Paolo Pandolfi (Ausl): "Focolai sotto controllo, nessuna improvvisazione. Il vaccino non prima del 2022"

L'INTERVISTA. Il Direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Azienda Usl di Bologna spiega: "I focolai sono sotto controllo e abbiamo un piano per chi arriva dall'estero. Chiedo più responsabilità ai giovani"

Paolo Pandolfi

Paolo Pandolfi, direttore della Sanità pubblica dell’Ausl, torna a parlare del Coronavirus partendo dagli ultimi focolai bolognesi per arrivare ad alcune previsioni sul vaccino, che andrà testato non solo in laboratorio, ma la cui efficacia sarà provata davvero solo sul campo. Mentre il sindaco Virginio Merola chiude Piazza San Francesco attraverso un'ordinanza che entra in vigore oggi, anche Pandolfi fa un appello ai giovani: "Non sentitevi esclusi dalla malattia, la responsabilità è collettiva". 

Intanto le chiedo un quadro oggettivo della situazione su Bologna ad oggi (qui l'ultimo bollettino Covid-19 del nostro territorio). Nell'occhio del ciclone il settore della logistica...c'è preoccupazione? Quali sono le azioni messe in campo per monitorare e arginare i contagi in questo ambito? Con i tamponi ai lavoratori, effettuati a fiume e anche in loco, le aspettative sono di vedere un aumento di positivi? Sarebbe un dato allarmante?

"Il fatto che abbiamo messo mano al settore sta a significare alta attenzione proprio laddove il rischio è maggiore, sia per il tipo di organizzazione del lavoro che per il suo tasso di precariato, un'attività che necessita relazioni e rapporti interpersonali e quindi più esposta. La preoccupazione è relativa visto che abbiamo messo in campo interventi preventivi che permettono da un lato di trovare i casi di asintomatici e dall'altro di isolare poi le persone positive riducendo al massimo i contagi. L'azione deve essere rapida per non sovraccaricare le strutture ospedaliere. In questo momento a Bologna abbiamo alcuni focolai familiari e quelli aziendali sono i casi che ben conosciamo di Bartolini e TNT, oltre a quelli 'vecchi' di alcune Cra. Tutti sono assolutamente controllati. 

Con la quantità di tamponi che stiamo facendo e che faremo ci aspettiamo naturalmente una crescita dei positivi, che è dovuta e monitorata, la natura preventiva dei test eviterà la diffusione incontrollata del virus e ciò è di grande valore per l'intera comunità". 

Velocità d'azione e contact tracing: fattori determinanti per la guerra al virus

Quanto conta il fattore temporale nelle azioni che state mettendo in campo? E il contact tracing dà i risultati sperati?

"La rapidità è molto importante perchè agire sull'evento sentinella nell'arco di 48/72 ore significa gestire il contatto nel periodo di contagiosità più alto. Tendenzialmente ci riusciamo. Il metodo funziona e serve, il problema è che l'andamento del virus va a picchi con alti e bassi e questo implica un eccesso di richiesta in alcuni momenti critici che va gestita con flessibilità e un numeri di operatori sufficiente. Abbiamo già messo in campo nuove risorse e in questo senso abbiamo già avuto le rassicurazioni di Ausl e della Regione Emilia-Romagna. Nel periodo di massimo contagio (aprile 2020) avevamo a disposizione 40 persone per il contact tracing (che sì, dà i risultati sperati) e se ne facevano fino a 200 in un solo giorno; adesso che i numeri sono nettamente differenti il personale è ridotto a 10". 

Il problema dei giovani: "Quando si sta bene non si pensa a prevenire. Faccio un appello di responsabilità"

Secondo lei a livello generale si è un po' abbassata la guardia? Quali gli atteggiamenti più a rischio e i timori per i mesi futuri? 

"Ci sono categorie di persone molto attente che seguono buone abitudini come lavarsi spesso le mani e indossare le mascherine, oltre che rispettare le distanze: per la maggiore sono persone anche di una certa età, mentre per quanto riguarda i giovani fra i 18 e i 30 anni l'atteggiamento è nettamente diverso e lo si capisce osservando che i focolai non riguardano persone anziane. Quando si sta bene non si pensa a prevenire eventuali malattie e si è convinti che a noi non toccherà. Ciò però crea problemi a tutti gli altri. I ragazzi possono divertirsi anche facendo in modo di stare con poche persone (sempre le stesse se possibile) ed è a loro che mi sento di fare un appello di responsabilità. L'estate va vissuta, ma restiamo consapevoli del fatto che il virus si trasmette per contatto e l'estate è fatta di contatti".

La responsabilità della stampa: informazione corretta e fake-news

Cosa potremmo fare o smettere di fare noi giornalisti per agevolare una corretta informazione a tema Covid? Ha letto o ascoltato negli ultimi tempi informazioni scorrette o parzialmente corrette che si sente di smentire/chiarire? "L'informazione deve essere equilibrata e deve basarsi su fonti affidabili e sicure. Quando si parla di salute sono solo le autorità sanitarie a poter dare certezza di attendibilità, di informazione vera e controllata. Il sentito dire, il detto, il riferito...a volte anche la voce di alcuni sindacati può confondere. Quando si cerca lo scoop a tutti i costi si rischia di non essere affidabili. 

Una notizia non vera che ho letto in questi giorni è che Ausl non avrebbe un piano per le persone che arrivano dall'estero: non è così perchè gli arrivi sono tutti controllati con un medico a disposizione 24 ore su 24. Se c'è febbre, anche in collaborazione con la Croce Rossa, il paziente viene spostato in isolamento. Tutte le aziende Usl sono organizzate, sappiamo bene che l'improvvisazione non paga". 

"Il Coronavirus non è una malattia democratica"

Il Covid-19 ha ampliato le disuguaglianze sociali: è il risultato che emerge chiaramente da uno studio che avete fatto in Ausl. In che modo e con quale peso sono stati maggiormente colpiti anziani, gli stranieri, i pensionati e i poveri? A livello sanitario cosa potete ricavare da questo dato e come è possibile agire in previsione di un non auspicabile ritorno del virus? 

"Non è una malattia democratica e ha colpito le classi sociali più svantaggiate, soprattutto durante lockdown, visto che parliamo di categorie di lavoratori che non si sono potute fermare. Nella prima fase i contagiati erano quelli che per lavoro giravano il mondo, nella fase acuta invece lo sono stati i precari. Tecnicamente per prevenire bisogna fare bene la diagnosi, togliere di mezzo le malattie che possono confondere e quindi andare per esclusione con una diagnosi veloce".  

Il vaccino: quando?

Una domanda sul vaccino: secondo lei quali sono le previsioni verosimili sulle tempistiche? E' abbastanza ottimista e fiducioso a riguardo? 

"La ricerca sul vaccino è molto avanzata e tanti Paesi ci stanno lavorando. I tempi non saranno brevi e secondo le mie previsioni si andrà oltre la stagione 2020/2021. Inoltre la sua efficacia si baserà non tanto sugli studi e la teaoria, ma in corso d'opera". 

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