Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca Centro Storico / Via Cartoleria

Trasloco del polo penale, il grande 'niet' degli avvocati

In una partecipata assemblea al Teatro Duse, l'Ordine forense bolognese ribadisce la contrarietà all'ipotesi del trasferimento del polo penale nei locali lontano dal centro, e si prepara a una consultazione interna

Mai e poi mai alla Staveco: l'assemblea straordinaria dell'Ordine forense di Bologna, con la votazione finale, ribadisce la contrarietà degli avvocati al trasferimento degli uffici giudiziari nell'ex caserma di via del Parco, approvando la proposta di una "mobilitazione" che dia visibilità a questa posizione e benedicendo, invece, l'ipotesi di spostare gli uffici che hanno bisogno di ricollocazione nell'ex Staveco. Quando si arriva al momento di votare, molti dei 1.000 avvocati presenti a inizio assemblea hanno già lasciato il teatro Duse, ma sui punti salienti della mozione finale la maggioranza e' comunque schiacciante, con poche mani isolate in disaccordo.

No, dunque, al trasferimento "parziale o totale" all'ex Stamoto e sì ad una "mobilitazione del Foro per contrastare" il progetto, con tanto di stanziamento di un budget per acquistare pagine sulla stampa locale e mandato ad interloquire con le altre categorie professionali e i commercianti per sensibilizzare la politica. Passa nettissimamente anche il punto che individua nell'ex Staveco l'area in cui ricollocare gli uffici che necessitano di uno spostamento.

Gli avvocati danno l'ok anche all'eventualità di utilizzare l'ex Maternità come soluzione transitoria e all'idea di effettuare un sondaggio tra tutti gli iscritti. Bocciata, invece, la proposta di chiedere agli avvocati che operano come giudici onorari di "minacciare" le dimissioni da questo incarico. Allo stesso modo, non passa il suggerimento di individuare, tra gli immobili in cui spostare parte degli uffici, anche la caserma di via Vascelli oggi occupata dalla Polizia giudiziaria.

"L'ipotesi Stamoto non ci vede favorevoli, come avvocati ma prima ancora come cittadini", commenta a fine assemblea il presidente dell'Ordine, Giovanni Berti Arnoaldi Veli: oggi si sono sentiti "tanti interventi tutti convergenti, molto sereni e seri", prima di ottenere "un'idicazione molto precisa, una maggioranza schiacciante che assomiglia molto ad un'unanimità". Durante l'assemblea, c'è anche chi propone la convocazione di un vero e proprio sciopero degli avvocati, ma il presidente dà lo stop: "I Consigli dell'Ordine non hanno questo potere".

Tra le varie sigle intervenute, ad ogni modo, l'idea Stamoto proprio non piace. "Assolutamente impraticabile", dice Jacopo Mannini per l'Associazione sindacale degli avvocati. Per Lucio Strazziari, ex presidente dell'Ordine, "è il Comune che deve intervenire perché rappresenta non solo gli avvocati ma tutta la cittadinanza". Strazziari propone di trasformare in un leasing l'affitto di Palazzo Pizzardi e dell'ex Maternità: ipotesi che vedrebbe favorevole anche la proprietà dei due immobili, riferisce Berti Arnoaldi Veli, ma da Roma e' gia' arrivato un chiaro no. Pierpaolo Soggia, presidente della Camera civile, sollecita una "campagna informativa rivolta non solo alla cittadinanza ma anche alla classe politica", compresi parlamentare e ministri bolognesi.

La proposta sulla Stamoto "è molto poco dettagliata e molto poco lungimirante", aggiunge Elenza Minzoni per l'associazione degli avvocati imolesi, sottolineando che bisogna tener conto anche delle esigenze dei legali che arrivano da fuori città. Tra i professionisti più arrabbiati c'è anche chi vorrebbe vedere i colleghi determinati "come i tassisti".

All'assemblea si vedono anche diversi avvocati eletti in Consiglio comunale: tra loro Michele Campaniello del Pd (che non vota, limitandosi ad "ascoltare cos'ha da dire la categoria"), Manes Bernardini di Insieme Bologna, Marco Lisei e Francesco Sassone di Fi. Lisei, a fine lavori, annuncia l'intenzione di "presentare un ordine del giorno per cambare il Poc e la destinazione d'uso dell'ex Staveco, così che possa essere presa in considerazione dal Demanio, visto che oggi l'elemento ostativo è la destinazione a fini universitari". (Dire)
 

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