Dipendenti comunali in ufficio: braccio di ferro Palazzo d'Accursio-sindacati

Per p-Cgil e Uil-Fpl: "La decisione è stata assunta unilateralmente senza nessun atto formale, rischio per i lavoratori e le lavoratrici"

Braccio di ferro tra Palazzo d'Accursio e sindacati sul ritorno al lavoro in presenza dei dipendenti comunali. L'amministrazione ha deciso i rientri in ufficio per tre giorni alla settimana a partire dal 19 ottobre. Non ci stanno i sindacati: "Così Palazzo D'Accursio mette a rischio i lavoratori" affermano Fp-Cgil e Uil-Fpl in un comunicato consegnato anche ai consiglieri comunali in aula.

Il Comune "riferisce di voler consolidare la modalità da remoto per un'ampia platea di lavoratori perché funzionale alla sostenibilità ambientale e alla mobilità. Sono in atto nuovi investimenti per la strumentazione di personal computer portatili", scrivono Fp e Fpl, aggiungendo che l'amministrazione ha anche "fatto sopralluoghi nelle diverse sedi del Comune e non sono risultate criticità, le distanze ci sono e gli spazi consentono un'adeguata sicurezza per i dipendenti".

La decisione è già stata assunta unilateralmente senza nessun atto formale

Allo stesso tempo, pero', l'obiettivo di Palazzo D'Accursio "è attuare una modalità di lavoro mista con una presenza in sede di tre giorni la settimana a partire dal 19 ottobre- continua la nota- allo scopo di avere uno scambio costante di opinioni ed una maggiore crescita professionale. La decisione è già stata assunta unilateralmente senza nessun atto formale".

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Fp e Fpl, poi, segnalano che l'amministrazione aveva intenzione di "inviare un questionario già predisposto dalla Città metropolitana in tema di smart-working, allo scopo di coinvolgere i dipendenti del Comune", ma l'aggiornamento ricevuto oggi dal direttore generale "ci ha lasciati basiti: il questionario non sarà inviato perche' non avrebbe influito in alcun modo sulle decisioni dell'amministrazione". 

"Rischio per lavoratori e lavoratrici"

Per le sigle di categoria di Cgil e Uil, "certe resistenze alla prosecuzione del lavoro agile, come quelle che ha dimostrato in questo incontro il Comune, mette a rischio i lavoratori e le lavoratrici che non devono prestare per la loro specifica attività il servizio in presenza. Occorre poi stabilire con precisione quali siano i dipendenti che obbligatoriamente devono rendere la loro attivita' in presenza e garantire loro tutte le misure di sicurezza necessarie". Come sindacati "abbiamo sempre indicato il lavoro agile come primaria misura di prevenzione del contagio- continuano Fp e Fpl- denunciando la superficialità, le inspiegabili paure delle amministrazioni a porre freni ad una svolta ed una modernizzazione del lavoro nelle pubbliche amministrazioni".

Le resistenze "devono lasciare il posto al coraggio del cambiamento e alla responsabilità nei confronti dei lavoratori che vogliono un cambio epocale di prospettiva del lavoro" e aggiungono "tutto ciò non significa non lavorare ma lavorare diversamente. Se però l'atteggiamento di chiusura di questa amministrazione nell'ascoltare non solo i lavoratori e le lavoratrici ma anche le loro organizzazioni sindacali è quello che la caratterizza, crediamo che altre azioni si debbano intraprendere a difesa della sicurezza e della salute pubblica".

Intanto, anche la Regione Emilia-Romagna "con un progetto ad hoc- si conclude la nota- ha messo a disposizione due milioni di euro per finanziare piani di avvio e consolidamento del lavoro agile, iniziative formative e acquisizione di soluzioni tecnologiche. E il Comune?". (dire)

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