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Daverio sulla mostra di Vermeer: "In una città come Bologna sono soldi buttati via"

Il critico d'arte e docente universitario preferisce descrivere la mostra con l'immagine di una Barbie: "In Emilia, meglio tutelare il patrimonio messo in pericolo dal sisma"

A una settimana dall'apertura ufficiale della mostra a Palazzo Fava "Da Vermeer a Rembrandt, capolavori dal Mauritshuis", nella quale è esposta anche la celebre opera "La ragazza con l'orecchino di perla" (GUARDA LA GALLERY DELL'ANTEPRIMA PER LA STAMPA) arriva sull'Huffington Post, attraverso un'intervista firmata da Stefano Pitrelli, il duro punto di vista del critico d'arte Philippe Daverio: "In una città come Bologna - dice Daverio - dove uno dei musei più importanti d’Italia vive situazioni drammatiche di sopravvivenza, perché buttare soldi in operazioni come questa, e non su un lavoro serio sui beni culturali? Ancora un po’ e le sovrintendenze saranno costrette a spegnere le luci. Per non parlare dell’Emilia, che esce da un terremoto: una parte delle opere d’arte delle sue chiese sono ancora messe in rifugio, sono ancora in deposito. Questa è solo una roba inutile. Imbarazzante".

Philippe Daverio, nell'intervista descrive la mostra bolognese, come "Totalmente priva d’interesse" e secondo il noto critico "Si raggiunge lo stesso risultato comprando una confezione di cioccolatini belgi. C’è già la ragazza sulla scatola, si vede meglio il quadro, e in più si possono mangiare i cioccolatini". E poi: “Ecco, se vuole illustrare la mia opinione su quest’operazione, pubblichi questa foto”: e l'immagine è quella della Barbie nelle sembianze della protagonista del dipinto di Vermeer.

Abbiamo chiesto all'Assessore alla Cultura Ronchi un commento su queste dichiarazioni: "Evidente qui che esistono pareri altri rispetto a quelli espressi ieri in conferenza stampa. E' positivo e proficuo che ci siano discussioni come questa e Bologna non dovrebbe vivere sempre le cose in modo così emotivo. Facciamoci delle domande sul 'mostrificio'".

Ma Daverio non ce l'ha certo con Vermeer: "E' un grandissimo pittore - dice a Pitrelli - ci ho passato davanti delle ore. Il suo lavoro va osservato con attenzione andando al museo dell’Aia, nel suo contesto. A quel punto entri nel suo mondo, dove, guarda un po’, l’orecchino in realtà ce l’hanno tutte! Entri in queste stanze dai pavimenti coperti da piastrelle in bianco e nero, che rappresentano la storia stessa delle Fiandre. Perché il nero è il famoso marmo pregiato belga, e il bianco veniva da Carrara e glielo vendevano i lucchesi, che all’epoca avevano un rapporto diretto con l’Olanda. Poi ti sposti un po’ e vedi anche altro, e allora capisci qualcosa e torni leggermente arricchito. Altrimenti, le giuro che la stessa opera si vede benissimo su Google Immagini. Molto meglio che osservarla dietro a un vetro, fra gli spintoni. Dal vivo vedrebbe forse di più? Così è solo materiale che viaggia da un museo all’altro, roba da trasportatori.

"Calcoli solo i valori assicurativi. Infatti questa mostra costerà parecchio denaro. Dovranno guadagnarci su gli olandesi, l’assicurazione, chi la organizza. Però non serve a niente. Il compito del denaro pubblico — e quello speso è denaro pubblico, anche se in una veste particolare — è di contribuire alla formazione e alla presa di coscienza dei cittadini. Come dice una bella scritta sul Teatro Massimo di Palermo: “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”. In quest’ottica, la copertina di una scatola di cioccolatini certo non serve all’acculturamento del pubblico".

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