Cronaca Zona Universitaria / Via Centotrecento

Via Centotrecento, sgominato giro di cocaina ed eroina nella zona universitaria

Interessata solitamente dall'attività di repressione in strada questa volta i dintorni di Piazza Verdi son stati interessati da una operazione che ha colpito i presunti gestori della piazza di spaccio

Dovranno rispondere di associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti (articolo 74 - dpr 309/90) i quattro cittadini tunisini e un cittadino marocchino, ritenuti membri di un'organizzazione strutturata che riforniva le piazze bolognesi di 2 chili alla settimana di cocaina ed eroina, per circa 1700 contatti nella rubrica del gruppo. Tre dei cinque sono agli arresti domiciliari, mentre uno è stato tradotto in carcere: per un altro della banda è scattato l'obbligo di dimora.

Il gruppo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo era capeggiato da L.S. 35 anni, vero organizzatore e gestore della struttura, in diretto contatto con i fornitori grossisti. La droga, semilavorata poi passava per l'intermediazione in prima battuta, al suo diretto referente, B.F.H. 31 anni, che con il compare, A.J, 35 anni, si occupava di rifornire al dettaglio i pusher sparsi nel territorio.

La base logistica di via Centrotrecento invece era affittata a una coppia, G.R. e Z.N., che intratteneva rapporti frequenti con il gruppo malavitoso. Quanto ai centri di lavorazione in Via Dei Gandolfi sono risultati riconducibili ad una famiglia di ecuadoregni: la casa sostanzialmente deputata al primo occultamento e al taglio dello stupefacente.

ALFA 31. Un'indagine portata avanti dai Carabinieri della Compagnia Bologna-Centro, coordinati dal pm Roberto Ceroni, con attività tecniche, intercettazioni e videosorveglianza, che, partendo dal numero dei fermi per droga nell'ultimo anno (270 arresti e 80 denunce), ha permesso di focalizzare anche il gruppo, una nazionalità specifica, e la sostanza: "Predominio della componente di nazionalità tunisina, non tutti i gruppi criminali sono in grado di trattare l'eroina - ha detto ai cronisti il tenente colonnello Marco Francesco Centola ai cronisti - e ultimamente è ricomparsa sul mercato". 

BASI LOGISTICHE. Tra il centro e appena fuori le mura sono state individuati tre appartamenti in uso a italiani e ed ecuadoregni e avuti "in prestito": in via Centrotrecento, il centro direzionale, dove venivano prese le decisioni e magari 'casa sicura' dove rifugiarsi durante le retate in piazza delle forze dell'ordine, e via De Gandolfi, in Bolognina, e via Mazzini, questi ultimi due divenuti laboratori, dove gli stupefacenti venivano tagliati, confezionati e occultati nei cosiddetti "luoghi di imbosco", come parchi e siepi della città. "Un fenomeno - quello di questo particolare tipo di affitti - da approfondire, poiché si tratta dello stesso metodo utilizzato per il deposito e la vendita abusiva degli alcolici" ha dichiarato il Colonnello Valerio Giardina. 

I pusher di strada operavano quindi in tutta la zona universitaria, via Mazzini, il Parco di via Mondo e via Massarenti.

L'ORGANIZZAZIONE. Gli inquirenti l'hanno definita di tipo "orizzontale", priva cioè di un capo in senso stretto, ma caratterizzata da grande flessibilità, con scambio dei ruoli, e aperta ai contatti con altri gruppi etnici, come marocchini e albanesi. 

Nel corso delle indagini sono stati accertati alcuni contatti con un cittadino pakistano, ancora latitante: si propende quindi per la direttrice di approvvigionamento asiatica della sostanza stupefacente spacciata. 

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