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Covid e crisi lavoro, boom cassaintegrazione, Acli: "8 su 10 temono per il posto"

Secondo i dati Inps un milione e mezzo di prestazioni 'covid' dell'ente previdenziale. La cassa invece aumenta di 15 volte le ore autorizzate

Tra sostegni alla famiglia, congedi parentali, conguagli e indennità varie, nel periodo aprile-novembre 2020 sono state definite oltre 1,629 milioni di prestazioni Inps 'Covid' in Emilia-Romagna. Questo senza contare il reddito di emergenza (Rem), che è stato destinato a 12.500 famiglie e oltre 28.000 persone.

È lo spaccato sul 2020 che emerge dall'ultimo rendiconto sociale (dati del 2019 a confronto con quelli del 2018) dell'Inps Emilia-Romagna, illustrato oggi in videoconferenza dal suo direttore generale Elio Rivezzi insieme con amministratori pubblici e sindacati.

Nel periodo febbraio-ottobre, in particolare, sono stati oltre 237.000 i lavoratori che hanno beneficiato di almeno un pagamento di integrazione salariale: dai dati di giugno, emerge che le aziende hanno anticipato l'80% e il 65% delle integrazioni, rispettivamente per cassa integrazione ordinaria e fondo d'integrazione salariale.

Nel 2019, i beneficiari delle prestazioni a sostegno del reddito per sospensione del rapporto di lavoro risultano 19.396 (+22% rispetto al 2018).

Fra questi, la maggioranza ha usufruito della cassa integrazione ordinaria (71,7%) e della cassa integrazione straordinaria (26,5%). Allargando il raggio, a partire dal 2010 le ore autorizzate di cassa integrazione registrano un decremento fino al 2019, oscillante ma costante, e nel 2020, a causa dell'emergenza Covid, raggiungono quasi quota 324 milioni, nel periodo gennaio-settembre, con una percentuale di crescita boom, del +1.565% rispetto al 2019, e comunque del +173% rispetto al 2010, l'anno record per quanto riguarda le ore autorizzate per gli effetti della crisi finanziaria.

Sondaggio Acli: "80 per cento teme per il posto"

A Bologna c'è un 80% di lavoratori che ha paura di essere licenziato e dperdere il posto entro il prossimo anno. Il timore emerge da un'indagine condotta dal patronato Acli di Bologna, che ha raccolto oltre 206 interviste tra clienti, soci e contatti vicini all'associazione, per cercare di disegnare una mappa delle conseguenze e l'impatto della Covid sul lavoro, la didattica a distanza e sul benessere psicologico.

"E' una paura su cui bisogna veramente che la politica trovi delle soluzioni affinché nessuno possa restare indietro", dice Filippo Diaco, già presidente di Acli Bologna. Come emerge dai dati, il 75% degli intervistati (costituito all'81% da donne) lamenta un generale calo del proprio benessere fisico, per il 70% influenzato da una sensazione di incertezza verso il futuro.

Il timore di perdere il posto però è accompagnato da un generale aumento della mole di lavoro, come affermato dal 56% degli intervistati che ha fatto e tuttora fa lo smart working. Il 78% poi ammette di lavorare di più stando da casa, il che "è un vantaggio per le aziende ma il futuro non può basarsi solo sul lavoro a distanza", sottolinea il rappresentante dell'associazione cattolica. (Dire)

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