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Strutture per anziani e Covid, gli operatori sollecitano: "Vanno divise in piccoli nuclei con personale dedicato"

Il comitato che raccoglie familiari e lavoratori sanitari: "Chiediamo profilassi e prevenzione, tutela degli ospiti, mantenimento costante di un controllo mirato al fine di eliminare il più possibile i contagi nelle strutture"

I problemi erano stati segnalati da tempo, ma le segnalazioni sono state sempre ignorate e le decisioni rimandate: è questo il pensiero del comitato regionale "Libro Verde", costituito da famigliari e operatori delle Residenze per anziani, disabili fisici e malati psichici. In tempo di Coronavirus e con i focolai che hanno interessato alcune strutture della città: "Crediamo siano necessari dei tavoli di lavoro, per verificare le linee guida e la normativa regionale, sulle tematiche relative all'assistenza sanitaria, accreditamenti, dimissioni protette, pianta organica del personale, ausili e il problema degli immobili (molti dei quali fatiscenti) e tutte le procedure da mettere in atto in periodo di Covid: profilassi e prevenzione, tutela degli ospiti, mantenimento costante di un controllo mirato al fine di eliminare il più possibile i contagi nelle strutture per anziani e nell'assistenza domiciliare di disabili e malati psichici". 

Contagi nelle CRA: "Strutture che non riescono a tenere isolati i positivi"

"Di fatto è stato impossibile mantenere le persone infette isolate all'interno delle case per anziani, soprattutto nelle strutture più datate - dice Domenica Le Pera, operatrice socio-sanitaria delegata del sindacato USB - per quello che riguarda la nostra esperienza all'interno dell'azienda pubblica, diciamo che i problemi riguardano prevalentemente le strutture più vecchie dal punto di vista strutturale e quelle per le quali avevamo segnalato criticità già in periodo pre-Covid, vista la mancanza di una procedura uniforme, coerente ed efficace per contrastare virus e batteri in generale". 

"Ci sono utenti con polipatologie non isolati, magari in camere doppie o triple con bagno in comune perchè negli anni ci sono state varie deroghe. Ci sono poi utenti autosufficienti che possono uscire dalla struttura e che poi rientrano. Ci sono, ancora, persone affette da disturbi del comportamento come l'Alzheimer o il cosiddetto wondering (pazienti che vagano e non possono essere fermati)...e poi le mense condivise. Insomma così risulta difficile garantire la sicurezza totale. Saremo sempre a rischio se non si risolvono i prolemi alla base. Da anni diciamo che ci sono bombe pronte ad esplodere ciò che chiediamo in primis è eliminare e ridurre il numero degli utenti in spazi piccoli e rivedere le strutture dividendole in nuclei indipendenti e autonomi con sala pranzo e operatori dedicati". 

"Bisogna lavorare anchesul rapporto numerico pazienti/utenti da rivedere, cosa di cui abbiamo già discusso con l'assessore Raffaele Donini con la promessa di un impegno da parte della Regione Emilia-Romagna dopo aver fatto emergere alcune criticità" conclude Le Pera.

 

L'appello di "Libro Verde": attenzione al profilo psichico

"La situazione è pericolosa anche sotto il profilo psichico dei pazienti e delle loro famiglie - sostiene il comitato regionale "Libro Verde" - Dimostrazione di mancanza di un programma di tutela, di sensibilità umana e politica. Chiediamo che un incontro con le istituzioni venga stabilito in tempi utili e al più presto a tutela dei pazienti ricoverati nelle strutture e di tutti i lavoratori, rimarcando sempre che una migliore condizione dei diritti dei lavoratori automaticamente ricade sulla qualità del servizio".

Bruna Bellotti, presidente dell'associazione di volontariato "Diritti Senza Barriere", è convinta che il Coronavirus abbia scoperchiato il grande tema delle strutture che ospitano gli anziani: "Quello che fa soffrire maggiormente i familiari è non poter far loro visita ai loro congiunti, sacrificio che nel primo momento della pandemia poteva essere tollerato, ma che dopo mesi avrebbe dovuto trovare una soluzione. Ed è evidente, visti i nuovi casi emersi in queste settimane in diverse residenze per anziani, come il virus entri nonostante impediscano l'ingresso dei congiunti".

"Questo nonostante le rette di alcune strutture siano a dir poco esose e non corrispondenti al servizio fornito con un alto margine di guadagno nonostante dicano di essere in perdita. Secondo me chiedere tre mila euro al mese è uno scandalo vero e proprio che ha messo molte famoglie sul lastrico" conclude Bellotti. 

Sanità e Rsa: in arrivo tamponi rapidi per pazienti e familiari 

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