Test terapia anticovid: a luglio i primi donatori di sangue iperimmune

Nelle singole Aziende sono già stati costituite delle "plasma covid unit"

Potrebbero essere chiamati nel mese di luglio i primi donatori di sangue iperimmune in Emilia-Romagna. La Regione sta aspettando il via libera al protocollo nazionale che permetterà di coinvolgere le due categorie di esposti al Covid-19 già individuate che saranno i donatori di plasma per curare altri pazienti.

Tutte le Aziende sanitarie della regione si sono attivate, come conferma l'assessore regionale alla salute Raffaele Donini durante il question time: "La necessità di monitorare" la sperimentazione "ha portato ad percorso organizzativo comune e condiviso". Nelle singole Aziende sono già stati costituite delle "plasma covid unit".

L’uso del plasma come terapia per il Covid-19 non è da considerarsi al momento ancora consolidato perché "non sono ancora disponibili evidenze scientifiche robuste sulla sua efficacia e sicurezza, che potranno essere fornite dai risultati dei protocolli sperimentali in corso. Il plasma da convalescenti è già stato utilizzato in passato per trattare diverse malattie e, in tempi più recenti, è stato usato, con risultati incoraggianti, durante le pandemie di SARS ed Ebola", riferisce il Ministero della Salute. 

Donini rivolto al capogruppo della Lega Matteo Rancan che lo ha interpellato in aula, "sono passi". Ma l'annuncio di una "prossima implementazione" della terapia al plasma iperimmune non basta al Carroccio. L'assessore "ci ha dato ragione" in questo, replica Rancan. "I donatori saranno coinvolti, il protocollo si sta strutturando, ma non si sta ancora raccogliendo plasma iperimmune. Serve estrema celerità, siamo in estremo ritardo. Non possiamo permetterci di arrivare impreparati se dovesse esserci seconda ondata, pronti a collaborare ma vogliamo risposte", conclude Rancan.

Come funziona

La terapia con plasma da convalescenti prevede il prelievo del plasma da persone guarite dal Covid-19 e la sua successiva somministrazione (dopo una serie di test di laboratorio, anche per quantizzare i livelli di anticorpi “neutralizzanti”, e procedure volte a garantirne il più elevato livello di sicurezza per il ricevente) a pazienti affetti da COVID-19 come mezzo per trasferire questi anticorpi anti-SARS-Cov-2, sviluppati dai pazienti guariti, a quelli con infezione in atto.

Gli anticorpi (immunoglobuline) sono proteine coinvolte nella risposta immunitaria che vengono prodotte dai linfociti B in risposta ad una infezione e ‘aiutano’ il paziente a combattere l’agente patogeno (ad esempio un virus) andandosi a legare ad esso e “neutralizzandolo”. Tale meccanismo d’azione si pensa possa essere efficace nei confronti del SARS-COV-2, favorendo il miglioramento delle condizioni cliniche e la guarigione dei pazienti. (fonte: MInistero della Salute)

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