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Cronaca

ESCLUSIVA: Eredità Faac, spunta la sorella segreta di Manini

Mariangela Manini, fino a ieri "cugina" del patron Faac Michelangelo, la prima a impugnare il testamento alla Chiesa, chiede una verifica sulla parentela: "Siamo fratelli, me lo confessò mia madre"

Che una così sfacciata eredità finisse in tribunale, c’era da aspettarselo, che un patrimonio lasciato a Curia o dentisti meritasse un accertamento anche, ma che oggi Mariangela Manini, fino a ieri “cugina” del defunto proprietario di Faac, chiedesse al giudice un accertamento, affermando di esserne la sorella, lascia un po’ frastornati.

Eredità Faac: i protagonisti

L’EREDITA’. Come è noto, tutta la vicenda della robusta eredità – 1,7 miliardi di Eurogià pende in tribunale ed è stato chiesto al giudice la nomina di un custode per amministrare i beni, ora nella disponibilità dell’Arcidiocesi di Bologna, in virtù del primo testamento della discordia. In giugno ne compare un altro, con data posteriore al primo, che vede un dentista di Sasso Marconi quale unico nuovo erede. Il secondo testamento, vergato in calce a un modulo di consenso per la privacy, sarebbe anche stato denunciato quale falso dalla Curia di Bologna.
E ora? Tutto da rifare e si scompagina ancor più, se possibile, una vicenda già abbastanza intricata.

LA CONFESSIONE DELLA MADRE. Andiamo per gradi. Le madri di Mariangela e di Michelangelo erano sorelle e avevano sposato due cugini continuando a vivere nelle stesse case dove ebbero comune residenza, per quasi 30 anni. “Giuseppe Manini era molto affascinate, mi disse mia madre, e con lui ebbi rapporti intimi prima e dopo i rispettivi matrimoni: e poi nascesti tu. Mentre io ero già sposata con suo cugino Silvano, poi lui sposò mia sorella Gabriella, per una promessa che aveva fatto al proprio padre! Tre anni dopo nacque Michelangelo. Avete sempre vissuto insieme, eravate due bimbi bellissimi e gli angeli della casa. Giuseppe, che poi scoprimmo essere un playboy impenitente, sapeva la verità, ma essendo io la moglie di suo cugino, oltre che cognata, preferì gestire la cosa in silenzio e …in famiglia”. E’ il racconto Mariangela a Bologna Today, mentre il suo avvocato, Rosa Mauro presenta al Giudice un’istanza per il riconoscimento di paternità e per le analisi del DNA di Mariangela e degli scomparsi.

Abbiamo chiesto a Mariangela Manini: E’ una vera “bomba”, perchè è scoppiata solo adesso?
Come può immaginare la vicenda è molto intima e personale. C’è un certo pudore a mettere in piazza storie di vita passata dei miei genitori e dei parenti che modificano uno status ormai consolidato. Io non giudico né mia madre, né mio padre, chiunque sia. L’affetto e la riconoscenza verso colui che mi ha allevato è e resterà immutato. Non so se il racconto di mia madre sia vero, ma so e confermo che le due sorelle e i due cugini, da giovani e per 25 anni, furono legati e uniti. sono cresciuta con Michelangelo, aveva 3 anni meno di me, e fino all’84 abbiamo vissuto tutti nella stessa casa condividendo anche il cane.

Si, ma un conto è il cane….
Pensa che queste cose non accadano? Adesso che è venuta fuori la mia vicenda, molte persone che incontro hanno un aneddoto: storie più o meno note con cognati, cugini, alcuni anche con suoceri che vivevano nella stessa casa o lì vicino. Nel mio caso, siamo negli anni dal ’55 al ’60, l’inizio del benessere e delle prime forme di libertà anche sessuale: due bei ragazzi, cugini, fidanzati con due belle ragazze, sorelle e quasi identiche che si sposano e vivono insieme. La sorprende se per gioco o per amore succeda …“qualcosa”? E se poi accade e continuano per altri 20 anni questa specie di comunità, la sorprende

