Cronaca

Violenza sugli animali: è allarme esche avvelenate

Cresce il fenomeno delle "esche avvelenate" in Emilia Romagna: animali domestici e selvatici vengono regolarmente eliminati. Buone notizie invece per i lupi: 80 capi abitano da 10 anni il nostro Appennino

I Consiglieri Regionali Sel-Verdi, Gabriella Meo e il Capogruppo Gian Guido Naldi, chiedono una legge regionale che contenga multe serie e subito incassabili (da 500 a 3.000 euro), in aggiunta a quelle nazionali, piuttosto che il percorso penale. La legge quadro 157/1992 vieta l’utilizzo di questi “strumenti di morte” che invece sta diventando allarmante, sia nei centri urbani, che nelle campagne o nei boschi. Non è quantificabile il numero di animali selvatici eliminati con le esche, con conseguente riduzione delle specie rare o in estinzione, ma sono migliaia quelli domestici. La proposta di legge chiede dunque all’Emilia Romagna la bonifica dei territori, affidando al veterinario, in caso di avvelenamento, il compito di individuare la struttura sanitaria, le analisi di laboratorio e la lista delle sostanze velenose da sottoporre a vendita controllata.

LE TECNICHE DI SOPPRESSIONE. Spesso i bocconi contengono veleni non degradabili: i resti degli animali uccisi diventano cibo per rapaci e carnivori che muoiono a loro volta. Molti vengono invece uccisi in modo “ufficiale”: cadono a causa del controllo dei randagi o dei predatori, anche dove vige il divieto di caccia o nelle riserve, in occasione dei ripopolamenti della fauna cacciabile e nel periodo riproduttivo primaverile, per impedire la predazione dei piccoli. Vengono riferiti anche inconcepibili episodi di guerra tra cercatori di tartufi: si uccide il cane del rivale per “segnare” il territorio migliore.

Il LUPO DELL’APPENNINO. Buone notizie sul fronte dei "Canidi". Un ricerca decennale, questa volta della Provincia di Bologna, dimostra che il lupo è stabile da 10 anni sull'appennino Bolognese. Si smentisce la credenza che gli animali sulle nostre montagne siano “erratici'. L'analisi sulle predazioni e sul Dna delle feci riconducono oggi a 11-14 gruppi fissi, circa 80 esemplari, stabili anche sulle colline.
 

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