Il nuovo dpcm chiude anche i musei, Grandi: "Strano consentire lo shopping e non i musei. Continuiamo online "

Il presidente dell'Istituzione Bologna Musei commenta il nuovo decreto: "Chiudiamo ma non ci fermiamo. Proseguiamo nelle scuole con i laboratori e attraverso i social. La sicurezza nei nostri musei era garantita da distanziamenti e slot di visita"

Il nuovo dpcm del Governo chiude anche i musei. Dopo i cinema e i teatri la stretta dei provvedimenti anti-Covid investe un'altra area del settore cultura a partire dal 5 novembre e fino al 3 dicembre. Niente più mostre, sale museali, laboratori: "Come l'abbiamo presa? Diciamo che finché le persone hanno la possibilità di uscire sarebbe bello che potessero andare anche a passeggiare nei musei dove grazie alle visite scaglionate i distanziamenti sono di 4,5,6 metri".

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Questo il commento di Roberto Grandi, presidente Istituzione Bologna Musei: "Nelle ultime settimane abbiamo avuto un grande numeri di visite nei nostri musei, tutte persone residenti nei dintorni che hanno deciso di vedere o rivedere un museo o una mostra con calma e con un pubblico rarefatto, così come determinato dalle disposizioni. Questo rallentamento è piaciuto molto e lo abbiamo visto anche dopo la riapertura post lockdown e lungo tutta un'estate fatta di pochi turisti stranieri, al contrario degli anni precedenti. Diamo dei numeri per dare un'idea concreta: nell'ultima settimana di ottobre le visite sono state più di 2.500". 

"Davanti alla decisione si chiude e basta. Ma non ci fermiamo e proseguiamo in primis tutto il discorso legato alla didattica che avevamo già cominciato e ben strutturato sin dal 2019: dopo le 92 mila presenze in un anno nei nostri laboratori, continuiamo a proporre attività alle scuole andandoci noi nelle scuole, e fornando dei kit per fare le esperienze online. Il tutto grazie ai fondi PON Cultura e Sviluppo, che consentono di usifruirne gratuitamente. Per tutto questo siamo già pronti".    

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"L'online è un surrogato, ma ci tiene in contatto con il nostro pubblico"

Avete previsto un palinsesto per continuare a vivere i musei anche online? "Certamente. Stiamo lavorando a un programma di eventi fruibili a distanza sapendo che con l'online manteniamo il rapporto con il pubblico, consapevoli che si tratti comunque di un surrogato alla visita fisica e un modo per mostrare le infinite storie che ci sono nei nostri musei invogliando a tornarci appena possibile". 

"Una cosa interessante che vorrei raccontare è che grazie al progetto PON abbiamo fatto formazione a 18 giovani (come mediatori culturali) e in questo periodo quello di cui si occuperanno sarà non di fare mediazione all'interno dei musei, ma andare nei quartieri per vedere quali sono i bisogno educativi e culturali delle fasce più deboli della popolazione, per poi fare degli interventi mirati. I musei devono uscire da se stessi e adesso faranno questa analisi dei bisogni".

La sicurezza è sempre stata garantita: fra le novità anche la app per l'audioguida

"Non restiamo fermi. Quello che sappiamo è che come l'altra volta siamo gli ultimi a chiudere e i primi a riaprire. Distanziamento, mascherine, misurazione della temparatura, sanificazioni e persino una app per audioguide che evitava di usare dispositivi collettivi e consente di usufruire del servizio direttamente sul proprio cellulare. Un processo innovativo (la app si chiama MuseOn) che avevamo già cominciato e che è stato accelerato dall'avvento del Covid-19". 

Roversi-Monaco: "Così si mette in ginocchio ingiustamente il settore che porta bellezza e cultura nella vita delle persone" 

Più dura la reazione di Fabio Roversi-Monaco, Presidente di Genus Bononiae. Musei nella città: "Fino all’ultimo abbiamo sperato che il buon senso prevalesse su scelte ingiustificate sulla base dei numeri (basso l’indice di contagio registrato nei poli culturali). Oggi prendiamo invece atto della decisione del governo di chiudere nuovamente i musei: un provvedimento del tutto ingiusto, in quanto già dopo il primo lockdown erano state prese tutte le misure di contenimento necessarie per assicurare visite nel massimo rispetto della sicurezza e della salute dei cittadini. Questo nuovo DPCM declassa le attività culturali come ‘servizi non essenziali’, ignorando da un lato il valore – anche di conforto – che la fruizione di cultura ha, dall’altro il baratro economico in cui si rischia di far precipitare un intero settore, che dà lavoro a migliaia di persone, che muove l’economia e crea indotto". 

“Ancora una volta non ci fermeremo e non ci faremo scoraggiare - prosegue Roversi-Monaco - continueremo a tenere viva l’attenzione del nostro pubblico online, offrendo contenuti culturali, stimoli e approfondimenti fino ad organizzare vere e proprie visite virtuali. Certo oggi facciamo più fatica di sei mesi fa a dire ‘ci alzeremo più forti’, perché quanto è stato deciso rende impossibile qualunque tipo di programmazione, almeno a medio termine”.
 
Proprio ieri è stato presentato un rapporto di Federculture, che evidenzia come nel 2020 oltre il 70% degli enti culturali ha stimato perdite di ricavi superiori al 40% del proprio bilancio e il 13% prospetta perdite che superano il 60%. Pur in uno scenario tanto inedito quanto difficile, molti attori del comparto cultura hanno reagito veicolando la propria offerta tradizionale in forme del tutto rinnovate, anche lavorando in modalità nuove. Specie nell'ambito museale, la produzione di visite virtuali, di dirette live o di programmi ad hoc, accessibili on demand, è andata ben oltre il 50% delle complessive proposte culturali fruibili a distanza. Quella nata, in un momento critico, come offerta suppletiva rispetto all'ordinario è stata ben presto percepita come un'offerta alternativa o, meglio ancora, come una declinazione aggiuntiva delle canoniche modalità di fruizione del prodotto culturale.  “Questo – conclude Roversi-Monaco – dimostra che il settore vuole reagire, ma al tempo stesso che le scelte vanno ponderate in maniera davvero attenta”.

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