere tempo e spazio con altri membri, con i quali il rapporto è difficile. Penso per esempio a un matrimonio in crisi, oppure alla presenza di soggetti anziani o disabili. Ecco, il confinamento forzato dentro le mura domestiche ha moltiplicato le occasioni di stress, che hanno o creato o aggravato una situazione già difficile di convivenza. Spesso le persone che arrivano manifestano il disagio, ma non riescono a risalire alla causa del disagio stesso. Come nel caso della pandemia, un cambiamento della routine dato da situazioni esterne si riflettono all'interno del nucleo, con delle conseguenze.

Tornando all'attività dello psicologo di base: dopo che succede?

L'esito -previo consenso del paziente- viene rimandato al medico curante che poi decide cosa fare. Altre volte riusciamo a offrire piccoli interventi come alcune sedute di psicoterapia, una decina di colloqui per persone che presentano un focus specifico sul quale lavorare, e poi facciamo, oltre al training autogeno e alla meditazione, anche alcuni gruppi sull'educazione alle emozioni. Di base cerchiamo di dare alle persone alcuni strumenti cognitivi per capire dove loro stesse sono collocate, rispetto a un contesto difficile, come appunto una pandemia.

Ci sono costi da sostenere?

L'intervento principale del nostro progetto è la consulenza, gratuita, negli ambulatori del medico di base. Quindi le consulenze per l'utenza sono gratis. Chiediamo in alcuni casi un piccolo contributo, ma non è a scopo di profitto, quanto per responsabilizzare chi si rivolge a noi a portare avanti il percorso intrapreso. Sul fronte del finanziamento del progetto cerchiamo contributi periodicamente: quest'anno è arrivato quello della Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna, che del resto finanzia il progetto dal 2016.

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