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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca

Covid, al Maggiore 290 donne positive e 85 neo-mamme

Diverse pazienti avevano problemi respiratori e sono state fatte partorire prematuramente, ma hanno avuto bambini sani, ne ha parlato il direttore della neonatologia dell'ospedale

All'ospedale Maggiore di Bologna sono state seguite 290 donne positive al Covid in gravidanza e 85 neo-mamme, tra la seconda e la terza ondata. Diverse pazienti avevano problemi respiratori e sono state fatte partorire prematuramente, ma hanno avuto bambini sani: e anche quando si sono positivizzati non hanno avuto "alcun problema respiratorio legato al Covid". Dunque un "impatto modesto" quello della pandemia sui neonati e le loro mamme.

Ne ha parlato Fabrizio Sandri, direttore della neonatologia del Maggiore, citando un solo caso problematico, un bimbo poi ricoverato al Sant'Orsola ma "il link col Covid non è certo fino in fondo".

L'occasione è la giornata mondiale dedicata ai bambini prematuri, durante la quale il reparto ha incassato la donazione della famiglia Nivazzi di Sasso Marconi. Per la neonatologia però soprattutto l'ultimo anno è stato segnato dalla convivenza con la pandemia. "Questo- ricorda il direttore sanitario dell'Ausl Lorenzo Roti - è un servizio che nell'ultimo anno ha visto gestire circa 120 donne che partorivano con una positività al Covid e i parti sono andati sempre bene. Solo in otto casi i bambini sono stati positivi alla nascita ma senza alcun riscontro clinico successivo".

Il suggerimento alle donne incinte è di vaccinarsi al Covid, una scelta fatta da oltre metà delle mamme che si sono rivolte al Maggiore. "Da marzo ad oggi sulle 2.296 donne in gravidanza 1.309 risultano vaccinate con almeno una dose", informa Sandri. "La prima ondata non è stato un problema per noi, ma lo sono state la seconda e la terza ondata", racconta Sandri. In particolare i problemi riguardano l'insufficienza respiratoria delle donne, spesso costrette al parto pre-termine in questi casi. L'indicazione dei medici dunque è quella di vaccinarsi, soprattutto prima del secondo trimestre di gravidanza. La quale, sottolinea ancora il primario, "di per sè non costituisce una controindicazione". (dire)

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