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Cronaca

Stallo Unibo-CUA: la proposta dell’Alma Mater non soddisfa gli studenti

Gli attivisti chiedono promesse e puntano il dito sull’Ateneo sulla questione dello sgombero. Molari: “Per dialogare occorre essere in due”

È ancora accesissima la discussione tra CUA e Università di Bologna avviata lo scorso 26 ottobre, quando gli studenti avevano occupato uno stabile in via Oberdan poi sgomberato. Dopo l’intervento della Polizia del 17 novembre, gli occupanti hanno cercato di forzare la mano intraprendendo una serie di azioni: prima la resistenza all’interno dello stabile, poi il corteo non autorizzato, quindi l’occupazione di un’aula in via Zamboni 38 e, infine, il tentativo di ingresso all’interno del Rettorato per cercare di parlare con Giovanni Molari. Proprio il Rettore, nelle ultime ore, si è smarcato dalle accuse del CUA di un mancato impegno nelle politiche abitative per studenti: “Ci dispiace – ha detto Molari a Il Resto del Carlino – che i nostri reiterati tentativi di convincere gli occupanti a lasciare l’abitazione non abbiano sortito alcun effetto. Quando si tratta di dialogare su un tema come le politiche abitative, che ci sta a cuore più che mai, noi ci siamo e ci saremo sempre. Ma per dialogare occorre essere in due". Parole che non hanno convinto gli attivisti universitari, che chiedono a gran voce un incontro pubblico e delle promesse.

Il CUA chiede promesse

Sia da parte del CUA che da parte dell’Università di Bologna arrivano conferme su alcuni incontri informali avvenuti negli ultimi giorni. In queste occasioni, l’Alma Mater si sarebbe impegnata nel reinvestire parte dell’introito derivato della vendita dello stabile di via Oberdan 16 per facilitare politiche di diritto allo studio, tra cui quelle sull’abitare. Per i manifestanti, però, non sarebbero promesse sufficienti. Il problema, secondo gli attivisti, è immediato, e come tale richiede risposte immediate. Inoltre, il CUA avrebbe posto il proprio veto su ulteriori incontri informali: per i manifestanti la soluzione sarebbe un incontro pubblico in cui i piani alti dell’Alma Mater dovrebbero promettere di intervenire con azioni concrete ed immediate.
Fonti dell’Unibo ribadiscono invece l’impegno, già formulato, di reinvestire parte del denaro ricavato in politiche di agevolazione al diritto allo studio, ma rimane un po’ di amarezza per le difficoltà riscontrate nel dialogo con gli attivisti, come peraltro sottolineato dallo stesso Molari.

Lo sgombero di via Oberdan

C’è infine la questione dello sgombero: sempre nell’intervista rilasciata a Il Resto del Carlino, il Rettore Giovanni Molari che l’operazione di sgombero di via Oberdan 16 “esula dalle competenze dell’Università e lo sgombero è un’azione conseguente al provvedimento di sequestro emanato dall’autorità giudiziaria, come ha già chiarito il Questore Isabella Fusiello”. Una tesi che non convince il CUA che, nei giorni dell’occupazione abitativa, ha avuto costanti contatti con il privato che possiede una parte di quello stabile. Più precisamente, il proprietario degli appartamenti posti ai piani rialzati della palazzina si sarebbe più volte recato presso lo stabile per verificare le condizioni delle sue proprietà; gli occupanti, da parte loro, hanno da subito transennato le scale che conducono agli appartamenti, prendendo possesso solamente degli spazi dell’Università. Per questo motivo, i manifestanti del CUA rimangono convinti che l’operazione di sgombero sia avvenuta sotto le pressioni dell’Alma Mater. 

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