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Traffico internazionale di cocaina, San Pietro in Casale era la "base" | VIDEO

In un bar di copertura e in un garage si prendevano accordi, si svolgevano incontri con i sodali e si consegnavano i "chili" di cocaina destinati a varie piazze

 

A capo dell'organizzazione un uomo dalle varie identità, Albert-Henry-Berti Locka, cittadino albanese con una mentalità ritenuta dagli inquirenti al limite del "paranoico", tanti  sono stati gli accorgimenti che negli anni ha utilizzato per diventare praticamente invisibile.

Da qui il nome dell'operazione, "Casper", il fantasma del film di animazione del 1995, portata avanti dalla sezione narcotici della Squadra Mobile di Bologna, coordinata dalla DDA e dal sostituto procuratore Roberto Ceroni, che ha portato all'esecuzione di 12 custodie cautelari in carcere, a Bologna e provincia e a Ferrara, mentre altre tre persone sono ricercate. 

Base logistica a San Pietro in Casale, dove Locka risiedeva: in un bar di copertura e in un garage si prendevano accordi, si svolgevano incontri con i sodali e si consegnavano i "chili" di cocaina destinati a varie piazze, la principale Bologna, poi Genova, Rimini, Vicenza ed Empoli. Grazie alla collaborazione della Polizia albanese e della Polizia Locale Reno-Galliera, gli inquirenti, esaminando le immagini dei varchi di ingresso nel comune, sono risaliti all'auto della compagna e quindi a identificarlo. 

Auto modificate e linguaggio criptato, così la cocaina arrivava dall'Albania: 15 arresti

Un'indagine partita nel 2018 che ha smantellato quindi un sistema di narco-traffico e di importazione di cocaina: "Poche volte ci siamo trovati di fronte a un'organizzazione con una tale progettualità imprenditoriale da essere in grado di sedere al tavolo e contrattare con altri grossi trafficanti attivi in Italia", ha detto ai cronisti Luca Armeni, capo della Squadra Mobile. Si è calcolato che in un mese e mezzo riuscissero a importare fino a 20 chili di stupefacente. 

Il capo dell'organizzazione

Intercettazioni e pedinamenti hanno permesso di risalire quindi all'identità del braccio destro e degli altri personaggi satellite che facevano riferimento a Locka, l'accentratore, il capo che non demandava neanche ai più fidati i contatti con fornitori e acquirenti, che si era fatto cambiare nome di battesimo nel suo paese, che aveva ordinato di comunicare esclusivamente con telefoni dedicati, che guidava auto di grossa cilindrata e che cambiava spesso e al quale la Polizia ha sequestrato 18mila euro nascosti in un calzino. E' andato in carcere però senza essere riuscito ad entrare nelle fiorenti piazze milanesi, un "desiderio" mai realizzato a causa di contrasti con un fornitore. 

"Entrava e usciva da diverse indagini" ha detto il commissario della narcotici Guido Quattrucci "l'ho incrociato per la prima volta nel 2006, quando riforniva droga al Pilastro ed era conosciuto con il soprannome 'Berti'. Basti pensare che al suo factotum, in tangenziale a Bologna, sono caduti 4 chili di cocaina dal doppio-tetto dell'auto, sfondato dal peso"

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