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Venerdì, 19 Aprile 2024
Cronaca

Esami di italiano per stranieri pilotati: smantellata organizzazione

Consentiva agli stranieri di superare il test dietro pagamento, al fine di ottenere il permesso di soggiorno. Oltre 6.000 gli immigrati coinvolti

La Polizia, su delega della Procura della Repubblica di Modena, sta procedendo all’esecuzione dell’ordinanza cautelare in carcere nei confronti di un cittadino italiano e degli arresti domiciliari per altre quattro persone - due italiani, un marocchino e un tunisino - accusati a vario titolo dei reati di corruzione, falsità ideologica, truffa, contraffazione di documenti necessari al fine di determinare il rilascio di carta di soggiorno per lungo periodo ed indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato. Lo riferisce Modena Today.

L'indagine Squadra Mobile, nella quale risultano indagate altre 25 persone, ha fatto luce su un sistema che faceva capo a un Centro di Formazione Linguistico, accreditato presso l’Università per Stranieri di Perugia, che si occupa degli esami che permettono il rilascio dell’attestato di conoscenza della lingua italiana CELI di livello A2, uno dei requisiti per l'ottenimento del permesso di soggiorno di lungo periodo, al pari della residenza italiana da almeno 5 anni e della certificazione di un reddito minimo.

Esame superato, ma non sapevano l'italiano

Gli agenti addetti alla ricezione delle pratiche per i permessi di soggiorno si sono accorti che diversi immigrati esibivano la certificazione CELI ma non erano in grado di comprendere e parlare la lingua italiana, notando che tra gli stranieri circolava un volantino pubblicitario per gli esami di lingua, con riportati alcuni contatti telefonici che sono immediatamente finiti sotto intercettazione da parte della Mobile. Questo ha consentito di risalire all'agenzia e di risalire al sistema messo in piedi dai responsabili, marito e moglie di 41 e 47 anni.

L'uomo in carcere e la moglie ai domiciliari

Gli esami erano dunque falsati, in modo da garantire la promozione di tutti gli stranieri partecipanti. Nelle tre sessioni d'esame monitorate in provincia di Modena tra luglio e novembre 2018 è emerso che ai candidati venivano fornite direttamente le risposte alle domande, cosa che valeva anche per la parte orale del test, che gli esaminandi conoscevano in anticipo.

Nel corso dell'indagine è emerso poi che alcuni cittadini stranieri hanno sostenuto l'esame presso un phone center di Modena (di proprietà di uno degli arrestati), un luogo ovviamente non idoneo, per poi far figurare la sessione d'esame in un altro comune, dove invece i test si svolgevano solitamente presso le sale congressi degli hotel. Queste facilitazioni avevano ovviamente un prezzo, da cui è derivata l'accusa di corruzione: per poter superare la prova ogni straniero pagava tra i 450 e i 700 euro rigorosamente in contanti, a fronte di un costo di iscrizione standard per il CELI che è di soli 35 euro.

Anche grazie a telecamere nascoste installate nelle sedi d'esame, gli investigatori della Questura hanno contattato l'Ateneo perugino e hanno organizzato a novembre una sostituzione dei fascicoli d'esame il giorno stesso della prova: il risultato è stata la bocciatura di tutti i candidati. La stessa operazione è stata condotta in altre sedi d'esame e in più sessioni, comportando la promozione di appena 34 esaminandi sui 700 che si erano presentati. Le prove monitorate dalla Squadra Mobile si sono svolte in larga parte del territorio nazionale: Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Trentino Alto Adige, Toscana e Lazio.

VIDEO| La truffa ripresa dalle telecamere

La Polizia ha stimato il coinvolgimento negli ultimi due anni di circa 6.000 stranieri, ora in possesso di un titolo falso. A questa cifra fa da contraltare il guadagno illecito della società veneta, che ammonterebbe a circa 2 milioni di euro. I coniugi veneti, titolari di diverse cooperative e strutture alberghiere nel nordest, reimpiegavano questo denaro in uno stile di vita lussuoso. Il 41enne era per altro già stato indagato per fatti analoghi nel 2017 dalla Procura di Padova. Come detto, ai domiciliari sono finiti anche due stranieri residenti a Modena e Carpi, un marocchino di 59 anni e un tunisino di 45, che erano i "reclutatori" locali, al pari di una 49enne residente nel piacentino che svolgeva il ruolo di esaminatrice come dipendente (in nero) di Diffusion World Srl.

 

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