Cronaca

Crisi gruppo Maccaferri: il tribunale dichiara Seci fallita, famiglia si oppone

La holding cassaforte del gruppo aveva presentato un concordato, dichiarato inammissibile dal collegio di giudici. Nota della famiglia: "Sgomenti per la decisione, ci riserviamo di ricorrere"

Una tegola pesante, che cade proprio sulla holding che controlla gli immobili e gli asset più cari alla famiglia-simbolo della storica imprenditoria bolognese. Il tribunale di Bologna ha respinto la proposta di concordato preventivo e dichiarato con una sentenza il fallimento di Seci.

Una doccia gelata, che ha sorpreso non poco la famiglia Maccaferri al quale, in una asciutta nota stampa, per ora si è limitata a definire "sgomento per tale decisione" ma preannunciando ricorsi "riservandosi nei modi e tempi previsti dalla legge".

La sentenza di fallimento di Seci

Il fallimento di Seci è l'ultimo capitolo di una traversata nel deserto che per lo storico gruppo industriale Made in Bo, presente da più di 140 anni a Bologna, ha visto impegnati contabili e avvocati da ormai due anni. Sono state infatti diverse le cessioni di rami di azienda gestiti dal gruppo, quasi tutti con formule che hanno portato a salvaguardare attività e posti di lavoro nel territorio.

Questa volta però il tribunale non ha dato l'assenso al concordato proposto dai Maccaferri e anzi, in termini a tratti molto duri, definisce la proposta di gestione del dissesto di Seci "inammissibile", disponendo poi il collegio di curatori e rimandando a fine novembre per l'esame dello stato passivo al giudice delegato.

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"Alla luce delle gravi irregolarità -si legge nelle 33 pagine di dispositivo della sentenza- oltre che alle mancanze del piano, della proposta e della attestazione, non ricorrono i presupposti per ammettere il concordato preventivo presentato da Seci, né per avviare ulteriori interlocuzioni con la Società che, nonostante il lungo tempo avuto a disposizione, non ha saputo sinora colmare le omissioni e le contraddizioni evidenziate in plurime occasioni".

Un terremoto finanziario iniziato due anni fa

Seci è solo l'ultimo -anche se il più prezioso- asset del gruppo Maccaferi che è dovuto passare dalle forche caudine del diritto fallimentare. Dalla primavera del 20219 infatti, a fronte di un bilancio finanziario in forte sofferenza, il gruppo ha progressivamente mandato in concordato diversi investimenti in vari ambiti (dall'energia all'immobiliare), provando e in molti casi riuscendo a vendere i rami di azienda senza mandare in sofferenza occupazione e attività.

Più complicata ora invece la gestione della ex ammiraglia dello storico gruppo bolognese, che oltre a una discreta disponibilità immobilare, conta anche una cinquantina di dipendenti e il pacchetto di maggioranza di Sigaro Toscano, una delle ultime ridotte dell'ex impero.

Qui la procura aveva chiesto già a inizio 2020 di procedere al fallimento, adducendo non solo motivi di "insolvenza irreversibile" ma anche vizi e inerzie procedurali, accolti dai giudici nell'argomentazione della sentenza. "Il comportamento processuale -si legge nella sentenza- induce "a ritenere che Seci abbia abusato degli strumenti processuali a disposizione allo scopo di impedire al tribunale di esaminare l’istanza di fallimento".

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