Cronaca

Eredità Faac, il perito di parte si pronuncia: "I testamenti debbono ritenersi apocrifi"

Il 2 ottobre il Ris depositerà il proprio responso sull'autenticità dei testamenti del defunto Manini. "Apocrifi", ovvero non autentici, secondo la perizia di parte

Sede Faac

C'è grande attesa per il 2 ottobre, giorno in cui il Ris di Parma si pronuncerà sull'autenticità dei testamenti "olografi", ossia vergati per mano del defunto Michelangelo Manini, a seguito della denuncia di falso contro ignoti, fatta Mariangela Manini, cugina del defunto (in attesa del riconoscimento come sorella) e dallo zio Carlo Rimondi, alcune incongruenze sono state segnalate ai Carabinieri dal perito dei familiari , Ambra Draghetti, che ha presentato una sua memoria.

Il PM Massimiliano Rossi ha incaricato il 2 luglio scorso, il M.llo Madragna, del Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri (RIS), di fare le opportune indagini per accertare la falsità o meno dei tre documenti testamentari apparentemente riconducibili a Michelangelo Manini e che indicherebbero la Chiesa a Cattolica erede universale dei suoi beni, tra cui anche il 66% delle quote societarie di Faac Spa.

NON AUTENTICI. La perizia dei RIS non sarà decisoria, mentre Dragheti già conclude affermando che “Allo stato dell’arte i tre testamenti oggetto di verifica devono ritenersi apocrifi…”. ossia non autentici. Ciò sia perché non sono di provenienza certa molti dei documenti di comparazione, quindi non utilizzabili per legge, e sia perché quelli presentati fanno ricondurre il tutto successivamente al 1998.

La perizia si spinge a datare le firme alla seconda metà degli anni 2000, comunque sicuramente molto dopo il 1998 anche deducendolo dalla comparazione con i documenti presentati dall’Arcidiocesi stessa. un testamento per essere ritenuto valido come “olografo” deve essere accertato come scritto realmente dal testatore in ogni sua parte. Infine, non sarebbero rilevabili righe cieche (piegature) nei documenti, nonostante le varie dichiarazioni indicanti il ritrovamento degli stessi in “buste chiuse” peraltro non presentate al perito dei Carabinieri nominato dal PM.

faac-3-2-2In una copia presentata nel 2008 all’agenzia delle entrate, si affermava che 18 milioni di Euro - che la Guardia di Finanza aveva ricondotto a Manini e ritrovati in un conto cifrato in una Banca di Vaduz nel Liechtenstein  - pur da lui non “dichiarati” nelle sue varie denunce dei redditi - fossero destinati, nel Liechtenstein, a fondazioni benefiche per opere di carità. Un a sorta diprova, secondo gli eredi designati della volontà benefiche di Michelangelo Manini, che in quel periodo era però era sotto inchiesta fiscale.

La battaglia peritale si annuncia, come prevedibile, lunga e molto accesa. Si aspetta di vedere in che modo il Reparto Indagini Scientifiche dei Carabinieri possa mai in qualche modo ricondurre a Michelangelo Manini i documenti ritenuti dalla Curia di Bologna come “testamenti certi”.

"Ribadisco che ho visto Michelangelo imparare a leggere e scrivere, sin da piccoli facevamo insieme i compiti! - ribadisce Mariangela Manini - e non riconosco la grafia  che la Curia si ostina  a voler ricondurre a tutti i costi - e nel 1998! - a Michelangelo. Non capisco poi come la Curia non sia riuscita a produrre documenti scritti in corsivo da Michelangelo. Ciò a prescindere dalle buste e dalle pieghe mancanti e che confido il PM ne chiederà conto a qualcuno. Infine veramente sorprendente come si porti invece come testimonianza credibile una signora, segretaria di Michelangelo dal 2003, per notizie su un documento che porta la data del 1998".  

"I documenti presentati come testamenti olografi non sono stati scritti da mio nipote - afferma Carlo Rimondi -questo è l’unico dato certo in questa triste vicenda. Cosa sia successo, il perché e chi sia stata la mente o l’artefice di tutte queste carte non lo so e spero che i famosi RIS lo scoprano. Io so per certo che qualcuno oggi, in virtù di questa robaccia, insiste a dire che il nostro patrimonio di famiglia debba andare tutto alla Chiesa Cattolica. Spero che Papa Francesco ricordi a qualcuno la via della moderazione e della sobrietà, se non francescana, almeno cristiana".

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