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Da sinistra a destra: Nicola Balboni, Daniele Mercatelli, Federico Giorgi (Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie, Universita' di Bologna)

Da sinistra a destra: Nicola Balboni, Daniele Mercatelli, Federico Giorgi (Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie, Universita' di Bologna)

Variante inglese del Covid, l'Unibo l'aveva scoperta a ottobre: "Potenzialmente più infettivo del ceppo standard"

Il ricercatore del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell'Università Federico Giorgi spiega: "Avevamo scritto uno studio in collaborazione con l'Università di Catanzaro"

"La variante del Covid, da poco scoperta a Londra, è preoccupante e dovrà essere approfondita dai nostri scienziati" scrive il ministro della Salute Roberto Speranza dopo l'allarme lanciato dal ministro Boris Johnson, che ha spiegato come questa nuova variante del Sars-Cov-2 si trasmetta il 70% più velocemente, mentre per questa mattina i rappresentanti dell'Ue sono stati invitati a una riunione d'emergenza per coordinare la risposta a questa mutazione del Coronavirus. 

Eppure questa variante del Covid che è diffusa in Inghilterra, Australia e Stati Uniti, era già stata scoperta lo scorso ottobre nei laboratori Unibo e in particolare al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell'Università di Bologna attraverso uno studio scritto in collaborazione con l'Università di Catanzaro. In particolare i ricercatori Federico Giorgi, Nicola Balboni e Daniele Mercatelli si sono occupati della genetica, mentre i colleghi del modellare in 3D la forma dell'interazione fra Spike e recettore umano.
 

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Federico Giorgi, osservando lo schema spiega: "Si chiama N501Y ed è nella regione di Spike che interagisce con ACE2 (fra le due righe tratteggiate). Non immaginavamo che potesse crescere così tanto". Ma proprio adesso che si sta partendo con il vaccino anti-Covid, la sua efficacia potrebbe essere messa in discussione da questa nuova variante inglese? "Il vaccino copre tutta la proteina Spike, un aminoacido su 1250 non cambia molto è però necessario ricontrollare i testi diagnostici molecolari (la PCR). E' vero che il virus era diffuso solo in Inghilterra, Australia e Stati Uniti, ma sono anche i Paesi nei quali il virus viene sequenziato di più. L'inghilterra sequenzia circa 80 volte più che in Italia, giusto per intenderci". 

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Ci spiega cosa significa? "Con un normale tampone non si notano le mutazioni: si nota solo se il virus c'è. In Inghilterra, Australia e USA invece si sequenzia spesso tutto il virus, così da scoprire nuove varianti del Covid-19. In altri Paesi si sequenzia molto meno: è il caso dell'Italia, della Germania e della Francia, che fanno un grande sforzo di tamponi, ma sequenziano meno di un decimo di quanto si faccia in Inghilterra".  

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Dunque voi lo avevate scoperto già in autunno, giusto?  "Noi abbiamo notato che esiste, che già da ottobre era in più dell'1% dei pazienti inglesi (quindi sopra la soglia di 'allarme') e che si trova in una regione di Spike che potrebbe influenzare l'affinità col recettore umano ACE2, e quindi incrementare la velocità con cui il virus entra nelle cellule bronchiali/polmonari abbiamo anche modellato l'interazione con Spike e notato la N501Y è fra le più importanti. La mutazione 'inglese' quindi è potenzialmente più infettiva del ceppo standard, al contrario della mutazione che imperversò nelle prime pagine dei giornali in estate, la D614G, che non si trova nella porzione di Spike che interagisce con ACE2. L'aumento di infettività di N501Y non e' ancora provato clinicamente, si osserva pero' un incremento della sua diffusione, che era circa l'1% dei pazienti inglesi a Ottobre, e ora è circa il 10% (variabile: il 3% nel Suffolk, e fino al 20% nel Norfolk). Noi possiamo dire con una certa sicurezza che N501Y, la nuova mutazione non cambia in modo drammatico il folding, cioe' la forma di Spike, e quindi non c'e' assolutamente nulla di cui preoccuparsi per l'efficacia del vaccino".

Quindi anche i rischi aumentano? Nel senso che basta un contatto più breve per contagiarsi? "Al contrario di quella precedente, puo' aumentare la velocità con cui il virus entra nell'organismo, e quindi renderlo più infettivo. Se aumenta l'affinità molecolare, è più probabile il contagio, a parità di virus. Quindi probabilmente sì, contatti 'a rischio' sono più pericolosi".  

Vediamo in questa immagine sotto. In celeste: Spike. In arancione: ACE2. Ogni mutazione è stata modellata come un pallino

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