Dpcm e stretta anti-covid, si protesta in piazza Nettuno: "Se ci chiudi, tu ci paghi"

Altra mobilitazione sotto le Due Torri. A lanciarla è Usb Bologna ed Emilia-Romagna che in contemporanea con la manifestazione di Napoli protesta contro le misure anti-Covid emanate dal Governo e la mancanza di ammortizzatori sociali adeguati

"Se ci chiudi, tu ci paghi!". Questo lo slogan del presidio al via oggi, dalle 18.30, in Piazza Nettuno a Bologna. A lanciare la manifestazione è Usb Bologna ed Emilia-Romagna che in contemporanea con la manifestazione di Napoli protesta contro le misure anti-Covid emanate dal Governo e la mancanza di ammortizzatori sociali adeguati. 

"Di fronte alla gravità della situazione rilanciamo le nostre proposte per superare questo momento di rinnovata crisi pandemica: sono necessarie misure economiche di protezione effettiva di tutta la popolazione, un reddito che copra tutta la fase della crisi e della emergenza sanitaria". Queste le rivendicazioni dell'unione sindacale di base, che in una nota rivendica: "Per tutelare la nostra salute ci vogliono lockdown veri, capaci di isolare e
sconfiggere il virus, senza continuare a subire le pressioni di Confindustria che tiene in ostaggio il paese perché le fabbriche devono continuare a produrre".

Poi la loro ricetta per contenere l'epidemia. "Bisogna urgentemente incrementare il trasporto locale e i mezzi e il personale nella sanità pubblica, sufficienti a far fronte all’emergenza pandemica e a dare la certezza che tutti avremo la possibilità di essere
tutelati e curati". E su questi punti Usb propone: "le risorse si trovino tassando i grandi patrimoni e diminuendo le spese militari. Se non viene fatto tutto questo in tempi rapidi sarà il tracollo economico per centinaia di migliaia di persone in tutto il paese"

Ieri la protesta pacifica di baristi e ristoratori nel cuore della città | VIDEO 

Giornate di mobilitazioni a Bologna

Così all'ombra delle Due Torri si registra l'ennesima mobilitazione sulla scia dell'inasprimento delle misure anticovid. 

E' di ieri la protesta andata in scena in Piazza Maggiore, una mobilitazione pacifica, condivisa da associazioni categoria, gruppi e singoli lavoratori, dai tassisti agli operatori della cultura, dello sport, del turismo. Altro giorno,stesso slogan, anche ieri i manifestanti urlavano: "Tu chiudi e tu ci paghi. Se il governo ci chiude il governo ci paga. Non siamo criminali, ma lavoratori". 

Risale invece al giorno prima il flash mob voluto da Cna , sempre in attacco all'ultimo Dcpm: gestori di palestre, tassisti, allestitori di fiere ed eventi e ristoratori si sono riuniti, davanti ai palazzi della regione, sotto lo slogan "Non spegnete le imprese". Lamentando - tra le altre cose - di aver sostenuto forti investimenti nei mesi scorsi per adeguarsi alle nuove norme anticovid e poi di vedersi invece costretti a serrate, totali o anticipate. 

Bar, pub e ristoranti chiudono alle 18: "Un lockdown 'strisciante'. Meglio la chiusura totale"

C'è poi chi ha fatto rumore con altri mezzi. E' il caso della star della pasticceria, Gino Fabbri, che ha deciso di solidalizzare con i colleghi lasciando chiuso anche a pranzo il suo locale di Granarolo. "Abbiamo scelto di chiudere in pausa pranzo per solidarietà e aiuto nei confronti dei colleghi ristoratori" -si legge in un messaggio social. Si tratta di una scelta "per favorire colleghi che vengono penalizzati dal nuovo decreto pur avendo spazi perfetti".

Non è mancato neppure  anche chi ha deciso di non piegarsi a quanto impone il decreto del 25 ottobre scorso. E' il caso del bistrot Bonaccorsi all'angolo tra viale Aldini e via Saragozza. Il titolare, Giorgio Perna, ha deciso infatti di tenere su le saracinesche del locale, anche  oltre le 18.  

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