Elisabetta Franchi e il sistema moda nella fase 4: "Per me segnerà il passaggio al Made in Italy al 100%"

La stilista e imprenditrice bolognese tira le somme e fa una riflessione sul comparto scosso dal Covid a livello mondiale: "Un mercato già compromesso da anni che aveva bisogno di rinnovamento"

La moda e il duro colpo infertole dal Covid-19, che ha congelato tutto quel brillante sistema per cui l'Italia è meritatamente nota in tutto il mondo. Stagioni perse, sfilate annullate a data da destinarsi, store e boutique che riaprono a fatica, altri che chiuderanno quasi certamente (si parla di circa 1.400 punti vendita del colosso spagnolo Zara per fare un esempio lampante del fast-fashion). E c'è l'irreversibile, quello che non tornerà più come prima. Non solo in negativo, sia chiaro: così come spiega l'energica stilista-imprenditrice Elisabetta Franchi, con la quale facciamo una piacevolissima riflessione intorno alla moda. 

La moda, a partire dal lockdown, ha cominciato a riflettere su se stessa e la lettera nella quale Giorgio Armani chiede di rivedere alcuni aspetti del sistema moda, come il fast-fashion e il meccanismo del desiderio d'acquisto contro l'eleganza e la qualità, con capi che durino nel tempo...lei cosa pensa a riguardo: può essere questa una reale opportunità per migliorare o addirittura rivoluzionare il suo mondo? Cosa condivide con l'appello di "Re Giorgio"? 

"In un mondo dove si è sempre timorosi a muovere il primo passo, io mi ero già esposta in questo senso e quando ho letto le parole di Giorgio Armani, per me maestro indiscusso e grandioso stilista, ho pensato che non ero più sola a pensarla in una certa maniera, mentre la Camera della Moda non rivestiva quella funzione di punto di riferimento che speravamo un po' tutti potesse orientarci in un momento così complicato e imprevedibile come una pandemia mondiale. Uno spartiacque, il Covid, per il nostro comparto, che aveva e stava già vivendo degli stravolgimenti importanti. Armani, sostenendo che si farà fatica se non si cambierà mentalità, ha detto delle cose verissime e coerenti con tutto quel processo di ristrutturazione aziendale che ha iniziato già da tempo eliminando, per esempio, alcune delle sue linee ormai forse non più necessarie come nei decenni precedenti. Ha menzionato la competizione con il fast-fashion (quel recente settore dell'industria dell'abbigliamento che produce collezioni ispirate all'alta moda, ma vendute a prezzi contenuti e rinnovate in tempi brevissimi ndr) che è il luogo e il momento in cui io sono nata io professionalmente e che ha colmato quel vuoto nelle boutique, quei buchi immensi negli store che non ti permettevano di acquistare un capo estivo d'estate e uno invernale nella stagione fredda.

Ecco, è qui che siamo nati noi. In un mercato che era compromesso e malato da anni, in continua ricerca di prodotto sempre nuovo e dell'immissione esagerata in un mercato già saturo da tempo che ti va incontrare 50 store in pochi metri fra città, aeroporti, centri commerciali, outlet e stazioni mentre un capo ha vita sempre troppo breve". 

Fast-fashion, cambiamento, opportunità: il sistema moda rivoluzionato dal Covid?

Dunque la consapevolezza e il cambiamento potrebbero arrivare anche attraverso questo evento che ha sconvolto tanti altri sistemi e tante altre economie? Come ha reagito da donna e da imprenditrice? 

"C'era bisogno di ristabilire ritmi e tempi e qualità, questa potrebbe essere la giusta opportunità. Io, almeno, la vedo così. A causa del Coronavirus non si è fermata solo la moda, si è fermato tutto e in tutto il mondo: all'inizio ho avuto paura come tutti leggendo i bollettini di guerra, poi lo stato di ansia per la salute e le sorti dei miei familiari, delle persone che ho intorno e della mia impresa (350 dipendenti) è diventata rabbia. Faccio una metafora legata ai motori per rendere l'idea di quello che ho attraversato: hai una bella macchina (la mia azienda) che sfreccia e sta per arrivare lontano (la quotazione in Borsa è un grande passo). Lo fa con grande fatica e utilizzando tanta energia. Poi si trova davanti a un muro che non era previsto e non per sua responsabilità ci va a sbattere. L'airbag (lo Stato) non si è aperto. Senso di impotenza. 

