Cronaca

Michela salva la compagna donandole un rene: "E adesso pensiamo a sposarci"

Michela ha donato un rene alla sua compagna Diva e lo ha fatto senza pensarci un attimo: "La cosa più dura è stata vederla in sala operatoria e sapere che avrebbe potuto soffrire per me. Adesso stiamo bene e pensiamo al futuro"

Michela e Diva

Il trapianto è andato bene, Diva ha un rene nuovo e glielo ha donato la sua compagna Michela. L'intervento è stato effettuato lo scorso 14 maggio al Sant'Orsola dal professor Matteo Ravaioli e a una settimana dall'operazione entrambe sono nella loro casa (con i loro cavalier king Isabel e Kirk) e stanno bene, pronte per buttarsi a capofitto nel loro sogno fatto di antiche ricette, mestoli, tradizioni culinarie tutte bolognesi stravolgendo per altro le loro professioni. Siamo partiti dal lieto fine perché di belle storie abbiamo bisogno, ma quello di questa coppia straordinaria è stato un percorso che ha visto anche momenti difficili: "Il più duro? - racconta Diva - Certamente quando hanno portato Michela in sala operatoria per l'asportazione del rene che sarebbe andato a me. Un'ora e mezza tra il suo e il mio intervento, che è durata un'eternità". 

La testa che scoppia e la scoperta della malattia: "Il mio futuro sarebbe stato la dialisi"

Cominciamo dall'inizio, dall'incontro fra le due e dalla loro storia d'amore arrivata a un gesto così straordinario. Michela (50 anni) e Diva (44 anni) si sono conosciute attraverso amici in comune in Costa Azzurra e lì si sono frequentate un'estate di 11 anni fa per poi ritrovarsi a Bologna, la loro città, e capire che erano fatte l'una per l'altra.

L'ombra della malattia a un certo punto colpisce Diva: "L'allarme è scattato con un forte mal di testa e dopo una lunga serie di esami ho scoperto di avere la sindrome di Berger e che avrei dovuto sottopomi a dialisi. O in ospedale o a casa. Accompagnata dallo staff medico che mi seguiva al Sant'Orsola avevo deciso per le cure ospedaliere con l'aspettativa di dovermi sottoporre a dialisi tre volte alla settimana per cinque ore alla volta. Fin da subito questa prospettiva è stata difficile da accettare per me e silenziosamente per lei. Michela decise di fare gli esami di compatitibilità. io non volevo. Ma lei lo ha fatto lo stesso". 

"A Natale è arrivata la bella notizia con i primi risultati dei test: nonostante il nostro gruppo sanguigno non fosse lo stesso, avrei potuto donarle un mio rene - il racconto lo continua Michela, la donatrice - e una cosa così non è certo da tutti: interventi come il nostro li fanno solo nel centro trapianti di Bologna e di Padova. Al Sant'Orsola sono stati grandissimi!". 

Michela era decisa o c'erano dei dubbi, magari per le sue condizioni di salute o per possibili rischi? "Michela era più che decisa, mentre io non volevo assolutamente che lo facesse. Ma lei non ha voluto sentire storie. Non ci sono rischi per la sua salute anzi, per tutta la vita verrà presa in carico e monitorata periodicamente". 

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La vostra relazione ha creato imbarazzo in una qualche maniera? Ci sono stati problemi per essere una coppia di fatto? "Assolutamente no. Siamo state per tutti al Sant'Orsola una coppia punto. Assistevamo agli esami l'una dell'altra e ci arrivavano tutte le comunicazioni. Non abbiamo mai dovuto spiegare nulla". 

Cosa direste a chi sta pensando o penserà di fare la stessa cosa e quindi di donare un organo o di sottoporsi a un trapianto? "Di non aver paura e farlo - la risposta di Diva - Una settimana fa ero in terapia intensiva e oggi sono qui, a casa mia, con un rene che va come una bomba!  

Pensate di sposarvi? "Sì! Pensiamo di fare questo passo, ma non abbiamo deciso ancora quando". 

Che lavoro facevate e quale sogno state per realizzare? "Michela lavorava per un'azienda come impiegata, nell'ultimo periodo pendolare. Io portavo avanti una pellicceria di famiglia. Entrambe però abbiamo cominciato a seguire la nostra passione per la cucina e abbiamo maturato l'idea di aprire una gastronomia in centro a Bologna ripescando antichi piatti della tradizione, alcuni dei quali un po' perduti: attingerò dal ricettario di mia nonna (che si chiamava Diva, come me!). 

E' però già più che un sogno..."Abbiamo trovato un locale in via Farini e abbiamo anche il nome: il battutino, che è la salamoia bolognese. Contiamo di fare delle prove generali in estate e aprire in autunno. Questo progetto ci ha distratte dal trapianto e solo grazie al sogno del negozio siamo riuscite a pensare ad altro anche nei momenti più duri". 

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