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Lunedì, 22 Aprile 2024

Covid, Gibertoni (S.Orsola): "Con Omicron più bimbi al pronto soccorso" | VIDEO

La direttrice del Policlinico riferisce anche di tre pazienti covid gravi, non vaccinati, collegati ad una sorta di dialisi polmonare

La variante Omicron comincia a pesare anche sulla popolazione infantile e la vaccinazione nella fascia 5-11 anni procede ancora a rilento. Come spiega la direttrice del Policlinico Sant'Orsola Chiara Gibertoni: "Abbiamo un aumento della presenza di bambini positivi al Covid in Pronto soccorso pediatrico e ci sta con l'estensione della Omicron e con l'aumento dell'infettività di questa variante del virus. Per fortuna però abbiamo avuto ricoveri brevi: sono state osservazioni, bambini tenuti in osservazione breve-intensiva per diverse ore per vedere l'aspetto respiratorio. Continuano a non essere per fortuna colpiti in maniera pesante neanche da questa Omicron ma certamente, aumentando i contagi, i casi in cui anche il bambino ha una patologia con un quadro impegnativo si vedono sicuramente di più", afferma Gibertoni.

Posti letto

"Al momento il Policlinico di Bologna sta viaggiando sul filo del rasoio – fa il punto la direttrice – l'unico incremento che abbiamo fatto era quello previsto, da sei letti di semi-intensiva a 10, con otto ricoverati. Sulla degenza ordinaria invece viviamo ancora di rendita della trasformazione dei 30 letti di geriatria, estendibili a 36, e penso che li estenderemo in questa settimana. È un bilanciamento davvero sul filo del rasoio. Vedremo, credo che questa settimana sarà determinante per vedere se possiamo fermarci qui o se dobbiamo riconvertire ancora".

Spostare altri letti per i malati Covid, però, "significa che alla riapertura del 10 gennaio ci troveremo in una situazione di riduzione dell'attività chirurgica pari al 50% – avverte Gibertoni – che di solito è l'assetto che teniamo nel periodo natalizio. Se dovremo prolungarlo, credo che questo sarà inevitabile".

Al Sant'orsola 3 no vax attaccati a macchinari 

Fra i pazienti non vaccinati in terapia intensiva per Covid, al Policlinico Sant'Orsola ce ne sono tre per i quali anche essere intubati non è bastato. Per loro è stato necessario il collegamento a macchinari Ecmo, una sorta di dialisi polmonare, per ossigenare il sangue all'esterno del corpo dal momento che i loro polmoni non sono più in grado di farlo a causa delle complicanze causate dal virus. A spiegarlo è la direttrice del Sant'Orsola, Chiara Gibertoni. Si tratta di tre persone tra i 50 e i 60 anni, non vaccinati, colpite da una forma molto severa di polmonite causata dal Covid. Per effetto dell'infezione, spiega Gibertoni, i polmoni non riescono più scambiare l'ossigeno con l'anidride carbonica nel sangue, perché gli alveoli sono 'intasati' e si sono di fatto vetrificati. I tre pazienti sono collegati da 10 giorni alle macchine e "uno di loro, nel frattempo, si è anche negativizzato", sottolinea la direttrice del Policlinico.

Questa terapia "può durare ancora uno o due mesi", spiega ancora Gibertoni, dopodiché se non guariscono possono andare incontro a un trapianto di polmone (che per Covid non è ancora stato eseguito al Sant'Orsola dall'inizio della pandemia) oppure nel caso peggiore alla morte. La malattia, afferma la numero uno del Policlinico, "ha seguito la solita evoluzione". Le tre persone hanno contratto il Covid, che ha dato origine a una polmonite diventata sempre più severa, al punto da portare i medici a trasferire i tre pazienti dalla terapia intensiva al collegamento con i macchinari Ecmo.

Di solito l'Ecmo è una apparecchiatura utilizzata per i casi più gravi, facendo la funzione del polmone e ossigenando il sangue all'esterno. Il malato viene collegato a due tubi, uno giugulare e uno femorale: da uno esce il sangue che viene ossigenato nella macchina e poi rientra dal secondo tubo.

"E' un'attrezzatura che richiede una grande capacità di resistenza del paziente", sottolinea Gibertoni, quindi non può essere utilizzata sulle persone più anziane. In più è necessaria la presenza costante di un infermiere per ogni paziente nell'arco delle 24 ore, quindi si alternano sei operatori in base ai turni, a cui si aggiunge un cardio-anestesista. In precedenza al Sant'Orsola c'erano già stati quattro pazienti collegati ai macchinari Ecmo, spiega la direttrice, nel picco della pandemia a marzo.

"Dispiace vedere usare queste risorse in un Paese che garantisce la vaccinazione gratis a tutti - sottolinea Gibertoni - un paziente Covid in terapia intensiva costa al servizio sanitario oltre 3.000 euro al giorno, con la Ecmo si può arrivare anche a 8.000 euro al giorno". E con amarezza aggiunge: "Forse potremmo cominciare a presentare il conto, anche solo in maniera figurata, per farlo capire a chi non si vaccina".

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