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Salute mentale, effetto Covid sui più giovani: "Attacchi di ansia nei bambini e sindromi psichiatriche tra gli adolescenti"

Un aumento di richieste di almeno un terzo in questa nuova ondata della pandemia in Emilia-Romagna

Attacchi di ansia nei bambini tra gli otto e i 12 anni e sindromi psichiatriche tra gli adolescenti. Sarebbero i risultati dell'emergenza Covid tra i più piccoli e i ragazzi, con un aumento di richieste di almeno un terzo in questa nuova ondata della pandemia in Emilia-Romagna.

Angelo Fioritti, presidente del Collegio nazionale dei Dipartimenti di salute mentale e responsabile di quello dell'Ausl di Bologna, in un intervento pubblicato oggi sul portale Quotidiano Sanita' spiega: "Dal punto di vista psicopatologico troviamo sindromi ansiose nei più piccoli (8-12 anni) espresse soprattutto attraverso la sfera somatica", manifestandosi cioè con "mal di pancia, mal di testa, aumento o perdita di peso, incubi, enuresi". Negli adolescenti, invece, emergono "sindromi psichiatriche e comportamentali complesse" come "ritiro domestico tipo hikikomori, autolesionismo, accentuazione di sintomi ossessivi, aggravamento dei disturbi del comportamento alimentare, disturbi del pensiero". Nei bambini con disabilità e disturbi dell'apprendimento, invece, "si assiste a una regressione rispetto ai livelli raggiunti" e un maggior divario coi loro coetanei. "Sono evidenti le implicazioni in termini di salute mentale che ciò potrà avere se dovesse persistere e aggravarsi questa disuguaglianza", avverte Fioritti.

Il direttore riporta una prima raccolta non standardizzata dei dati dei servizi regionali dell'Emilia-Romagna da cui "risulta che nel periodo novembre 2020-febbraio 2021, rispetto all'omologo periodo 2019-2020, si sia registrato un aumento delle richieste territoriali di circa il 30% per tutte le suddette condizioni cliniche. Il tutto in un sistema che aveva visto crescere la domanda del 50% nei 10 anni precedenti, lavorando in pratica ad isorisorse".

La prima ondata della pandemia, invece, "non ha prodotto guai ulteriori rispetto alla situazione pur drammatica di partenza"

Questa situazione, afferma Fioritti, tra l'altro "non pare essere diversa in altre parti d'Italia". Per quanto riguarda l'emergenza, invece, "sono state segnalate impennate negli accessi in Pronto soccorso e nei ricoveri", che rappresentano però "la punta dell'iceberg" e quindi le "proposte di soluzioni basate su tale aspetto non possono che essere fallimentari, per quanto il problema esista e vada affrontato". La prima ondata della pandemia, invece, "non ha prodotto guai ulteriori rispetto alla situazione pur drammatica di partenza- sottolinea il direttore del centro di salute mentale- qualcuno suggerisce che la chiusura delle scuole sia stata cognitivamente presa come una sorta di vacanza anticipata dai ragazzi, che poi hanno avuto limitazioni relative durante l'estate. I dati di attività dei servizi sembrano confermare che al primo giro non ci sia stato un aumento nè delle richieste di aiuto, nè delle attività di emergenza", ad esclusione degli studenti con disabilità e le loro famiglie, "che già alla prima ondata hanno sperimentato una significativa regressione delle abilità faticosamente conquistate e livelli di stress importanti".

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A conti fatti, dunque, "quella attuale sembra essere una crisi più grave rispetto alle precedenti- avverte Fioritti- che comunque a varie riprese negli ultimi 10 anni si erano già verificate". Nell'area metropolitana di Bologna, ad esempio "dal 2011 al 2021 le prime visite di neuropsichiatria infantile sono aumentate del 50% e in particolare quelle per problemi di psicopatologia dell'adolescenza  sono aumentate dell'83%". In altre parole, analizza Fioritti, "non è tutta colpa del lockdown, anche se quest'anno sta pesando sulla salute mentale degli italiani e probabilmente in misura maggiore sulla salute fisica e mentale dei bambini e degli adolescenti. Diversi indicatori di salute mentale dei giovanissimi sono in calo da almeno 15 anni e in parallelo le richieste di aiuto ai servizi pubblici e privati sono andate crescendo esponenzialmente". Il quadro, continua Fioritti, "non è molto diversa tra aree urbane, suburbane e rurali e non sembra essere granche' diversa tra nord, centro e sud". (dire)

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