Non mi ha detto perché l’ha resa nota adesso.
Non avrei mai voluto che fosse di dominio pubblico. Come si dice, “chi muore giace e chi vive si da pace”. Ma l’eredità sta diventando ingarbugliata e quasi ridicola. Saltano fuori scritti e strani testamenti. Molti pensano di prendersi un po’ di soldi accordandosi con questo o con quello! Ha visto il testamento della Curia? A parte il fatto che Michelangelo non scriveva così nel ‘98, le sembra scritto dalla stessa mano? Poi, le due righe di “assenso” sul modulo della privacy del dentista, le sembrano cosa seria? Le due firme si assomigliano? Davvero c’era bisogno di una perizia? Però le cose andranno avanti per anni e chissà quanti estranei vorranno “le vesti” di mio fratello. Andiamo, qui c’è della gente che, in buona o cattiva fede, vuole soldi non suoi e basta. La Curia ha avuto troppa fretta. Avrebbe dovuto contattare prima i parenti, a prescindere dalla mia impugnazione, e farci quattro chiacchiere per vedere bene storia e contesto. Michelangelo aveva il diabete Mellito tipo 1 da quando aveva 18 anni ed era insulino-dipendente. Peraltro, a parte una serie di patologie, soffriva di una forte depressione, entrava e usciva dagli ospedali sempre auto-dimettendosi contro il parere dei medici. Pensi che il 15 marzo, alle ore 16,15, aveva già firmato il modulo di dimissioni volontarie ed era pronto per uscire per quanto debole e malfermo. Un medico l’ha bloccato quasi sulla porta e la notte del 17 marzo è morto. E la Curia non si è interrogata se davvero tutto fosse a posto? Io avrei raccontato al Vescovo tutta la storia e, forse, in silenzio e senza tanto clamore, tutto si sarebbe risolto salvando il buon nome, l’anima e il ricordo di tutti.

Quindi lei vuole tutto?
No, chiariamoci bene, è fuori strada. Io capisco che possa suonare strano, ma le assicuro che voglio solo che un patrimonio nato in famiglia resti in famiglia. I due cugini Manini e nostri “padri”, Silvano e Giuseppe, avevano all’inizio tutto in comune. Fallirono con la loro impresa edile e le loro mogli, mia madre era la maggiore, lavorando giorno e notte, pagarono debiti e ipoteche. Era giusto così. Perchè era una famiglia unita e a tutti e quattro stava bene. Poi i cugini iniziarono insieme l’avventura Faac – si ricordi che la prima sede era presso il Maglificio Rimondi snc delle sorelle – e, piano piano, con tenacia e bravura, crebbero nella nuova attività. Ma io ricordo benissimo che per anni mia madre alle 3 di notte andava a lavorare in maglificio, perché servivano soldi “in famiglia”. E adesso arriva un vescovo o un dentista “pigliatutto”? Silvano Manini è morto nell’80, ma ufficialmente non fu mai nel capitale della Faac; Giuseppe prese a dirigere tutto, molto bene, e in 10 anni creò una fortuna . Morì nel ‘91 lasciando tutto alla sorella di mia madre, zia Gabriella. e a Michelangelo che prima della scomparsa del padre sarà andato in Faac 20-30 volte e dopo non più di 50. Certo, magari per legge, potrebbe avere avuto titolo per lasciare tutto alla chiesa o al dentista o al primo che passa, ma le sembra eticamente corretto? Qui credo che la Curia, dato che spesso pontifica sull’etica, avrebbe dovuto indagare… E quanto al presunto ultimo beneficiario, a parte curargli i denti, non ha fatto niente e il Cardinale si è comportato come una qualunque badante, accettando l’eredità prima di fare l’inventario, penso che il pudore personale debba essere messo in secondo piano e mettere le carte sul tavolo. Vediamo chi ha il gioco migliore.

Dunque lo fa anche per sua madre e suo padre?
Per i dipendenti Faac e per tutta la famiglia. I soldi per “costituire” la Faac e le prime garanzie, senza le quali i due cugini non avrebbero fatto niente, vennero dal lavoro di mia madre. Lei ha detto che mi concepì in un rapporto, non occasionale ma affettivo, con Giuseppe. Me lo disse in tempi non sospetti e quando era già morto da tempo. Non feci nulla allora e nulla chiesi. Mio fratello gestiva la Faac e non mi aspettavo certo che morisse a 50 anni lasciando tutto a un dentista o alla Curia. Adesso mettiamo le cose a posto, o ci accordiamo e siano riconosciuti i diritti primari oltre che legali, oppure ci aspettano 20 anni di cause, di perizie, analisi con la Faac immobilizzata. Mia madre gestiva un’impresa con oltre 150 persone tra dipendenti e lavoranti esterni…. Vediamo cosa c’è davvero nel mio DNA dell’ uno e dell’altra, sia biologico che di carattere.
 

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