Covid e aumento contagi, il Tribunale: "Non possiamo garantire home-working al 50 per cento"

Il presidente del tribunale Francesco Caruso fa il punto sulla situazione nelle aule giudiziarie alla luce del ritorno all'aumento dei contagi. In dirittura d'arrivo il trasloco negli spazi più ampi della ex maternità. Prima gli uffici Gip, poi le aule dibattimento

Se il tribunale dovesse lavorare al 50 per cento in home working "per noi significa quasi chiudere". Non lascia spazio a interpretazioni l'affondo del presidente del Tribunale Francesco Caruso, che oggi ha raccolto la stampa per fare il punto sulla situazione degli uffici giudiziari, vista anche la recrudescenza di contagi da Covid-19 nel Paese.

L'agitazione nasce da una circolare che il ministero di Giustizia ha inoltrato a via Farini, dove si impone -sintetizza Caruso- di "garantire lo smart working per almeno il 50% del personale dell'amministrazione giudiziaria".

"Noi ritenevamo che aver ripreso il lavoro a luglio fosse una cosa apprezzata", chiosa Caruso, in riferimento alla progressiva ripresa delle attività in presenza, dopo la chiusura durante il lockdown e oltre, serrata che peraltro aveva fatto arrabbiare anche gli avvocati. Ora, dal lato del ministero -che nel frattempo ha chiuso un accordo con i sindacati, è arrivato un altro ordine.

Covid e giustizia, il presidente del Tribunale: "11mila cause penali pendenti"

Caruso sottolinea: "Abbiamo già una carenza del 30% di personale amministrativo e non abbiamo la possibilità di consentire ai dipendenti amministrativi di connettersi da casa con i registri informatizzati del Tribunale".

In sostanza, sintetizza Caruso, "manca il personale, e le cose peggioreranno se a questo si aggiungerà l'home working". Al massimo si può arrivare "al 10%, e mi riferisco ad alcune attività amministrative che non richiedono il collegamento ai registri informatizzati o altri contatti con il pubblico", altrimenti "non abbiamo la possibilità di consentire al personale di accedere da casa ai registri informatizzati", e "non possiamo consentire ulteriori distacchi di persone che da casa non potrebbero svolgere appieno il loro lavoro".

Il tutto poi viene a gravare sugli "oltre 11.000 processi pendenti nel penale", di cui tanti sono stati rinviati durante e dopo il lockdown. 

Covid, contagi e processi in presenza: "Aule attesa affollate, arriveranno indicazioni"

Un altro punto affrontato sono le code e gli assembramenti fuori dalle aule di udienza. Caruso riconosce che i giudici hanno sbagliato, continuando a fissare le udienze tutte allo stesso orario, e au questo fronte promette di dare ulteriori indicazioni alle toghe. "Quando più processi sono fissati alla stessa ora, devono ritenersi fissati a distanza di cinque-10 minuti l'uno dall'altro", sancisce Caruso.

Sul lato degli avvocati invece si precisa che "stiamo cercando fare capire ai legali che il personale li cerca prima delle udienze" e che quindi non è necessario che stazionino in anticipo tutti davanti alle aule.

Infine, il presidente del Tribunale fa sapere di aspettarsi "novità, a livello centrale, sul tema della digitalizzazione, perché in Italia siamo molto avanti con il processo civile telematico, ma molto indietro con quello penale, dove di fatto si fa ancora tutto su carta".

Trasloco tribunale alla ex amternità: "siamo in dirittura di arrivo"

La buona notizia è che, dopo tanti rinvii, sembra essere finalmente arrivato il momento del trasloco del polo penale all'ex Maternità di via D'Azeglio. "Dobbiamo tenere botta ancora per un mese-un mese e mezzo", annuncia il presidente.

Da parte sua, Caruso auspica "che ci consegnino formalmente il palazzo nella settimana del 26 ottobre". A quel punto, spiega, "dovremo fare delle operazioni tecniche relative a connessione internet, telefoni e metal detector, poi cominceremo a trasferire gli studi e le aule d'udienza, che non ci daranno prima del 15 novembre".

A quel punto, "una volta sistemato tutto, si trasferiranno magistrati e fascicoli". La prima sezione che cambierà casa sarà "l'ufficio Gip, che è quello messo peggio perché i giudici non hanno aule d'udienza".

Finora, ricorda infatti Caruso, i gip "hanno lavorato nelle loro stanze, ora non possono farlo e hanno avuto due aule prima destinate al dibattimento".

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Questo, però, ha provocato una sorta di 'effetto domino', in quanto "le aule per il dibattimento, che già erano poche, sono ulteriormente diminuite". La speranza, conclude il presidente del Tribunale, è di "poter per fine novembre-primi di dicembre la prima udienza gip all'ex Maternità", mentre per il dibattimento "credo che non se ne parlerà prima di dicembre, forse gennaio".

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