Per fortuna, dopo la consapevolezza che da un momento all'altro le cose possono arrivare a non contare più nulla a causa di un evento imponderabile, è tornata la lucidità e anche l'opportunità di dare il meglio proprio quando ce n'è bisogno. Avevo sfilato a febbraio come tutti gli altri stilisti e a quel punto in pratica, di solito hai già venduto. Ma nel 2020 abbiamo messo tutto in discussione visto che entrambi i mercati retail e wholesale si sono bloccati in piena stagione, che le serrande dei negozi si sono chiuse con dentro i capi congelati. Te ne stai lì a cercare di capire come affronterai la cosa e come potrai consegnare un numero di capi prodotti nella quantità della stagione precedente. Il che è già un immenso problema. La mia velocità (Elisabetta Franchi strizza l'occhio proprio a quel fast di cui si è parlato prima) è anche una fortuna: molti avevano già prodotto l'80% della Fall-Winter e io sono riuscita a cambiare le regole in corso d'opera". 

La moda della fase 4: quale l'eredità che il Coronavirus lascerà sulle passerelle? 

"Intanto non sappiamo chi sopravviverà. La moda è a un 40/50% in meno: se non ci sono cerimonie, red carpet, compleanni, cene al ristorante, il Festival di Cannes e tutto il resto viene meno anche tutto il nostro sistema. A proposito di sfilate, non credo ce ne saranno, almeno per un po' e pensiamo a tutto quello che muovono le passerelle del mondo con migliaia di operatori che si spostano, pernottano, consumono, vivono quei giorni così intensamente. Il mondo è cambiato e potrebbero non esserci più sfilate insomma. 

Alle mie sfilate la media dei presenti sta sui 1.300 e nonostante siano fra le più guardate in streaming non credo nella virtualità di questo evento come modalità esclusiva. Anzi, vi confesso che il mio sogno sarebbe stato quello di estendere ulteriormente le platee e aprire i miei show anche per esempio alle mie clienti, quelle che magari nel loro armadio custodiscono decine di miei capi e amano il mio stile". 

Bene l'e-commerce: "Una bella sorpresa anche la scelta fatta dalle clienti"

Ha boutique in tutto il mondo, quale l'ha stupita maggiormente in questo periodo per numeri e prestazioni? Esempi di grande ripresa per esempio...

"In verità la sorpresa più bella non l'ho avuto da un punto vendita fisico, ma dall'e-commerce, che ha registrato una bella impennata proprio quando non si poteva neppure uscire di casa per sfoggiare gli abiti da occasione speciale, che invece sono stati i più gettonati della mia collezione. Milano per esempio soffre molto e sembra davvero un paradosso che la città degli affari e del fasshion sia quella che parte più a rilento. Fra le ipotesi naturalmente c'è il fatto che sia stata una delle colpitissime zone rosse e che si abbia ancora molta paura del contagio". 

Quale la spinta (pensiamo positivo) che Elisabetta Franchi ha avuto da questa crisi economica?

"Il mio Made in Italy è stato sempre all'85% e il che significa che anche qualndo le produzioni erano sparpagliate in ogni zona del mondo, io ho continuato a credere nel mio Paese, che gode di altissimi standard di qualità ed è il luogo in cui nasce il lusso per il resto del globo. Ecco, adesso lo voglio portare al 100%. So che questa è la strada giusta perchè la nostra filiera è straordinaria e lo dimostrerò già nella mia sfilata (virtuale) di settembre. Dobbiamo ridare forza alla nostra bandiera straordinaria. Tempo fa stavo per essere comprata da un fondo americano e ho sfilato la fede all'altare". Una bella prova d'amore insomma la Franchi l'ha già data. 

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Elisabetta Franchi si racconta nel suo momento d'oro

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