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Primo giorno di chiusura alle 18 per bar e ristoranti: "Ci vorrebbe più elasticità" / VIDEO

C'è un prima e un dopo le 18 lunedì 26 ottobre, a Bologna come nelle altre città: bar e ristoranti abbassano le serrande, mentre cinema e teatri non aprono affatto

 

C'è un prima e un dopo le 18 lunedì 26 ottobre, a Bologna come nelle altre città: bar e ristoranti abbassano le serrande, mentre cinema e teatri non aprono affatto, come ha stabilito l'ultimo decreto del Presidente del Consiglio che cerca così di far fronte alla seconda ondata di coronavirus, mentre in Emilia-Romagna i contagi hanno superato la soglia dei mille.

Nel primo giorno di "mini-lockdown", pochi minuti dopo l'orario stabilito, le serrande si abbassano e le sedie sono tutte impilate nel centro di Bologna, mentre i locali che offrono la consegna a domicilio si chiudono dentro per timore dei controlli: "Magari passano, fanno la foto e poi ti arriva la multa", dicono. 

L'opinione è unanime per le vie della città: "La salute prima di tutto, ma la chiusura alle 18 è esagerata, ci vorrebbe un po' di elasticità ed è sbagliato chiudere cinema e teatri". 

"Mi sono appena laureata - dice una violoncellista a Bologna Today - è triste cercare lavoro in un mondo che chiude i teatri alla prima occasione, la cultura è sempre la prima cosa che viene messa da parte, anche se è dimostrato che i contagi sono pressoché nulli durante gli spettacoli o i concerti".

"In questa zona abbiamo circa 70 attività tra bar, ristoranti e take away, sta prevalendo nei giovani un senso di irresponsabilità - sottolinea Otello Ciavatti del comitato Piazza Verdi - forse è esagerata la chiusura alle 18, non condivido la chiusura di teatri e cinema". 

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"Terribile che stiano bloccando le possibilità di godere della cultura e il lavoro delle persone, cinema e teatri sono controllati". Così una lavoratrice dello shop della Cineteca di Bologna. "Abbiamo già dei debiti, decidono tutto loro senza sentire il popolo, i residenti e i commercianti -  è preoccupato il titolare di un take away indiano di via Petroni - siamo rimasti male, così non ce la facciamo". 

"Sono qui dal 1952 - dice la titolare dell'ottica di via San Vitale - quelli che sono a Roma lo stipendio ce l'hanno, ma noi i soldi per le tasse dove li prendiamo?". E anche per il tabaccaio le cose non vanno bene: "Stiamo qui a guardare la strada e ad aspettare i pochissimi clienti che entrano, non serve neanche a pagare le bollette". 

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"Rispettiamo le regole anche se alcune sono assurde, ad esempio la chiusura delle palestre che hanno speso soldi per adeguarsi, per il nostro settore - immobiliare - ci sono pochi studenti che cercano casa, ma le vendite vanno benino".

"Lavoro in una pizzeria che chiude alle 18, continueremo con l'asporto, l'orario si è dimezzato, o chiudi tutto o non chiudi niente, faremo take away, tu lavori e le piattaforme internazionali guadagnano, o chiudi tutto o non chiudi niente". 

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