Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Trappola web, Carolina morta suicida a 14 anni. Il padre: "Mia figlia è la prima vittima riconosciuta del cyberbullismo"

Nel webinar organizzato a Bologna il papà di Carolina Picchi - che si è tolta la vita per la vergognava di un video circolato online e diventato virale - apre un confronto sui giovanissimi: "Tengono in tasca uno strumento potente che può diventare un'arma pericolosa. Ma non è un gioco"

Carolina Picchio si vergognava a tal punto per quel video messo online dai suoi "amici" e diventato virale da decidere, a soli 14 anni, di togliersi la vita lasciando una lettera che finisce con questa frase: "Spero che adesso sarete più responsabili con le parole". A parlare di cyberbullismo in un incontro online organizzato dall'associazione bolognese Dry-Art è proprio (e anche) il papà di Carolina, Paolo Picchio, accompagnato da Diego Buratta (Fondazione Carolina) e Massimiliano Martines (Dry-Art). 

Da quando ha perso sua figlia ("la gioia della mia vita, una ragazza vincente e forte, lontana dall'idea che ci si fa di una vittima") Paolo Picchio ha deciso di combattere la sua battaglia contro questo pericoloso fenomeno attraverso le attività della fondazione che proprio da lei prende il nome. E a Carolina Picchio è dedicata la prima legge italiana contro il cyberbullismo (in realtà la prima anche a livello europeo), in vigore dal giugno 2017 (71/2017, Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo). 

La piaga del cyberbullismo: dall'isolamento fino all'autolesionismo

Testimonianze importanti ed esperienze di vita come strumento per parlare di una problematica dilagante e pericolosa che troppo spesso finisce in tragedia: "Quello che è successo a mia figlia mi ha lasciato sgomento. Era ad una festa con i suoi amici e si è ubriacata (o l'hanno fatta ubriacare) a tal punto da perdere i sensi. Svenuta, è stata ripresa con un cellulare anche mentre alcuni dei ragazzi facevano dei gesti allusivi approfittando del suo stato di incoscienza. Quel video è stato messo in rete ed è diventato virale. Mia figlia riceveva centinaia di insulti, anche da sconosciuti e questo l'ha portata a togliersi la vita" ha raccontato Picchio. 

"Carolina non era la ragazza a cui pensiamo come possibile vittima: era sveglia, forte, brillante, sportiva. Era empatica e questo è stato il suo dramma. Le è capitato a un certo punto di essere presa in giro ma non solo ci passava solo, rispondeva anche a tono. Ecco allora come punirla. Non ricordava nulla di quella sera, ma alla fine ha trovato la forza di denunciare quel gesto con la lettera in cui scrive 'le parole fanno più male delle botte'. Se è successo a lei può succedere a tantissimi ragazzi". 

“…Perchè questo ? Il Bullismo. Tutto qui. Le parole fanno più male delle botte. Cavolo se fanno male! Ma io mi chiedo, a voi non fanno male? Siete così insensibili? Spero che adesso sarete più responsabili con le parole”. (dalla lettera di Carolina Picchio)

"Carolina ha scoperchiato un mondo. Nel 2013 nessuno parlava di cyberbullismo e sono nati molto dopo i percorsi formativi ed educativi su questo strumento che hanno in tasca e che può diventare un'arma pericolosa. Se lasciamo a un bambino di 8/9 anni lo smartphone lui scarica qualsiasi cosa. Pensate alla pornografia: la sessualità noi l'abbiamo appresa con un'avventura o con la curiosità, per loro invece è un file, così come la donna diventa un oggetto, sul web come nella vita". 

"Se quei ragazzi alla festa, quando sono andato a riprendere Carolina, mi avessero detto che si era ubriacata e che le avevano girato un video a sua insaputa io le avrei parlato. E invece no. Sono stati ragazzi omertosi che girano la faccia dall'altra parte e anzi, riprendono tutto e lo mettono online per avere dei like. Peccato che dietro tutto questo c'è un essere umano con tutte le sue fragilità". 

"Nostra figlia bullizzata per aver fatto un bel gesto"

Il lavoro nelle scuole scoperchia il problema: alti i numeri del cyberbullismo

Paolo Picchio, a fronte di tutto il lavoro che con la fondazione sta facendo dentro le scuole, parla dei ragazzi che incontra nelle classi e con cui parla proprio delle insidie della rete e del cyberbullismo: "Hanno mal di testa, non mangiano, si chiudono nella loro cameretta e arrivano a fare atti autolesionisti. Il 30% dei ragazzi 10-15 anni ci dice che hanno visto o subito atti di cyberbullismo: si tratta di un numero enorme ed è per questo che mi sono sentito di far nascere una fondazione che includesse dei veri esperti e tenesse rapporti con le forze dell'ordine. Bisogna parlare ai ragazzi e non sopra i ragazzi". 

Rischi per i nostri figli e possibili soluzioni

E' stato Diego Buratta a fare delle riflessioni e delle analisi: "Ci si deve mettere proprio tutta la nostra vita dentro i cellulari? Siamo sicuri che quello del cyberbullismo sia un problema solo dei ragazzi? La risposta naturalmente è no. Il virtuale in realtà è realtà e se riceviamo un insulto in rete, questo è più pesante che un insulto subito a quattr'occhi e soprattutto resta lì per sempre. I social non possono essere lo scrigno delle nostre cose preziose e le cose importanti non dovrebbero passare da qui. Ma la rete la possiamo cambiare anche noi genitori, senza necessariamente diventare degli ingegneri informatici. I ragazzi dovrebbero chiedere a noi come usare il cellulare". 

"I bambini e i ragazzi vittime di cyberbullismo non sanno con chi parlarne, è questo il grande problema che stiamo cercando di risolvere" ha spiegato il papà di Carolina, forte delle migliaia di giovanissimi già incontrati nei momenti di formzione e dialogo. Martines, dell'associazione bolognese Dry-Art va dritto ai social coinvolti: "Occhio a Telegram, che è il luogo della pedopornografia e dell'Isis e dal quale non si cancellano i messaggi. Attenzione a Tik Tok, che è un social nato in Cina, dove non abbiamo esattamente una democrazia". 

La Fondazione Carolina: nasce dalla prima vittima riconosciuta di cyberbullismo

Nata nel febbraio 2018 la Fondazione Carolina vanta già collaborazioni e percorsi condivisi con Istituzioni, anche di respiro internazionale, Università e operatori del mondo digitale. Una no-profit fondata da Paolo Picchio, in nome della figlia Carolina, prima vittima riconosciuta di cyberbullismo in Italia, per sensibilizzare tutta la comunità educante sui rischi legati all’utilizzo scorretto e inconsapevole dei nuovi media.

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