Controllo contagi Covid nelle scuole, i presidi chiedono aiuto all'Ausl: "Così è dura"

L'avvento di una seconda ondata, le regole da rispettare e i primi casi di studenti positivi stanno mettendo a dura prova le scuole. Che chiedono una mano dai sanitari e personale in più

"Stiamo veramente vivendo una situazione di emergenza continua e il nostro lavoro, già di solito abbastanza complicato e faticoso, sta diventando ai limiti dell'ingestibilità".

E' il grido di allarme che viene dalle scuole dell'Emilia-Romagna alla prese con il Covid. A lanciarlo è Alessandra Francucci, che guida il Crescenzi Pacinotti Sirani di Bologna ed è presidente regionale dell'Associazione nazionale dirigenti scolastici (Andis).

Francucci è intervenuta a una commissione del Consiglio comunale di Bologna dedicata al tema medicina scolastica.

"Da parte dei dirigenti, in maniera unanime, si richiede un ritorno ad una forma di medicina scolastica più presente sul territorio. Obiettivamente la sanità sta facendo un lavoro enorme e ringraziamo sentitamente, ma le scuole -afferma Francucci- sentono davvero l'esigenza, in questo momento e non solo, anche prima della pandemia, di avere un referente vicino".

Scuola e contagi Covid, lo sfogo dei presidi: "Così è dura, serve medicina scolastica" 

Perché è vero che a Bologna l'Ausl ha indicato dei referenti per ogni scuola, ma poterli contattare "solo e esclusivamente tramite email e telefono" comporta "molte difficoltà", riferisce la presidente dell'Andis. "Sicuramente la scuola ha bisogno di un confronto continuo, nel senso di stabile, non è che vogliamo diventare stalker dei medici -continua Francucci- perché le problematiche che emergono sono quotidiane e numerosissime".

Tanto che "in questi giorni, sostanzialmente, i docenti referenti Covid nelle scuole secondarie di secondo grado non riescono a entrare in aula se non in qualche rara giornata, ma noi non abbiamo la possibilità di delegare un docente a questa attività esonerandolo completamente dall'insegnamento", lamenta la dirigente.

I problemi: "Conflitti con le famiglie su sintomi e quarantene"

I problemi "sono continui", segnala Francucci: ad esempio, "abbiamo informazione di studenti e alunni che sono rientrati da Paesi per cui è prevista la quarantena, ma non abbiamo alcuna possibilità di sapere se è stata fatta".

Oppure: "Allontaniamo bambini e studenti perché presentano sintomi riconducibili alla possibilità di contagio, dopo due giorni ritornano sostanzialmente con gli stessi sintomi e la scuola- sottolinea la preside- si trova di fronte alla possibilità o di sottostimare il sintomo e il problema o di sovrastimarlo e riallontanare lo studente, entrando in un contenzioso assurdo con le famiglie".

Inoltre, "abbiamo il problema molto serio della preoccupazione del personale docente, per cui non è prevista la quarantena- continua Francucci- ma ci sono una serie di comportamenti che magari sono opportuni. Però noi, al di là di seguire in maniera scrupolosa le indicazioni e i protocolli, molto spesso non abbiamo la capacità di valutare alcune situazioni e di consigliare i comportamenti".

Tutto questo significa che "nonostante gli sforzi, la grande motivazione e il senso di responsabilità che dirigenti e personale hanno messo e stanno mettendo nell'organizzazione e nella logistica- dichiara Francucci- l'affaticamento è enorme e la sensazione di poter sbagliare a ogni passo è elevata".

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Almeno, dopo un incontro con l'Ausl, sono stati superati "alcuni problemi di relazione con gli ispettori che vengono nelle scuole a fare il giusto sopralluogo in caso di positivi", riferisce la presidente dell'Andis. In conclusione, la scuola "ha messo in campo tutto il possibile- afferma Francucci- ma di fatto non ha personale competente e sufficiente per poter gestire le situazioni di criticità interne, perlomeno non per molto altro tempo ancora". (Pam/ Dire)

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