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Covid, Bordon: "Negli ospedali di Bologna altri 10 giorni di sofferenza"

Il direttore generale dell'Ausl fa il punto sulla situazione epidemiologica

Gli ospedali di Bologna inziano a respirare ma non è ancora finita. Ci vorranno ancora dieci giorni per uscire dal tunnel della terza ondata del coronavirus. Lo spiega il direttore dell'Ausl bolognese Paolo Bordon, oggi a Castel D'Aiano per una giornata straordinaria dedicata alle vaccinazioni anti-Covid.

"Sono stati giorni durissimi e abbiamo ancora una forte pressione sugli ospedali", sottolinea Bordon parlando alla Dire. "Abbiamo superato il picco di 1.400 ricoverati nella nostra rete degli ospedali, adesso vediamo una lieve discesa. Quella più significativa è sul numero dei contagi, che sono tornati ad un livello accettabile anche se alto". L'Rt "è  sceso in maniera importante, siamo sotto lo 0,9. Ma in questo momento stiamo ancora soffrendo sugli ospedali, quindi lì dovremo pazientare ancora una settimana-dieci giorni".

In questa terza ondata, ricorda ancora il direttore dell'Ausl, "abbiamo avuto un numero di ospedalizzazioni mai visto, l'età media dei nostri malati è molto più bassa. Il fatto che molti ultra ottantenni fossero protetti dalla vaccinazione, soprattutto quelli delle case di riposo, ha preservato probabilmente delle vittime". Ma la coda dei decessi proseguirà. "Ci aspettiamo purtroppo un certo numero di decessi, speriamo il meno possibile ovviamente, di una tipologia diversa rispetto alla seconda ondata. Statisticamente - sottolinea però Bordon - saranno un numero sicuramente inferiore perché le persone più fragili, quelle esposte quando non c'era il vaccino, hanno pagato un prezzo carissimo" nelle precedenti ondate.

Secondo un'indagine fatta sui ricoverati delle terapie intensive, ora la variante inglese è presente al 90%. "L'effetto così devastante che abbiamo avuto sul nostro territorio è dovuto sicuramente alla variante inglese, che ha avuto un effetto esponenziale in termine di contagi e in termini di accessi alle strutture ospedaliere", spiega il direttore generale Ausl.

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