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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca

Rapporto DIA, infiltrazioni mafiose: "Bologna tra le più appetibili". Più 'affari' con la pandemia

"Per la sua importanza imprenditoriale il territorio bolognese continua a essere tra i più appetibili per le consorterie criminali". Così la Direzione Investigativa Antimafia nel suo rapporto semestrale. L'emergenza sanitaria rappresenta un'opportunità per le consorterie criminali, che va dai nuovi ambiti come la sanificazione ai finanziamenti pubblici stanziati per fronteggiare l'emergenza sanitaria

"Per la sua importanza imprenditoriale il territorio bolognese continua a essere tra i più appetibili per le consorterie criminali". E' il 'prologo' della relazione al Parlamento della DIA - Direzione investigativa Antimafia relativa al secondo semestre 2020 ed evidenziata anche dal capo della Procura felsinea, Giuseppe Amato, che richiama alla "presenza di quella che chiamiamo ‘zona grigia’. Ormai non c’è l’associazione che opera autonomamente, bensì l’inserimento di soggetti non tradizionali come consulenti, professionisti o qualche appartenente alle amministrazioni - spiega - Una sponda molto pericolosa che significa, in epoca di virus, il rischio di contagio del territorio in cui le associazioni operano”. Come conseguenza, la paura a denunciare è stata sostituita dall’esistenza di “una minoranza che ha interesse a non farlo”.

Negli ultimi anni, spiega la Direzione "il potere mafioso e la forza intimidatrice espressa dal vincolo associativo hanno assunto in Emilia Romagna connotati manageriali e prevalentemente indirizzati alla tessitura di reti relazionali negli ambienti politico-amministrativi ed economico-finanziari anche attraverso attività corruttive finalizzate al controllo dei finanziamenti pubblici, al condizionamento di appalti e concessioni mirando, in definitiva, all’annullamento della concorrenza".

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Clan in città

'Ndrangheta: è documentata la presenza sul territorio di soggetti 'collegati' alla criminalità organizzata calabrese in particolar modo riconducibili ai cutresi Grande Aracri presenti anche in altre province e ai Molè - Piromalli di Gioia Tauro con diverse interdittive antimafia nei confronti di ditte operanti specie nel settore edile da parte del Prefetto.

Casalesi: soggetti riconducibili a clan camorristici in particolare alla fazione Zagaria del cartello dei Casalesi "sono risultati operativi nel riciclaggio e in diversi altri settori dell’illecito (dalle truffe assicurative, all’esercizio abusivo del credito e all’intestazione fittizia di beni)" spiega la DIA.

Sempre nel secondo semestre 2020 si evidenza "una certa effervescenza della criminalità locale e straniera nei principali traffici illeciti (sostanze stupefacenti, armi, t.l.e. e immigrazione clandestina)".

Infiltrazioni e pandemia

“’…Sto coronavirus è stato proprio un buon affare”. Questa la frase intercettata nel corso dell’indagine “Dirty cleaning”, ovvero infiltrazioni in aziende del settore della sanificazione (articolo da Rimini Today - indagate 4 persone, il 19 novembre 2020 è stato eseguito il decreto di sequestro): "L’espressione fa eco alle conversazioni a suo tempo captate nel corso dell’indagine “Aemilia”172 quando uomini questa volta di ‘ndrangheta chiedevano di inserirsi nel proficuo giro di affari legato alla ricostruzione post-terremoto 2012" spiegano gli investigatori. 

Quindi un'opportunità per le consorterie criminali, che va dai nuovi ambiti come la sanificazione ai finanziamenti pubblici stanziati per fronteggiare l'emergenza sanitaria: "L’esigenza di rafforzare la tutela dell’economia legale, precludendo spazi di agibilità che potrebbero aprirsi in questo contesto difficile (pandemia - ndr) richiede un forte e deciso impegno per garantire una sana ripresa dell’economia". 

Sembra quindi che "La crisi delle aziende sia un’occasione che la criminalità potrebbe non lasciarsi sfuggire…- aveva sottolineato il Procuratore capo Amato - Prendiamo ad esempio il settore della ristorazione, tra i tanti forse quello che ha più sofferto. L’imprenditore deve essere accompagnato dallo Stato a uscire con le proprie gambe dalla crisi. Diversamente? Potrebbero arrivare richieste malavitose, difficili da rifiutare. Penso al mondo dell’usura…”.

Le mafie in Emilia-Romagna

"In territori come quello emiliano-romagnolo dove è soprattutto l’elevata dinamicità del tessuto economico a catalizzare gli interessi criminali convergono di frequente interessi mafiosi e interessi illegali di una criminalità economica comune - si legge nel rapporto - l'infiltrazione della criminalità organizzata avrebbe assunto, in via generale, un approccio silente di basso profilo e una dimensione prettamente affaristica".

"Pervasiva" presenza dei cutresi Grande Aracri nelle province di Reggio Emilia, Modena, Parma e Piacenza "i quali si sono resi protagonisti di una vera e propria politica di aggressione al tessuto socio-economico e amministrativo dei territori", illustra la Direzione. 

Per Amato "ormai non c’è l’associazione che opera autonomamente, bensì l’inserimento di soggetti non tradizionali come consulenti, professionisti o qualche appartenente alle amministrazioni. Una sponda molto pericolosa che significa, in epoca di virus, il rischio di contagio del territorio in cui le associazioni operano” - quindi, fa notare,  la paura a denunciare è stata sostituita dall’esistenza di “una minoranza che ha interesse a non farlo”.

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Non sono immuni da contaminazioni gli amministratori locali emiliano-romagnoli. Le proiezioni della criminalità organizzata sul territorio nazionale della Polizia Criminale, sulla base dei dati forniti trimestralmente dalle Prefetture in Emilia Romagna per il 2020, sarebbero stati 51 sostanzialmente in linea con i 53 del 2019 comunque tra i più elevati a livello nazionale.

Ne è l'esempio l'alto numero di provvedimenti antimafia emessi nel semestre in esame emessi dai Prefetti di Bologna, Reggio Emilia, Ferrara, Parma, Modena e Ravenna nei confronti di aziende attive soprattutto nel campo dell’edilizia e ritenute a rischio d’infiltrazione mafiosa per i collegamenti tra soggetti delle relative compagini societarie ed elementi della criminalità organizzata calabrese, campana e pugliese: "Significativo anche il diniego d’iscrizione nella white list per una ditta operante nel trasporto anche transfrontaliero e nello smaltimento dei rifiuti per “malaccorta gestione dell’attività produttiva pur in assenza di collegamenti diretti con la criminalità organizzata: Nello scenario in esame s’inquadra il profondo radicamento della criminalità organizzata calabrese le cui politiche imprenditoriali avrebbero consolidato, in buona parte dell’Emilia Romagna quel 'sistema integrato' tra imprese, appalti e affari che costituisce l’humus sul quale far crescere le attività di riciclaggio e di reinvestimento delle risorse illecitamente acquisite. In particolare in Emilia Romagna si confermano le qualificate proiezioni di cosche reggine (Bellocco, Iamonte, Mazzaferro, Morabito-Palamara-Bruzzanti), vibonesi (Mancuso), crotonesi (oltre ai cutresi, anche i cirotani Farao-Marincola) e di altre famiglie calabresi che, in generale, compongono una mappatura criminale complessa". 

Cosa nostra, rileva la DIA, risulta presente nella Regione già dalla fine degli anni ‘80 "con attività criminali legate al riciclaggio di denaro e al traffico di stupefacenti e conserverebbe una certa operatività attraverso elementi appartenenti a sodalizi del palermitano (corleonesi), del catanese.

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