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Cronaca

Guerra Ucraina, sbloccati terreni per coltivare cereali

A renderlo noto è l'assessore all'Agricoltura dell'Emilia-Romagna, Alessio Mammì, rispondendo oggi alle interrogazioni

Una superficie utile di 18mila ettari, immediatamete utilizabili per le coluture, tra l'altro in stagione di semina, e destinate a sopperire almeno in paerte alla mancanza di prodotti cerealicoli dovuta alla guerra in Ucraina.

L'ue ha dato infatti via libera al superamento dei limiti imposto dalla politica agricola comunitaria. A renderlo noto è l'assessore all'Agricoltura dell'Emilia-Romagna, Alessio Mammi, rispondendo oggi in Assemblea legislativa alle interrogazioni dei consiglieri Massimo Bulbi (Pd) e Fabio Bergamini (Lega).

"La Comunità europea ha concesso la deroga temporanea" all'utilizzo di questi terreni, che di fatto ora sono sbloccati e disponibili per gli agricoltori. Imprese a cui però la Regione chiede ora di riconoscere un contributo straordinario, da parte del Governo, come "incentivo perchè siano coltivati i cereali" che di solito vengono importati dall'Est Europa.

Agricoltura e crisi. L'Emilia-Romagna: "17mila ettari in più da coltivare

Via libera Ue alla coltivazione

L'attuale crisi delle derrate, spiega Mammi, "è paragonabile a quella del 2008" e l'Italia "è molto vulnerabile" da questo punto di vista, perchè importa grandi quantità di grano, mais, soia e olio di semi di girasole per la zootecnia, la pasta e i prodotti da forno.

Al momento, spiega Mammi, "sono rientrati i timori per una difficoltà di approvvigionamento a breve termine, ma non è così a medio-lungo termine". L'assessore dell'Emilia-Romagna sottolinea che ad oggi "il 50% del fabbisogno italiano è importato dall'estero. Nel 2021 il 13% del mais importato veniva dall'Ucraina, il 32% dall'Ungheria".

E già l'anno scorso si era registrato "un forte rialzo dei prezzi", con livelli record fino a 400 euro a tonnellata. Alcuni Paesi dell'Est Europa, tra l'altro, "stanno valutando politiche restrittive sulle esportazioni e questo sarebbe un ulteriore problema a lungo termine. Speriamo che la Ue intervenga". La crisi attuale, dunque, rischia di avere un grosso impatto "sia sulle normali produzioni sia su quelle di eccellenza", avverte l'assessore. Per questo, sostiene Mammi, "la strada maestra è aumentare la produzione nazionale" dei cereali fino ad oggi importati dall'estero.

Le aree agricole in più, messe ora a disposizione, vanno proprio nella direzione di recuperare il calo di derrate e materie prime. Oltre a questo, la Regione Emilia-Romagna chiede anche di "valutare un posticipo della Pac al 2024 per fare un'analisi dell'impatto della crisi attuale", insieme a una "deroga agli aiuti di Stato, come durante la pandemia". Al Governo, inoltre, l'Emilia-Romagna chiede "provvedimenti per garantire liquidità alle imprese agricole", come lo sblocco dei pagamenti pubblici, agevolazioni di accesso al credito e maggiore flessibilità dei mutui. Misura, questa, che "è già stata adottata", insieme a una riduzione delle accise sui carburanti. Dal canto suo, la Regione è invece impegnata ad "accelerare e semplificare" i bandi legati ai fondi del Psr per le imprese agricole.

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