"Senza stipendio da marzo": continua l'allarme per addetti pulizie e mense

"Da mesi senza reddito" per 'colpa' delle lungaggini nell'attivare gli accordi di cassa integrazione dopo il lockdown

La maggior parte di loro, quasi 300 persone nella sola Bologna, non vede uno stipendio da marzo. Il mese scorso chi ha ricevuto una busta paga ci ha trovato "20 euro" per alcune ore di lavoro svolte, ma zero alla voce 'ammortizzatori sociali'.

Continua, insomma, il 'calvario' dei lavoratori e lavoratrici (le donne sono tantissime in questi casi) degli appalti delle mense e delle pulizie nelle scuole e nelle aziende.

Sono scesi in piazza lo scorso 24 giugno, a Bologna davanti alla sede di Liber Paradisus, per denunciare ls loro difficile situazione: "Da mesi senza reddito" per 'colpa' delle lungaggini nell'attivare gli accordi di cassa integrazione dopo il lockdown per covid.

E per alcuni, ad esempio quelli degli appalti delle scuole, la prospettiva è di rivedere uno stipendio a novembre (sempre che la scuola riparta e con essa le mense per gli alunni).

"Qua ormai abbiamo casi sociali di disperazione- racconta alla 'Dire' Daniela Dessi', della Filcams-Cgil- le persone si stanno indebitando e parliamo di madri, spesso sole con figli, nuclei monoreddito che già lavorano poche ore in appalto...". Eppure, anche per loro erano stati firmati gli accordi per il pagamento degli ammortizzatori sociali.

Firmati sì, ma rimasti nei cassetti. Ci sono verbali con le aziende che hanno gli appalti (e a Bologna nel mirino ci sono Cir food e Compass) sottoscritti il 14 aprile e poi inviati a ministero ed Inps dopo oltre due settimane. Accordi di aprile con richieste di autorizzazione "a maggio", scandisce Dessì accusando le aziende "di averci dormito sopra: sono state negligenti"; se a questo si aggiunge la "farraginosità" della doppia domanda a Inps e uffici del ministero la frittata dei ritardi è fatta. E ora arriva una prova del 9 che potrebbe innescare altre proteste.

In Cir Food e Compass, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil hanno indetto lo stato di agitazione pronte a riportare a protesta in piazza.

Ma per ora è tutto congelato perché da Roma è arrivato l'ok a inserire nelle buste paga che arriveranno tra due giorni l'anticipo della cig in deroga. Ma solo per lo stipendio di giugno che quindi potrebbe essere il primo 'pieno' per i 200 addetti di Cir food e i quasi 100 di Compass.

Resta da recuperare tutto il pregresso. Ma se quei soldi non arrivassero in tasca ai lavoratori è pronta una nuova azione di denuncia davanti alle aziende che hanno appaltato mensa e pulizia: realtà come Gd, Telecom, Vodafone, Enel e Magneti Marelli. Perché sono anche quelle, dicono le tre sigle, dove si vede bene che "esistono lavoratori di serie A e serie B".

In queste grandi aziende, infatti, il personale è stato messo in smart working o comunque ha avuto "una sicurezza di continuità reddituale completamente assente per i lavoratori in appalto" che non sanno neanche se e come ripartirà il servizio.

In più c'è un'ulteriore discriminazione "creata dalla normativa, che l'anticipo per chi è in Fis e il pagamento diretto dall'Inps per chi in cig in deroga", ricordano i sindacati. "La pandemia del Covid-19 ha aumentato la disparità storica di trattamenti economici fra i lavoratori diretti e quelli in appalto", rimarcano Dessì, Sara Ciurlia Capone (Fisascat), Aldo Giammella e Federica Maccono (Uiltucs).

E se i lavoratori in appalto di mense e pulizie 'piangono', i loro colleghi che tengono puliti i treni non ridono di certo. Anche loro sono con l'acqua alla gola: 10.000 in Italia, circa 400 in Emilia-Romagna.

In questo caso, le segreterie regionali di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl ferrovieri, Slm Fast e Orsa hanno chiesto alla Prefettura di Bologna di attivarsi su questa "grave crisi" per dare "chiedere in tempi certi e rapidi l'erogazione delle prestazioni di sostegno al reddito".

E la Prefettura, riferisce Alfonso Merluzzo, segretario regionale Uiltrasporti, "si è impegnata a sensibilizzare l'Inps". I sindacati nel perorare la causa dei lavoratori hanno insistito sull'importanza del loro ruolo: pulizia e sanificazione dei luoghi di lavoro e dei mezzi di trasporto pubblico, mansioni "centrali e indispensabili durante i mesi di emergenza Covid-19" e anche ora.

Ma il lockdown ha costretto quasi tutte le società operanti in Emilia-Romagna a chiedere gli ammortizzatori sociali per "la drastica riduzione dei servizi erogati" dalle società che hanno vinto gli appalti Fs. E, appunto, "a distanza di mesi, solo una piccola parte dei lavoratori del comparto ha ricevuto un sostegno al reddito anticipato dalla propria azienda, mentre la maggior parte è ancora in attesa della cassa integrazione da parte dell'Inps che, ad oggi, non ha ancora provveduto ad erogare quanto dovuto", denunciano i sindacati parlando di "inaccettabile ennesima beffa per i lavoratori".

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Di qui l'appello a "sbloccare questa insostenibile situazione che va ad aggravare il contesto di un settore già colpito negli ultimi anni da problemi strutturali e atavici con pesantissime ricadute sui lavoratori". (Dire)

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