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Coronavirus, cure casa per casa: "Il piano funziona, se avete febbre aspettateci" | VIDEO

I medici di base svolgono un ruolo cruciale: segnalano i casi sospetti e li inviano entro 72 ore ai check-point dedicati

 

Se prima il messaggio era 'Non venite in pronto soccorso', adesso il messaggio è 'Se avete la febbre, aspettateci a casa'. Il piano degli infettivologi del Policlinico Sant'Orsola, partito da pochi giorni, è infatti quello di curare i positivi a domicilio per diminuire il numero dei pazienti con insufficienza respiratoria, intercettandoli prima che si aggravino.

I primi risultati sono incoraggianti: nella giornata di domenica 29 marzo ai 35 pazienti sospetti che sono stati inviati al Maggiore (dove c'è un check-point per i controlli) è stata somministrata la terapia e sette di loro sono stati ricoverati in un reparto non intensivo. Si tratta di persone che prima, probabilmente, sarebbero rimaste a casa con la febbre per poi arrivare in ospedale dopo tempo, con problemi respiratori.

Come funziona la ricerca dei pazienti positivi

Praticamente, tramite i medici di medicina generale, si fa una ricerca attiva dei pazienti sintomatici o paucisintomatici direttamente a domicilio. I medici di famiglia contattano telefonicamente i propri pazienti sintomatici, valutati in considerazione della loro storia clinica, che il medico conosce bene, e sulla base di una check list predefinita dalle Malattie Infettive del S. Orsola.

Una volta identificati, i casi sospetti sono inviati alle strutture check-point allestite sul territorio (per il momento Ospedale Maggiore e Policlinico S. Orsola ma presto saranno attivati altri punti). Tutto secondo una scala di priorità, dall’immediato alle 72 ore successive, ad orari predefiniti.

Nei check-point i pazienti sono accolti da un medico infettivologo che effettua una valutazione clinica e in caso di conferma viene somminitsrata loro la terapia, così come ai conviventi. Se clinicamente possibile, infine, il paziente sarà rinviato a domicilio e gestito dal medico altrimenti sarà ricoverato.

"L'idea è che, nel dubbio, ti diamo cinque giorni di clorochina – spiega Pierluigi Viale, primario del reparto Malattie Infettive del Policlinico – adesso abbiamo meno casi ma colpiscono soggetti più giovani e sono più gravi. Questo è dovuto al fatto che il messaggio 'State a casa e aspettate' aveva senso all'inizio, ora non più, quindi abbiamo deciso di cambiare strategia".

"Il messaggio adesso è diverso: 'Se avete la febbre, aspettateci' – continua l'infettivologo –, questo perché abbiamo a disposizione alcuni farmaci che, soprattutto se usati precocemente, possono cambiare la storia della malattia. I dati ci dicono che la somministrazione precoce di clorochina riduce il tempo di infettività del paziente, quindi agirebbe anche come sistema di controllo sulla trasmissione dell'epidemia".

I medici di base

Gli stessi medici di medicina generale sono fiduciosi. Secondo Maurizio Camanzi, segretario provinciale della Fimmg. "Questo nuovo modello dovrebbe darci la possibilità di affrontare per intero l'iceberg, dove la parte che affiora rappresenta i positivi che finiscono in ospedale, mentre la parte grossa è quella che non si vede e che dobbiamo impedire che emerga – sostiene Camanzi –per farlo dobbiamo intercettarla alla radice, sul territorio". 

"Gli ambulatori sono vuoti – conclude il segretario della Fimmg – ma i medici sono tutti al telefono, anche al sabato e la domenica, fino a tarda sera. Il contatto con la popolazione e la nostra capacità di pilotarla nelle scelte, sulla base delle decisioni prese con le altre strutture, è altissima. Siamo ancora il riferimento delle persone".

(Interviste Ufficio Stampa Policlinico Sant'Orsola)

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